Marco Odermatt, un gigante sbocciato dieci anni fa

Rosa Khutor, 19 febbraio 2014: Swiss-Ski riconosce di avere un problema - e bello grosso - nel gigante maschile. L’oro conquistato da Carlo Janka a Vancouver 2010 è oramai un ricordo lontano. Lontanissimo. Ai Giochi di Sochi, in effetti, non si va oltre il tredicesimo posto dello stesso «Iceman». Zero, invece, i podi in Coppa del Mondo.
Rosa Khutor, 3 marzo 2016: Marco Odermatt, 18 anni, conquista l’oro in gigante ai Mondiali juniores disputati sulla pista olimpica. È la prima, pesante medaglia di una carriera poi destinata all’egemonia. L’esordio in CdM, tra le porte larghe e sulle nevi di St. Moritz, si consumerà due settimane più tardi, con il ventiduesimo tempo finale.
Bormio, 14 febbraio 2026: «Odi» si presenta al cancelletto da campione olimpico in carica, forte di quattro globi di cristallo consecutivi nella specialità e di tre prove su sette vinte in stagione. Dubbi ed enorme pressione, tuttavia, non mancano. Se un argento e un bronzo nella stessa edizione dei Giochi profumano d’impresa per ogni atleta, nel caso di Odermatt provocano sentimenti contrastanti. Da un lato lo sgomento, considerata la convinzione con cui il fenomeno rossocrociato ambiva alla gloria sia in discesa, sia in superG. Soprattutto in discesa. Dall’altro l’ardore, con cui dimostrarsi una volta ancora il più forte di tutti, vestendosi d’oro come Franjo von Allmen. Riprendendosi la scena, anche.
«Non ho nulla da perdere»
A spingere Odermatt, sull’inconsueto tracciato della Stelvio, non sarà in ogni caso lo spirito di rivalsa nei confronti dell’amico e compagno di squadra. No, è l’ambizione dei mostri sacri ad alimentare la nostra punta di diamante. A maggior ragione, appunto, dopo due controprestazioni, totali o parziali, e un argento che in combinata luccica un pochino meno. «In realtà ho passato una settimana fantastica, sono arrivato 4., 2. e 3.» prova a spiegare il 28.enne, riferendosi ai risultati in discesa, combinata e superG. «Odi», però, sa benissimo che non ha senso celare il rovescio della medaglia: «Delle simili prestazioni, in Coppa del Mondo, mi farebbero guadagnare molti punti, ma alle Olimpiadi contano solo le medaglie. In particolare quelle d’oro. E, sì, in questo senso ciò che ho dimostrato non è stato sufficiente».
Odermatt, suggerivamo, è favorito. Per statistiche e spessore. La concorrenza, tuttavia, è davvero importante. C’è il connazionale Loïc Meillard (due giganti vinti in stagione), certo, come pure il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen, l’austriaco Marco Schwarz - chiamato a risollevare un team sull’orlo della depressione - e i sempre temibili norvegesi. L’oro di Pechino 2022 maneggia così aspettative e insidie: «Non ho più nulla da perdere. Sono l’unico a partire con due medaglie e l’unico ad avere già vinto un gigante olimpico. Ma ciò che conta, adesso, è l’oro di Milano Cortina 2026. Posso dare il massimo e penso di poter correre molti rischi».
Se «La Bomba» provoca
E a proposito di rischi e possibili capolavori. In caso di successo, Odermatt si concederebbe l’inaudito, come solo un altro sciatore nella storia a cinque cerchi. Salendo sul gradino più alto del podio sia a Calgary 1988 - con tanto di diretta di Sanremo interrotta per trasmettere la seconda manche -, sia ad Albertville 1992, Alberto Tomba rimane l’unico a essere stato in grado di trionfare consecutivamente in due giganti olimpici.
Il 18 dicembre scorso, imponendosi nella libera sulla Saslong, Odermatt aveva eguagliato proprio le 50 vittorie di Tomba in Coppa del Mondo. Per poi portarsi a quota 53 grazie alle firme sul gigante di Adelboden, la discesa di Wengen e il superG di Kitzbühel. Raggiunto dal Blick per commentare il traguardo condiviso, «La Bomba» azzurra non aveva tuttavia perso l’occasione per pungolare l’asso svizzero. «Senza dubbio, Odermatt è insieme a Stenmark, Maier, Hirscher e a me stesso l’atleta più eccezionale nella storia della Coppa del Mondo. Ma i rivali più agguerriti di Marco si sono eliminati da soli a causa di gravi cadute: parlo di Cyprien Sarrazin e Aleksander Aamodt Kilde». E ancora, dimenticandosi dei 30 anni di Schwarz: «I suoi più diretti concorrenti austriaci hanno ormai 35 anni, o anche più. Odermatt, dunque, dovrebbe sfruttare al meglio il tempo che ha ancora a disposizione, a patto che non venga messo troppo sotto pressione dalla concorrenza». Provocazione o profezia?
Bormio, 14 febbraio 2026: Marco Odermatt cercherà di riscrivere la storia, dieci anni dopo essere sbocciato in gigante ai Mondiali juniores. Ah, quasi dimenticavamo: quell’oro giunse a tre giorni dal bronzo in superG.



