Sci alpino

Due discese mitiche orfane di campioni ma non di regine

I Giochi si accendono con la libera maschile (domani a Bormio) e quella femminile (domenica a Cortina) - Nessun atleta al via sulla mitica Stelvio si è mai messo al collo una medaglia olimpica nella disciplina - Situazione opposta sull’Olympia delle Tofane, con gli ori già colti da Vonn, Goggia e dalla svizzera Suter
La pista Stelvio di Bormio. ©KEYSTONE/MICHAEL BUHOLZER
Alex Isenburg
07.02.2026 06:00

Le Olimpiadi partono a tutta velocità con le emozioni che solo la discesa libera, la disciplina regina dello sci alpino, sa regalare. Ed è una gara, questa, che nelle edizioni più recenti - fatta eccezione per Pyeongchang 2018 - è stata sinonimo di grandi gioie per la Svizzera: dallo splendido e sorprendente successo di Didier Défago a Vancouver 2010, passando per l’oro condiviso da Dominique Gisin con Tina Maze, in quel di Sochi. Quattro anni or sono, infine, è giunta addirittura una storica doppietta siglata dalla coppia Beat Feuz e Corinne Suter.

C’erano Feuz, Clarey e Mayer

Come tradizione vuole, ad aprire il programma è la discesa maschile, che negli ultimi anni si è tramutata nel territorio di caccia preferito per gli atleti elvetici, capaci di sfornare ben quattro degli ultimi sei campioni del mondo della disciplina. Due di loro, Marco Odermatt e Franjo von Allmen, compongono – assieme ad Alexis Monney e Stefan Rogentin – il quartetto svizzero al via domani. La concorrenza si annuncia agguerrita ma (dato curioso) tra tutti i partecipanti - e a meno di un impiego a sorpresa dell’italiano Christof Innerhofer -, nessuno ha mai conquistato una medaglia olimpica nella disciplina. E per giunta, chi è salito sull’ultimo podio a cinque cerchi non è più in attività, siccome nel giro di pochi mesi – tra dicembre 2022 e marzo 2023 – Feuz, Clarey e Mayer hanno annunciato il loro ritiro dalle competizioni.

Non mancano, tuttavia, svariate indicazioni per provare a stilare una classifica dei favoriti per la gara. Al di là dei risultati – spesso poco rappresentativi – emersi dagli allenamenti, in soccorso giungono l’attuale stagione di Coppa del Mondo e gli innumerevoli precedenti sulla mitica Stelvio. In questo senso, le maggiori attenzioni sono rivolte su Odermatt. È vero, il nidvaldese – pur sfiorando due volte il successo - non ha mai trionfato a Bormio in discesa libera (mentre ci è riuscito già due volte in superG, nel 2022 e 2023), ma al tempo stesso negli ultimi tre anni ha sempre conquistato il globo della specialità e pure quest’anno – vincendo la metà delle gare, tre su sei – ha confermato di essere il migliore.

Ma rimane il giardino di Paris

Gli unici in grado di battere Odermatt in stagione sono stati il connazionale, e campione iridato, von Allmen – vittorioso in Val Gardena e nell’ultimo appuntamento pre-olimpico tenutosi a Crans Montana – e Giovanni Franzoni (che ha privato Odi del suo primo sigillo sulla Streif di Kitzbühel). Vi è pure un altro italiano da osservare in maniera particolare, ossia quel Dominik Paris in grado di trionfare addirittura in sei circostanze (è un record) su questo tracciato prestigioso, affascinante e tra i più tecnici dell’intero Circo Bianco. Una pista in cui gli «uomini jet» raggiungono dei picchi di velocità attorno ai 140 km/h e dopo vari passaggi insidiosi – soprattutto la curva Carcentina, una diagonale in contropendenza – si trovano di fronte al muro di San Pietro e a un salto – o un vero e proprio volo - di 40 e passa metri.

