Una partita commovente, un altro verdetto crudele

Fa male. Malissimo. E non riusciamo a trattenere le lacrime. Perché il Mondiale della Svizzera è finito. Ed è finito in modo tanto commovente, quanto crudele. All'Argentina, dopo quello del 2014, è servito un altro supplementare per avere la meglio degli elvetici e regalarsi la semifinale. Al Kansas City Stadium è finita 3-1, ma per un attimo l'impresa è parsa possibile. Persino di più. Sì, a un certo punto il vento è cambiato, soffiando forte dietro alla nostra Nazionale. Un episodio folle, ahinoi, ha però cambiato nuovamente l'inerzia della sfida. Un gesto che, probabilmente, attenuerà - nella memoria collettiva - il palo colpito da Blerim Dzemaili a San Paolo. Un gesto che, a conti fatti, ci ha condannato.
È stata una partita indimenticabile. Un crescendo di emozioni, speranza, paura. Tremendo. Come il colpo di testa di Mac Allister che dopo appena 10 minuti ci ha fatto vacillare. Confusi, nonostante un'Argentina tra il prudente e lo svogliato, siamo rientrati negli spogliatoi con un solo sussulto. Per certi versi una profezia. Al 32', infatti, Embolo ha sprecato l'unica occasione importante, presentandosi in modo scomposto e irruente di fronte al Dibu.
Una profezia, dicevamo. Da un lato perché ha dimostrato alla Svizzera che, sì, maledizione, fare male ai campioni del mondo era possibile. Dall'altro in quanto ha suggerito la luna storta del centravanti rossocrociato. Ma ci arriveremo. Prima è doveroso sottolineare l'avvio di secondo tempo degli uomini di Murat Yakin. Che finalmente ci hanno creduto, eccome se lo hanno fatto. Una, due, tre chance interessanti, con Ndoye che progressivamente è salito in cattedra. Sino al meritato pareggio, firmato dall'esterno vodese al 67' dopo un suggerimento geniale di Rodriguez. Il Kansas City Stadium, traboccante di euforia argentina, si è ammutolito, mentre a esultare era l'encomiabile e unico spicchio elvetico. Indimenticabile, appunto.
Chi non si scorderà mai questo quarto di finale, però, è anche Embolo. L'attaccante della Nazionale, trascorsi appena due minuti dal pareggio, si è macchiato di una sciocchezza assurda. Una simulazione a cui l'arbitro Pinheiro ha inizialmente abboccato, ammonendo Paredes, per poi tuttavia essere richiamato dal VAR. Precedentemente ammonito, e dunque potenzialmente meritevole di cartellino rosso, Embolo ha combinato la frittata. L'espulsione si è materializzata davvero, per altro senza fare una grinza, regolamento alla mano. E ciò al netto delle veementi proteste dei giocatori e della panchina rossocrociata, sicuri dell'ennesimo favore arbitrale all'Argentina.
In inferiorità numerica, ecco quindi la Svizzera in versione libro Cuore. Con tanti protagonisti stremati e per i quali la sostituzione è stata ineluttabile. Fuori Ndoye, Sow, Rieder, Rodriguez, Zakaria, dentro Amdouni, Widmer, Muheim, Jashari e Cömert. Un'altra Svizzera, la stessa Svizzera. Che, stoica, non ha mollato un centimetro, malgrado Messi - dopo 70 minuti al passo - ha deciso di entrare in partita.
Dopo quello con la Colombia, ecco quindi un altro tempo supplementare. Per credere all'impossibile. Per provare a spingere il match sino ai rigori, dentro una battaglia di nervi e tensione. Tutti aspettavano Messi, che ci ha fatto tremare. Già. Dal nulla, e dopo aver corso per un ossesso 113', ha invece preso vita il prodigio di Julian Alvarez. Un arcobaleno. Una poesia per l'Argentina. L'ultimo verso, terribile, per la nazionale svizzera, trafitta all'ultimo respiro pure da Lautaro Martinez. E così fa male. Malissimo.
Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!


