L'analisi

Giochi svizzeri del 2038: dopo Milano Cortina, chi potrebbe strofinarsi le mani?

L’edizione appena conclusa, la prima declinata su molteplici siti, ha esaltato l’immagine, indebolendo però lo spirito olimpico tra gli atleti - La candidatura «Switzerland 2038», spalmata addirittura su un intero territorio, prende nota: e a fare il grande affare potrebbe essere la Romandia
Il caos organizzato dello short track. ©AP/WU HAO
Massimo Solari
23.02.2026 20:01

Lo ammettiamo senza problemi: ci manca - eccome - la dose quotidiana di short track. Con le sue infinite declinazioni metriche, il suo sviluppo vibrante - al netto della forma scontata -, le sue piccole scorrettezze, capaci di mandare all’aria anche la tattica più fine, e dunque il suo caos organizzato. Difficile, appunto, accettarne l’astinenza. L’Ice Skating Arena di Milano, in questo senso, ha pulsato forse più di ogni altro luogo delle Olimpiadi invernali appena tramontate. Non da ultimo perché ha altresì ospitato le prove del pattinaggio di figura: sempre a nostro avviso, l’altro highlight dell’edizione 2026, complici un livello altissimo, la caduta della divinità Ilia Malinin, l’ascesa definitiva di Alysia Liu e - pure qui - la giusta quantità di intrighi e intrecci fra gli atleti in gara, coppie in primis ovviamente.

Sì, se lo sci alpino e l’hockey costituiscono delle discipline too big to fail, considerata la portata mediatica, e figuriamoci con le star NHL e la calamita Vonn, vi sono realtà che hanno colto la grande chance a cinque cerchi più di altre.

La sfida principale

È una questione di trama agonistica e di personaggi, dicevamo, ma anche di seguito. E seppur distante dodici anni, oltre che abbozzata su carta intestata come scenario possibile, la candidatura «Switzerland 2038» ha osservato e preso appunti. Appunti diffusi, considerata l’organizzazione decentralizzata voluta per la prima volta con Milano Cortina 2026 e - in caso di iter di successo - destinata ad abbracciare l’intero territorio elvetico. Appurata e sposata la chiave della sostenibilità ambientale, la sfida principale dei «nostri» Giochi invernali (e dei prossimi nelle Alpi francesi) chiama in causa lo spirito olimpico. E cioè l’esperienza - idealmente potentissima - generata dalla commistione di atleti, nazionalità, culture. Vite. Già, sparpagliare siti di competizione, gare e il rispettivo corollario di tifosi rischia infatti di sfumare - e parecchio - la magia. Lo hanno evidenziato diversi attori di queste Olimpiadi, non da ultimo il capo della missione rossocrociata Ralph Stöckli, facendo l’esempio di Bormio, riempita dalle sole prove di sci alpino e sci alpinismo e, di riflesso, svuotata di tanto entusiasmo condiviso. «Abbiamo già informato il CIO e chiederemo la reintroduzione della Medal Plaza per i Giochi del 2030 in Francia. Siamo convinti che sia nel migliore interesse degli atleti e permetterà loro di vivere le Olimpiadi in modo ancora più intenso». Intenso quanto il valore delle immagini di Milano Cortina 2026, esaltate con droni e tecnologie avanzate a favore del telespettatore, non degli appassionati in loco e dei loro beniamini.

Ginevra e Losanna ridono

La sensazione, riallacciandoci a «Switzerland 2038», è che molto passerà dalle diverse città coinvolte, dalla loro capacità di giocare maggiormente con i Giochi rispetto a quanto appena accaduto in Italia. Sulla qualità dei trasporti, da un cluster all’altro, è sin d’ora possibile scommettere. E però basterà per accendere Lugano, scelta per accogliere alcune partite della fase a gironi dell’hockey femminile? Stesso discorso per Zugo. E, in fondo, non sarà semplice «fondere» pure le grigionesi Lenzerheide - casa del biathlon - e St. Moritz (freestyle, snowboard, bob, slittino, skeleton).

Cartina alla mano, il grande affare potrebbe quindi farlo la Romandia. Poco importa l’assenza di partite di hockey su ghiaccio, in un primo momento ritenuta un piccolo affronto. E ciò al di là della decisione di condensare - a differenza di Cortina e Bormio - le gare dello sci alpino a Crans-Montana. Anche solo alla luce della marea «orange» che ha travolto Milano per lo short track e il pattinaggio di velocità, come pure dell’incantesimo trasversale prodotto dal pattinaggio artistico, Losanna e Ginevra (che ospiterà anche i fedelissimi e gli pseudo esperti del curling) si strofinano già le mani.

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