Quello di Bormio è un pendio esigente, tanto che – pure nel recente passato – ha generato non poche polemiche a causa della sua pericolosità. La neve - rispetto a quella ghiacciata di quando si corre solitamente, a fine dicembre – sarà più morbida, mentre la luminosità del tracciato sarà maggiore. E chissà che le differenti condizioni non possano andare a beneficio di mister X. Tra gli osservati speciali – oltre allo svizzero Monney, bronzo iridato e vincitore dell’ultima prova disputata proprio sulla Stelvio in CdM – vi sono Vincent Kriechmayr e Ryan Cochran-Siegle. In carriera, però, l’austriaco ha sinora brillato ai Mondiali piuttosto che ai Giochi (dove è ancora a secco di medaglie), mentre lo statunitense cercherà di riportare il suo Paese sul gradino più alto del podio in discesa dopo l’exploit di Tommy Moe a Lillehammer 1994.

Senza Lara, con Lindsey

Domenica, poi, a Cortina d’Ampezzo sarà la volta delle donne e lo scenario è di fatto in contrapposizione a quello del settore maschile. Ad affrontare la prova vi saranno infatti le grandi protagoniste che hanno già caratterizzato le ultime edizioni olimpiche nella disciplina regina. Tra loro, ahinoi, non figura Lara Gut-Behrami (bronzo a Sochi nel 2014), a causa del noto infortunio occorsole in un allenamento novembrino a Copper Mountain. Ed è un tema – quello dello stato di salute delle atlete in gara – che purtroppo coinvolge i volti più noti della pura velocità al femminile.

Partiamo, naturalmente, dall’eterna Lindsey Vonn, l’ultima in ordine di tempo ad essersi infortunata ma che, stoicamente, prenderà comunque parte alla gara. Sull’americana, campionessa olimpica in discesa nel 2010 e bronzo a Pyeongchang 2018, gravano i dubbi legati alla rottura del legamento crociato anteriore del suo ginocchio sinistro. Altrimenti, la favorita indiscussa sarebbe stata lei, che – nonostante l’età – in stagione è sempre finita sul podio (delle cinque gare disputate ne ha pure vinte un paio) e che vanta il record di successi (sei, collezionati tra il 2008 e il 2018) sulla maestosa Olympia delle Tofane. Oggi, intanto, Vonn ha preso parte all’allenamento senza apparenti problemi.

Questione di feeling

Due sciatrici di punta (e «di casa»), che hanno malauguratamente avuto a che fare con seri infortuni, sono poi Sofia Goggia e Federica Brignone. Tra le grandi attese, la bergamasca – seppur, in discesa, ancora a secco di vittorie in stagione - è probabilmente la favorita, in virtù pure della sua affinità con l’iconica pista situata al centro delle Dolomiti (dove ha trionfato a quattro riprese in CdM). Di più: al collo si è messa l’oro a Pyeongchang e l’argento a Pechino 2022. Brignone, dal canto suo, è reduce da una corsa contro il tempo per provare a recuperare dalle fratture multiple patite ai Campionati italiani di aprile.

E la campionessa olimpica in carica? Beh, anche Corinne Suter condivide il medesimo destino delle sue colleghe, poiché – in seguito a vari problemi fisici - è tornata alle competizioni dai primi giorni di gennaio. La svittese – che sarà affiancata dalle altre svizzere Malorie Blanc, Janine Schmitt e Jasmine Flury - si era laureata campionessa del mondo nel 2021 proprio nella località veneta. In diverse, quindi, potrebbero approfittare di una gara che si annuncia apertissima, basti pensare alla coppia tedesca formata da Aicher e Weidle-Winkelmann, alle austriache Hütter-Puchner, o ancora alla norvegese Lie e l’americana Wiles. Infine, due nomi a sorpresa da grandi appuntamenti: Ester Ledecka e Ilka Stuhec.

In questo articolo:
Correlati