Calcio

Un'altra grande notte europea a Lugano, la prima si chiuse a suon di cazzotti

Il Ticino torna a ospitare una competizione continentale di primo piano, con la Stella Rossa attesa all’AIL Arena - Tutto iniziò il 18 settembre 1968, quando Cornaredo visse il match di Coppa delle Coppe tra i bianconeri e il Barcellona - Accorsero in 15mila e al fischio finale il terreno di gioco si trasformò in un ring
Contrasti e gioco sporco caratterizzarono il prestigioso match disputato a Cornaredo 58 anni fa. © Keystone
Massimo Solari
14.10.2026 06:00

«UooOhooooooo!». L’inno della Conference League è pronto a risuonare all’AIL Arena. E Lugano, di riflesso, a riaccendere i riflettori su una competizione europea di primo piano. Il 18 settembre 1968, quando tutto iniziò, la musica era invece un’altra. «Presta servizio la Civica Filarmonica cittadina. Inni nazionali all’inizio». Citiamo dal tabellino di Lugano-Barcellona, andata del primo turno – o se preferite dei sedicesimi di finale – della Coppa delle Coppe targata UEFA.

La sfida contro i catalani ha marcato indelebilmente club e tifosi. Per eccezionalità e prestigio. E, in tal senso, ci aggrappiamo alla presentazione che Giornale del Popolo e Il Dovere riservarono alla partita: «Oggi il Lugano, lo si voglia ammettere o no, disputerà un incontro “storico”, considerato come capitolo della storia del sodalizio. Perché per la prima volta una squadra ticinese partecipa a una competizione continentale di questa importanza e perché l’avversario è il Barcellona. Partite così, appunto, segnano una data memorabile (“ti ricordi, quella partita con gli spagnoli quel settembre del 1968?”...) per un sodalizio». E ancora: «Gran pavese stasera a Cornaredo per il più importante e appassionante avvenimento calcistico della storia ticinese con i bianconeri di Maurer in campo a contrastare la blasonata ed esperta squadra iberica di Salvador Artigas, per il primo “round” della Coppa delle Coppe, manifestazione che da qualche anno a questa parte sta emulando, per interesse, attrattiva e puro valore tecnico, la Coppa dei Campioni». Al concetto di «round» arriveremo.

Il Barça? «Attori della pedata»

L’appuntamento, effettivamente, calamitò una folla incredibile. Già, perché gli spettatori furono 15.000. Una bolgia carica di aspettative e adrenalina. Ma quanto avvenne in campo, anche se le versioni divergono parzialmente, si rivelò tutto fuorché all’altezza. Da un lato il risultato, un risicato e scialbo 1-0 a favore dei blaugrana, premiati da una «saetta da 35 metri, un tiro difficilissimo, carico di effetto» di Fernandez. Dall’altro gli episodi controversi che lastricarono partita e post-partita. Il Corriere del Ticino la toccò piano: «Indegno spettacolo calcistico a Cornaredo. All’insegna dell’intimidazione». «Si faccia pure un processo al gioco, ma i bianconeri sono da assolvere» completò il GdP. Insomma, sul banco degli imputati finì soprattutto il Barcellona.

Alla prova dei fatti quello che doveva essere il più distinto spettacolo sportivo del Cantone invece di una partita di calcio si è tramutato in una specie di festival dei calcioni
Corriere del Ticino dell'epoca

