Il sole del Marocco per i carburanti sintetici svizzeri: il grande salto di Synhelion

Dalla «pazza idea» nata al Politecnico federale di Zurigo al deserto marocchino il passo, adesso, è breve. Synhelion, società fondata nel 2016 da Philipp Furler e Gianluca Ambrosetti sulla scia degli studi del professor Aldo Steinfeld, con sede a Lugano e uffici a Zurigo, ha annunciato oggi la firma di una dichiarazione d'intenti con il governo del Marocco per lo sviluppo di un impianto commerciale di grandi dimensioni destinato alla produzione di carburanti sintetici rinnovabili.
Il progetto sorgerà nella provincia di Tan-Tan, nel sud del Paese, nella regione di Guelmim-Oued Noun. La capacità prevista è di 100.000 tonnellate di carburante all'anno: un ordine di grandezza che non ha nulla a che vedere con le sperimentazioni degli anni scorsi. E non si tratta soltanto di intenzioni sulla carta: Synhelion ha già riservato il terreno destinato all'impianto e ha costituito una succursale locale, Synhelion Morocco, che ha ottenuto lo status di Casablanca Finance City, il polo finanziario e degli investimenti internazionali del Regno.
Chi ha firmato
L'accordo è stato siglato con il Ministero dell'industria e del commercio, il Ministero della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile, il Ministero degli investimenti, della convergenza e della valutazione delle politiche pubbliche, oltre che con l'Agenzia marocchina per la promozione degli investimenti e delle esportazioni (AMDIE).
«Questa dichiarazione d'intenti sottolinea la volontà del Marocco di attrarre investimenti capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo industriale», ha dichiarato Karim Zidane, ministro degli Investimenti. «Facendo leva sul grande potenziale di energie rinnovabili della regione di Guelmim-Oued Noun, il progetto può contribuire a creare nuove catene del valore, aprire opportunità economiche locali e rafforzare la posizione del Regno come polo competitivo per l'industria verde».
Dal canto suo Gianluca Ambrosetti, co-CEO e cofondatore, parla di un cambio di fase: «Le eccellenti risorse rinnovabili del Marocco e una strategia industriale chiara rendono il Paese un luogo ideale per scalare la nostra tecnologia. Con la dichiarazione d'intenti firmata, il terreno riservato e la nostra filiale sul posto passiamo dalla fase di valutazione a quella di sviluppo concreto del progetto. Ci avviciniamo così al nostro primo grande impianto commerciale nella regione».
Perché il Marocco
La scelta non è casuale e risponde a una logica che Ambrosetti aveva già illustrato in passato al Corriere del Ticino: il solare a concentrazione ha senso economico solo dove l'irraggiamento è elevatissimo. Né il Ticino né il Vallese, pur essendo tra le regioni più soleggiate della Svizzera, reggono il confronto. La distanza tra luogo di produzione e luogo di consumo, del resto, non è un ostacolo: il prodotto intermedio (il syncrude) viaggia bene e viene poi raffinato in impianti convenzionali.
Il funzionamento, semplificando, è questo: centinaia di specchi concentrano i raggi solari su una torre dove un ricevitore supera i 1.200 gradi. Quel calore alimenta una reazione termochimica che, insieme a biogas ricavato da scarti agricoli, produce syngas, una miscela di idrogeno e monossido di carbonio, trasformato poi in cherosene, diesel e benzina. Sono carburanti drop-in: sostituiscono quelli fossili senza modifiche a motori o infrastrutture, e secondo l'azienda riducono le emissioni nette di CO2 fino al 100%.
La strada percorsa finora
Il progetto marocchino è il tassello più ambizioso di un percorso che ha già superato più di una prova. Nel giugno 2024 Synhelion ha inaugurato a Jülich, in Germania – nel triangolo tra Aquisgrana, Düsseldorf e Colonia, terra un tempo dominata dal carbone – l'impianto DAWN, il primo al mondo su scala industriale per la produzione di carburanti solari. Alcune migliaia di litri all'anno: poca cosa in termini di volumi, moltissimo come dimostrazione tecnologica. Il cuore del sistema è un accumulatore termico ad alta temperatura sviluppato con l'Empa, che consente di produrre anche di notte.
Da lì sono arrivate le prime applicazioni reali. Swiss è stata fra le prime compagnie aeree al mondo a integrare carburante solare nelle proprie operazioni di volo. E sul Lago dei Quattro Cantoni il battello a vapore Gallia, ultracentenario, è stato alimentato con combustibile solare in una prima mondiale, con la società di navigazione SGV che ha poi firmato un accordo di fornitura quinquennale.
Il passo successivo è il progetto RISE in Spagna, primo impianto commerciale, atteso verso il 2027. Il Marocco si inserisce in questa traiettoria come la prima grande unità industriale vera e propria.
La partita dei costi (e della geopolitica)
L'obiettivo dichiarato resta quello di scendere, dal 2033, a un costo di produzione di un franco/euro/dollaro al litro, con una capacità di un milione di tonnellate all'anno. «Investendo le somme giuste, un domani avremo carburanti sostenibili a un euro al litro», aveva anticipato Ambrosetti al CdT.
C'è poi un secondo argomento, che negli ultimi anni ha guadagnato peso quanto quello climatico: l'indipendenza energetica. In un contesto segnato dalle tensioni sulle rotte di approvvigionamento e dalla volatilità del prezzo del jet fuel, poter produrre carburante localmente, a partire da sole e scarti agricoli, significa ridurre l'esposizione a shock esterni. È l'argomento che Synhelion mette in prima fila accanto alla decarbonizzazione, e che spiega perché governi e compagnie aeree seguano il dossier con attenzione crescente.
Restano, naturalmente, le incognite di sempre: una dichiarazione d'intenti non è una decisione d'investimento, i capitali necessari sono ingenti e i tempi dell'industria pesante sono lunghi. Ma il passo, tornando al Marocco, è definito: un terreno, una società locale, quattro interlocutori istituzionali e una cifra, 100.000 tonnellate, che segna la distanza percorsa dai tetti di Zurigo al Sahara.
