A Melbourne sorge l'alba di una nuova era

L’inizio di ogni Mondiale di Formula 1 porta con sé una fisiologica dose di incertezza, ma mai come quest’anno il circus si presenta sulla griglia di partenza avvolto dalle incognite. E non tanto perché, partendo tutti da un foglio bianco, saltano i riferimenti sui valori in campo delle scorse stagioni, e diventa più difficile fare previsioni, ma soprattutto perché con il nuovo regolamento, che ha debuttato ufficialmente nella notte di venerdì, nelle prove libere del Gran Premio d’Australia, la Formula 1 si è tuffata in una nuova era. Nelle tre sessioni di test tra fine gennaio e il mese di febbraio le nuove monoposto hanno già percorso diverse centinaia di chilometri, e le prime indicazioni hanno fatto capolino. Ma a prendersi la scena sono state soprattutto le criticità emerse da questa generazione di macchine. I dubbi sono stati amplificati dalle esternazioni di alcuni piloti, che hanno criticato senza mezzi termini la bontà del nuovo progetto, bollando le vetture come «Formula E sotto steroidi» (Max Verstappen) e snaturate a tal punto «da potere essere guidate anche da un cuoco» (Fernando Alonso).
A far storcere il naso ad addetti ai lavori e appassionati è in particolare l’incapacità delle batterie di alimentare a sufficienza il motore elettrico da 350 kW. Un fatto che ha spinto piloti ed ingegneri a cercare e trovare contromisure - come quella di alzare il piede decine di metri prima della frenata o di usare una parte dell’energia del motore termico per ricaricare la batteria - che comportano però un consistente calo di velocità a fine rettilineo. Abituiamoci allora, anche in qualifica, a vedere macchine perdere velocità ben prima di affrontare la frenata, anziché entrare in curva a massima potenza. Come accadde nel 2014 all’alba dell’era ibrida servirà del tempo per metabolizzare il cambiamento, lo stesso tempo che la Federazione si è presa prima di valutare se apportare alcuni aggiustamenti.
Le gerarchie
Incognite tecniche, dunque, ma anche sportive. Anche se, perlomeno per quanto riguarda il ruolo di favorito, sembrerebbero essercene meno: tutti infatti concordano che spetti alla Mercedes, e ciò da prima ancora che le macchine posassero il muso sull’asfalto. Troppo forte, infatti, è la convinzione che gli ingegneri di Brixworth siano riusciti meglio di chiunque altro a interpretare i dettami sulle nuove power unit - arrivando a forzare i limiti del regolamento - e le conferme, intuite già nei test in Bahrein, si sono puntualmente avverate nel venerdì australiano. Soprattutto nel pomeriggio, quando Antonelli e Russell hanno svelato le proprie carte e hanno sorpreso la concorrenza con una simulazione di passo gara senza rivali.
Qualche nube in più aleggia sugli immediati inseguitori delle Frecce d’argento, anche se pure in questo caso non sono da aspettarsi grossi stravolgimenti. Ci saranno dunque i soliti noti, a partire dalla McLaren: abituato a essere preda nell’ultima stagione e mezza, il team inglese si ritroverà nel ruolo di cacciatore. Una situazione che non spaventa però il nuovo numero 1 sulla griglia Norris, il quale ha fatto sapere di puntare forte sulla capacità di Woking di sviluppare la macchina e portare aggiornamenti efficienti durante la stagione. Un altro dei grandi fattori determinanti quest’anno come non mai. Nel frattempo, col miglior tempo ottenuto nelle seconde prove libere, Piastri ha dimostrato che la Papaya ha tutti i crismi per inserirsi nelle posizioni di vertici.
Il potenziale della SF-24
E lo stesso vale per la Ferrari, capace di monopolizzare le prime due posizioni con Leclerc e Hamilton nella sessione di prova mattutina. A Maranello non ci si vuole sbilanciare, consci che troppe volte negli ultimi anni le alte aspettative di inizio stagione non sono poi state rispettate, ma le parole e gli atteggiamenti positivi del sette volte campione del mondo - desideroso di riscattarsi dopo un primo anno in rosso da dimenticare - lasciano presagire che la SF-24 sia davvero un progetto valido.
E la Red Bull? La scuderia anglo-austriaca si presenta in Australia con un motore interamente prodotto e sviluppato in casa propria, in collaborazione con Ford. Un propulsore che, in sede di test, si è rivelato affidabile ben oltre le aspettative. La sensazione diffusa tra i rivali è che, più di tutti, a Milton Keynes abbiano evitato di mostrare il vero volto, e che ci sia ancora parecchio potenziale inespresso. Verstappen proverà come al solito a metterci una pezza, se necessario, e ci sono pochi dubbi che il pilota più vincente della scorsa era riuscirà a ripetersi anche con la nuova generazione di vetture. Al suo fianco, la novità è Hadjar, giunto dai «cugini» della Racing Bulls al posto di Tsunoda dopo un sorprendente anno da rookie. Il francese avrà il difficile compito di non finire nel tritacarne dell’olandese, come, inesorabilmente, è successo a tutti i suoi predecessori.

