Ma il primo avversario è un altro

L’Elbphilharmonie di Amburgo è un edificio splendido. Unico nel suo genere, con una base dal sapore antico - un vecchio magazzino di mattoni rossi - e una parte superiore in vetro dai tratti futuristici. Lì dentro, in quella che alcuni definiscono una grande onda, e altri una vela issata, Euro 2024 ha preso ufficialmente forma. Rubando per un attimo la scena alle orchestre e gli artisti più famosi del panorama mondiale. Anche la Nazionale svizzera, una volta svelati i nomi delle sue avversarie, ha iniziato a sognare. A immaginare una sua sinfonia. Se possibile, un’opera di almeno quattro movimenti, o - perché no - magari anche di più, come quella inscenata in occasione dell’ultima rassegna continentale. L’urna tedesca, del resto, si è rivelata tutto sommato benevola. Regalando ai rossocrociati avversari che invitano a lasciar correre la mente. Persino sexy, al netto dei rumori di sottofondo che hanno inavvertitamente contraddistinto il sorteggio di sabato sera. Sull’asse Colonia-Francoforte, la Svizzera si misurerà con l’Ungheria, una nobile dal glorioso passato. Con la Tartan Army scozzese, da sempre sinonimo di orgoglio e combattività. E poi con lei, la Germania. Proprio il Paese che accoglierà la manifestazione a braccia aperte. E che al pari della Spagna, l’ha conquistata per più volte nella storia.
Scorrendo i nomi, suggerivamo, il primo pensiero è stato istintivo. Di pancia. «Contro queste tre ce la giochiamo». Già, ce la giochiamo. Peccato che a far seguito a questa sensazione, nella nostra mente, siano subito stati i ricordi e le immagini degli ultimi mesi. Una sorta di film dell’orrore elvetico, indelebile, riaffiorato con lo scopo di riportarci immediatamente con i piedi per terra. No, contro queste tre non ce la giochiamo. Non questa Svizzera, che ha chiuso le sue qualificazioni senza riuscire a venire a capo di squadre come la Romania, il Kosovo, Israele e la modesta Bielorussia. Persino gli amici andorrani, al Tourbillon così come a La Vella, ci avevano fatto penare. Lo ribadiamo: la squadra appena descritta non avrebbe alcuna chance - ci aggrappiamo al condizionale - di uscire indenne da un gruppo di questa caratura. Perché se è vero che la Mannschaft non necessita di presentazioni, non va altresì ridimensionato il cammino proposto da Scozia e Ungheria. Loro sì, brillanti nell’ambito delle qualificazioni.
In Germania, dunque, il primo avversario della Svizzera sarà la Svizzera stessa. La selezione di Murat Yakin, confermato al timone di una nave che da tempo imbarca acqua, avrà poco più di sei mesi per ritrovarsi. Per riguardare le eroiche gesta che avevano contraddistinto l’ultima avventura continentale, e tracciare uno splendido arco di redenzione, in grado di far ricredere un ambiente scettico e sfiduciato. Il compito, va da sé, si preannuncia complicato. Anzi, complicatissimo. Anche perché da qui all’esordio contro i magiari, di fatto, i rossocrociati avranno a disposizione la miseria di un paio di amichevoli primaverili e il ritiro a ridosso del torneo. Poco o nulla, in un contesto simile. La reazione, quella vera, dovrà insomma avere origine altrove. Dall’interno piuttosto che attraverso il lavoro sul campo. Tutti, dal ct all’ultimo convocato, dovranno guardarsi dentro e trovare il modo di rialzarsi. Di ricordare - in primis a sé stessi - che la Svizzera non è la controfigura balbettante vista all’opera in questo 2023. E, lo auspichiamo, neppure quella malmenata dal Portogallo negli ottavi di finale del Mondiale qatariota. Questa Nazionale ha già dimostrato di poter essere molto di più. Di saper regalare sogni, eseguendo sinfonie impeccabili, prive di stonature. Il palcoscenico tedesco - il campo, mica l’Elbphilharmonie - sarà splendido e prestigioso. Vediamo di onorarlo.