«A Cornaredo - leggiamo ancora dal CdT - nessuno ha tenuto fede alle promesse sulle quali legittimamente si poteva contare. Alla prova dei fatti quello che doveva essere il più distinto spettacolo sportivo del Cantone invece di una partita di calcio si è tramutato in una specie di festival dei calcioni. (...) Abbiamo visto questo Barcellona: una squadra di mestieranti, attori della pedata, intenzionati dal primo minuto a “inchiodare” l’avversario con l’intimidazione». «Atom-Otto» Luttrop, stella bianconera, finì, suo malgrado, per essere il bersaglio privilegiato dei giocatori iberici. Sino a una reazione «sproporzionata, da condannare, certamente, ma pur sempre una reazione che ha creato poi le premesse per un crescendo spagnolo di scorrettezze sempre più gravi». Le cronache dell’epoca narrano di provocazioni e colpi proibiti. Di una «corrida». «Sul piano calcistico undici tori senza corna, con le zampe però sempre pronte a colpire». «Siete stati voi a praticare il gioco duro» dichiarò da parte sua Luisito Suarez, presente in tribuna, rivolgendosi all’allenatore del Barcellona. Fragile in termini di «esperienza psicologica», il Lugano si fece preferire per gioco e occasioni create, sbattendo due volte contro il palo. «I bianconeri meritavano di vincere anche per 2 a 0 o 3 a 1. Hanno avuto, si dica quel che si vuole, sfortuna» la sintesi del Giornale del Popolo.

Quegli spettatori «incivili»

Sin qui la trama incendiaria del match. Il peggio, tuttavia, si consumò al triplice fischio finale. E a uscirne a pezzi fu altresì l’immagine del pubblico bianconero. La Gazzetta Ticinese parlò, né più, né meno, di «comportamento incivile». Per poi abbondare nel racconto dei fattacci: «Al fischio di chiusura dell’arbitro francese Machin, i giocatori delle due parti e un nutrito drappello di esagitati hanno inscenato un vero e proprio parapiglia che le forze dell’ordine sono riuscite a sedare dopo parecchi minuti». Tradotto, e ci riferiamo al medesimo quotidiano, «si è passati alla zuffa a suon di cazzotti». Questo, invece, il resoconto della coda infuocata dell’incontro che venne fornita dal Corriere del Ticino: «Alcuni spettatori, per sfogare la propria delusione, non trovano altra soluzione che quella di unirsi a una moltitudine di vocianti ragazzini che invadono il campo alla fine della partita e inscenano un’indegna gazzarra davanti alla tribuna principale: lì il nervosismo serpeggia fra i giocatori; qualcuno, anzi, perde decisamente le staffe. Colta al volo fra un gruppetto di curiosi: “Abbiamo pagato per vedere una partita e non abbiamo visto niente: speriamo almeno di assistere a un bell’incontro di pugilato...”».

Mario Prosperi è l'unico bianconero che non ha riportato contusioni
Giornale del Popolo dell'epoca

Eccolo il ring ed eccolo il «round» dai quali uscirono malconci diversi giocatori del Lugano. Su tutti, Vincenzo Brenna. «(...) il portiere Sadurní e il numero 5 Gallego - ricostruì il GdP - si sono avventati su Brenna colpendolo. In infermeria al numero 7 bianconero è stata riscontrata una “amnesia retrograda di notevole entità”. Brenna, causa un pugno ricevuto e un successivo calcio, ha perso la memoria per circa un’ora e in uno stato sub-commozionale è stato poi trasportato a domicilio». A quanto pare, il solo Prosperi non riportò contusioni. Mestizia e pragmatismo, invece, accompagnarono le considerazioni conclusive pubblicate sull’edizione del Corriere datata 19 settembre 1968: «Il medico sociale bianconero ed i massaggiatori han lavorato quanto i giocatori, con prestazioni supplementari nel dopo-partita, quando negli spogliatoi si son dovute curare le tante botte ricevute. Questo l’amaro risultato della Coppa delle Coppe. Ma forse un risultato positivo c’è. Anche noi, a Lugano, abbiamo lo Stadio dei Centomila (franchi). E nemmeno ci vien voglia di finire con un bel: olé, che poteva fare un certo effetto!». La gara di ritorno? Il Barcellona s’impose per 3-0, spingendosi sino alla finale, poi persa contro lo Slovan Bratislava.

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