Hockey

In attesa delle ticinesi è arrivata l'ora dei play-in

A partire da questa sera Rapperswil, Zugo, Berna e Bienne si giocano gli ultimi due pass per i playoff – I sangallesi vogliono continuare a sorprendere, mentre i Tori si affidano al solito Genoni – Per Orsi e Seeländer non c'è margine d'errore in un derby che si preannuncia molto equilibrato
©KEYSTONE/URS FLUEELER
12.03.2026 06:00

Per i prossimi sette giorni l’hockey svizzero avrà occhi solo per loro: Rapperswil, Zugo, Berna e Bienne, ovvero le squadre a cui non sono bastati 52 turni per acchiappare un posto tra le prime sei e che a partire da questa sera cercheranno di strappare gli ultimi due pass per i playoff tramite la via secondaria dei play-in. Quei play-in che in Ticino eravamo ormai abituati a vivere da molto vicino, ma che quest’anno – purtroppo o per fortuna, a dipendenza dei punti di vista – saranno orfani di Lugano e Ambrì Piotta.

Dopo tre anni consecutivi in cui la lega è sempre intervenuta per limare e perfezionare la formula, questa volta il formato è rimasto identico all’ultima stagione: settima e ottava della regular season –Rapperswil e Zugo – si affrontano in una sfida di andata e ritorno, con le reti che si sommano e con l’overtime previsto nella seconda partita in caso di pareggio complessivo. La vincente volerà ai quarti di finale, mentre la perdente andrà a giocarsi l’ultimo slot contro chi prevarrà nella sfida tra la nona e la decima, che mette in scena un derby bernese.

Due percorsi inversi

Avranno dunque due frecce al proprio arco Rapperswil e Zugo, due squadre partite a settembre con ambizioni opposte, ma ritrovatesi a lottare per il medesimo obiettivo. Un traguardo, quello raggiunto dai sangallesi, che va oltre le aspettative. La scelta di cambiare poco o nulla nella rosa dopo l’eliminazione subita lo scorso anno nella prima fase dei play-in per mano dell’Ambrì Piotta, lasciava infatti presagire una stagione più complicata, ma così non è stato. Anzi, la squadra di Johan Lundskog è stata capace di lottare per lunghi tratti per un posto tra le prime sei: solo alcuni blackout prolungati – come le sette sconfitte consecutive tra ottobre e novembre, o la sola vittoria in sette partite a fine gennaio – non hanno permesso ai Lakers di acciuffare un piazzamento più prestigioso.

Situazione opposta in casa Zugo, che ha invece patito il cambio di guida tecnica dopo i sette anni targati Dan Tangnes. I Tori non hanno mai trovato il ritmo per issarsi nelle posizioni di vertice, non riuscendo mai a centrare un filotto di tre successi consecutivi in stagione. Rivelatasi sbagliata la scelta di puntare sull’inesperto Michael Liniger come successore del norvegese, il ds Reto Kläy ha provato a riportare in carreggiata una macchina che sbandava affidandone la guida a Benoît Groulx. La situazione, già difficile in ottica playoff diretti, non è però cambiata più di tanto e lo Zugo ha finito per chiudere alle spalle dei Lakers. Sei i punti di ritardo, frutto dei soli due racimolati nelle ultime tre partite di regular season, contro gli otto dei sangallesi (due dei quali conquistati nello scontro diretto di cinque giorni fa).

I precedenti stagionali sorridono al Rapperswil, vittorioso in tre sfide su quattro, che avrà pure la possibilità di giocare la partita di ritorno, e quindi l’eventuale overtime, tra le mura amiche. Ciò nonostante, l’arsenale a disposizione dello Zugo sembrerebbe avere qualcosa in più. A partire dalla porta, dove c’è sempre quel Leonardo Genoni capace di diventare intrattabile quando comincia a fiutare l’odore dei playoff.

Berna non ancora al top

Se la prima serie mette di fronte, per motivi diversi, due sorprese, la sfida tra Berna e Bienne era sicuramente più facilmente prevedibile. Gli Orsi arrivavano sì dal terzo posto conquistato lo scorso anno, ma sin da subito si era avuta la percezione che si trattasse di un traguardo giunto troppo presto per una squadra ancora in cerca di tornare con costanza al vertice, e che era stato oltremodo trainata dalle straordinarie prestazioni di Austin Czarnik e Waltteri Merelä. Una sensazione che ha trovato conferma in questa stagione: perso lo statunitense in direzione Losanna, il finlandese non è riuscito a ripetersi, complice anche un infortunio che lo ha tenuto fuori per un mese, e la squadra si è così ritrovata priva di leader in fase realizzativa. Con 118 reti segnate, il Berna ha avuto il terzo peggior attacco dietro solo ad Ajoie e Kloten, e il suo top scorer Victor Ejdsell è penultimo fra i caschi gialli in termini di punti (29).

Sarà sfida tra i portieri

A tenere in piedi la baracca nella capitale è così stata la difesa, sorretta anche dal portiere Adam Reideborn, ancora incostante, ma alla miglior stagione in Svizzera (91,9% di parate, 2,41 gol subiti a partita). I numeri dello svedese sono persino migliori di quelli del suo dirimpettaio biennese Harri Säteri (89,7%, 2,88 gol subiti a partita), reduce per contro dal suo peggiore anno alla Tissot Arena, seppur in crescita col passare dei mesi. Il finlandese è sempre stato uno dei punti fermi della sua squadra, e se dovesse tornare ai suoi livelli proprio nel momento clou della stagione, risulterebbe sicuramente uno degli elementi determinanti.

In regular season i precedenti parlano a favore del Berna, vittorioso in tre occasioni, ma l’ultima sfida di fine febbraio – l’unica che ha visto affrontarsi in panchina Heinz Ehlers e Christian Dubé – è andata a quest’ultimo. Insomma, anche in questo caso tutto è aperto, ma il Berna ha in passato spesso dimostrato di saper trovare il guizzo giusto nella post-season e, nelle due precedenti apparizioni alla serie intermedia, è sempre riuscito a prendere l’ascensore e salire ai playoff. Certo, in quei casi si trattava ancora del vecchio formato di pre-playoff «best of 3», mentre adesso l’impresa sarà più ardua e richiederà un ulteriore sforzo in caso di successo nel derby. E, qualunque sia l’avversario nel secondo step, sarà tutt’altro che una passeggiata.

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