Tennis

Il ritorno di Djokovic: «Ho ritrovato l'equilibrio, ma voglio uno Slam»

Sugli spalti a omaggiare l'ultimo match in carriera di San Wawrinka c’era anche Nole, di nuovo protagonista in riva al Reno: «Sfidare la nuova generazione è un grande stimolo»
©KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS
28.10.2026 06:00

Martedì sera, in un angolo della St. Jakobshalle, c’era anche Novak Djokovic a seguire Stan Wawrinka. Nel pomeriggio lo aveva annunciato in conferenza stampa («cercherò di essere presente questa sera, almeno per un po’, per seguire la sua partita e rendergli omaggio»). Guardava l’uomo che lo ha battuto in due finali Slam, al Roland Garros nel 2015 e agli US Open nel 2016. Con lui, racconta, ha sempre avuto un ottimo rapporto anche fuori dal campo. Più dei tre Slam vinti e del suo magico rovescio, di Stan oggi lo colpiscono gli ultimi anni di carriera, quelli in cui si è ritrovato anche ad andare a giocare nei Challenger, pur di continuare a competere. «Dimostra la sua umiltà, la sua modestia, il suo spirito combattivo» e soprattutto, ha aggiunto «il suo amore per questo sport».

Quindici anni fa

A Basilea i due si erano incrociati nel 2009. Djokovic era alla sua prima apparizione agli Swiss Indoors, aveva 22 anni e un Australian Open in bacheca. Nei quarti rimontò proprio Wawrinka, poi in semifinale annullò tre match point a Radek Stepanek. In finale batté Federer, interrompendone la serie di tre titoli consecutivi nel torneo di casa. L’anno successivo Roger si prese la rivincita, sempre in finale, mentre nel 2011, alla terza partecipazione consecutiva, il serbo si fermò in semifinale contro Kei Nishikori. Non prima però di avere dato spettacolo, come quando al primo turno si presentò in campo con una maschera di Halloween. Era il numero uno al mondo, e reduce da tre Slam stagionali.

Quella rimane la sua ultima apparizione a Basilea. Poi più nulla. Dopo il 2011, nella settimana degli Swiss Indoors, tra la tournée asiatica e il Masters 1000 di Parigi, Nole ha generalmente preferito fermarsi. Questa volta un cambio di programma lo ha riportato alla St. Jakobshalle. Il cemento indoor, ha spiegato, può aiutarlo: dopo i problemi fisici degli ultimi due anni e con i 39 anni che si fanno sentire, giocare al riparo dal caldo dovrebbe consentirgli di risparmiare energie, e di performare meglio.

Il fisico e gli Slam

La carta d’identità non fa sconti, del resto, e Djokovic deve fare i conti con un fisico che non sempre risponde come vorrebbe. Cosa che lo ha costretto a una stagione di alti e bassi, non impedendogli tuttavia di raggiungere la finale agli Australian Open, la semifinale a Wimbledon e, poche settimane fa, di tornare a vincere un torneo a Pechino, conquistando il 102. titolo della carriera. «Negli ultimi dodici mesi il mio obiettivo principale è stato soprattutto quello di ritrovare buone sensazioni in campo, perché ho avuto parecchie difficoltà sotto questo aspetto. Ora, però, la situazione sta migliorando. Qualcuno potrebbe dire che, considerando i miei abituali standard, una finale in Australia e una semifinale a Wimbledon non siano sufficienti. Ma devo essere consapevole della fase della carriera in cui mi trovo e riconoscente per risultati di questo livello».

La gloria e la famiglia

Non significa, però, che il serbo abbia ridimensionato le proprie ambizioni, anzi. «Non è un segreto che siano soprattutto i tornei del Grande Slam a motivarmi. Voglio vincerne un altro. Anzi, non si tratta soltanto di provarci: sto lottando per riuscirci». Djokovic ha però imparato a scegliere quando e dove giocare. «Ho modificato il calendario perché sento il bisogno di trovare un equilibrio tra il tennis e gli altri aspetti della mia vita, a cominciare dai miei figli e da mia moglie. Voglio essere più presente. Non voglio più perdermi occasioni e momenti importanti, come mi è successo per gran parte degli anni trascorsi nel circuito».

Sfide generazionali

Il tennis, insomma, continua a occupare una parte importante delle sue giornate, ma non più tutto il suo tempo. Quando decide di scendere in campo, le intenzioni non sono comunque cambiate. A Basilea, dove oggi esordisce contro Ugo Humbert, può conquistare il titolo numero 103 ed eguagliare Federer. Ci sono poi in palio anche i punti che lo avvicinerebbero a qualificarsi alle ATP Finals di Torino (al momento è undicesimo nella Race). Ma c’è anche il confronto con una generazione di giocatori che hanno quindici anni, e in qualche caso persino venti, meno di lui. «È uno degli aspetti che continuano a motivarmi: capire fino a che punto posso competere con loro. Di certo, però, non ho intenzione di rendere loro la vita facile. Le vittorie contro di me dovranno guadagnarsele». CT

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