Scienza

Vedere il cambiamento climatico con i nostri occhi

Google Earth ha lanciato la funzione Timelapse per osservare le trasformazioni del nostro pianeta negli ultimi 40 anni
Michele Castiglioni
22.08.2022 20:00

Laghi che scompaiono, terreno che collassa, condizioni ambientali che cambiano radicalmente, condizionando in modo diretto la vita di quelle comunità umane che vivono a stretto contatto con il permafrost. Ma c’è dell’altro: con quest'ultimo che si sta sciogliendo in modo sempre più evidente in molte delle zone «fredde» del mondo (Siberia, Alaska, Scandinavia, Canada) in seguito all’incremento delle temperature, infatti, cominciano ad emergere con sempre maggiore frequenza reperti archeologici e paleontologici; resti di antiche specie estinte intrappolati per millenni nel ghiaccio, ma anche resti di antichi gruppi umani anch’essi vittime del clima. Tant’è vero che sembra esserci un consistente interesse, ad esempio, per i resti di mammut che affiorano in siberia, visto che tra essi c’è anche parecchio avorio che fa gola ai cercatori.

Sempre riguardo al cambiamento climatico, è degli scorsi giorni, per fare un esempio di casa nostra, la notizia che un passo alpino al confine tra Vaud e Vallese, il Tsanfleuron, è riemerso dal ghiaccio sotto il quale stava «intrappolato» da un paio di millenni, mentre si moltiplicano le notizie di smottamenti di grandi dimensioni che stanno avvenendo in molte regioni fredde, come quella già molto nota vicino a Batagai in Russia chiamata «La porta dell’inferno» .

C’è, poi, chi teme scenari anche peggiori del «semplice» scioglimento dei ghiacci con conseguenti sconvolgimenti dovuti ad innalzamento dei mari e scomparsa di terre emerse: si parla di grandi quantità di gas finora prigioniere in sacche sigillate «geologicamente» nel terreno, liberate nell’atmosfera con conseguente aggravamento dell’effetto serra, per arrivare fino alla ricomparsa di antichi virus rimasti sepolti fino ad oggi, per i quali non avremmo le necessarie difese immunitarie. E il resto, in quest'ultimo caso, alla luce degli ultimi due anni è facile da immaginare. Secondo i risultati di una serie di ricerche pubblicati negli scorsi mesi da Nature, circa il 70% delle infrastrutture esistenti nella zona del Permafrost- case, strade, etc. - è a rischio entro il 2050, e la situazione peggiorerà con l'aggravarsi della crisi climatica, causando il collasso di intere comunità e popolazioni che fanno affidamento su quelle infrastrutture.

Il cambiamento in timelapse

Un modo interessante per rendersi conto direttamente di quanto sta avvenendo è consultare la nuova funzione «Timelapse» di Google Earth, grazie alla quale è possibile vedere in modo dettagliato l’evolvere di alcune regioni del mondo grazie ai dati satellitari raccolti dal 1984. Si può così dare un’occhiata alle dinamiche dello sviluppo urbano, dell’agricoltura o delle reti di trasporti in varie parti del mondo; ma se vogliamo dare un peso a questo tipo di esperienza virtuale, ciò che dà più da pensare è sicuramente l’osservazione diretta delle evidentissime trasformazioni subite dagli ambienti naturali ad opera dell’uomo, deforestazione e cambiamento climatico in testa.

Il ritiro del ghiacciaio Columbia in Alaska, dal 1990 ad oggi.

In altre parole, se è sicuramente interessante scoprire la crescita abnorme dell’espansione urbana di Doha, ad esempio, in realtà la funzione Timelapse consente una dolorosa presa di coscienza dei cambiamenti, quando non del decadimento, di moltissime regioni naturali ed è questa la parte più scioccante, oltre che altamente educativa. Basta fare un giretto nelle regioni artiche e dare un’occhiata alla regressione di ghiacciai e zone di nevi perenni per farsi un’idea - inquietante - di cosa sta succedendo. Al netto di obiezioni che, con lo scorrere del tempo appaiono sempre più faziose, quando non strumentali.

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