«Abbiamo fatto brillare Locarno, ma ora vogliamo voltare pagina»

Per oltre mezzo secolo la gioielleria Camorali in via Trevani a Locarno è stata un riferimento per i momenti speciali di molte famiglie. Oggi, però, per le due sorelle titolari Angela e Paola è il momento di scrivere un nuovo capitolo: a fine anno la saracinesca sarà abbassata per sempre. «Forse riusciremo a restare ancora alcune settimane nel 2027, ma la decisione è presa. Andremo in pensione», raccontano emozionate al Corriere del Ticino.
Ne è passato di tempo, da quando il loro padre, Giovanni, decise di rilevare il negozio di Mario Mosca-Balma a due passi da piazza Grande: cinquantasei anni. Era, infatti, il 1970. «Mi mancheranno le chiacchiere», afferma Paola, che descrive la decisione di chiudere come ambivalente: «Da una parte, l’idea di congedarsi in maniera definitiva dagli impegni quotidiani dettati dal lavoro può essere intrigante, ma dall’altra dispiace che non ci sia continuità. I miei figli hanno scelto altre strade, com’è giusto che sia. So che avvertirò l’assenza del contatto con la clientela».

Intanto, Angela sta servendo una signora accompagnata dal fratello: con grande maestria, maneggia i suoi anelli, verificandone la fattura con una piccola lente d’ingrandimento e il diametro, tramite un apposito strumento a forma conica. Uno dei preziosi finisce in una bustina, destinato alla lucidatura. «Non avevamo idea del fatto che quest’attività fosse destinata a concludersi», dicono i due clienti dopo aver appreso la notizia. «Peccato dover dire addio a queste vetrine, facevano parte dello scenario del centro città», evidenzia ancora lui. Una volta usciti, l’esperta gemmologa lascia la sua postazione dietro il bancone. «Siamo cresciute qui», dice. Sulla questione, anche lei è in sintonia con la sorella minore: «Alcuni frequentatori li vedevamo spesso e negli anni e si è creata una certa complicità».
«Volevo la mia indipendenza»
E pensare che, per la 69.enne, all’inizio questo percorso non era nelle sue corde: «Volevo dimostrare la mia indipendenza e così sono stata impiegata in un ufficio a Zurigo. Un paio di anni dopo, tuttavia, papà mi chiese se fossi interessata a entrare nella ditta. Accettai e dal 1980 fino al momento della sua scomparsa dopo una malattia, nel 1993, abbiamo mandato avanti la bottega tutti insieme».
Paola - di sette anni più giovane di Angela e che ne ha seguito professionalmente le orme - tornando alla figura paterna, spiega come questa sia stata fondamentale pure per coltivare i rapporti con visitatori provenienti dalle valli più discoste, territori che lui amava tanto: «Abbiamo venduto le fedi matrimoniali ai genitori, poi i regali per le nascite, le comunioni, i matrimoni dei figli. Legami che sono durati decenni. Ci siamo sempre rivolti ai residenti, dal momento che non siamo sotto i frequentatissimi portici di piazza Grande. Certo, i forestieri sono sempre stati un’aggiunta gradita, ma non il nostro mercato principale. Anche se, grazie al fatto che siamo nate nella Svizzera tedesca e parliamo varie lingue e sappiamo rivolgerci con naturalezza ai turisti».
Sfida sempre più complessa
Da un lustro, la maggiore delle due è in pensione, nonostante abbia continuato comunque a lavorare. «Da quel momento, abbiamo iniziato a riflettere sul futuro. Io non ho figli e quelli di mia sorella sono impegnati in altri ambiti, dunque non c’era continuità. Oggi è difficile trovare un successore. Serve molto impegno, capitali importanti e il commercio non è più quello di una volta. La rete e le aziende che vendono orologi o gioielli rendono la sfida più complessa».
Una famiglia dalla Germania
Riguardo alla possibilità di evitare la chiusura, entrambe sottolineano di averci pensato. «Ma è molto difficile in questo ramo e non vorremmo che qualcuno stravolgesse questo luogo. Preferiamo essere ricordate per ciò che siamo state».
Angela, nel frattempo, rammenta all’improvviso una famiglia tedesca che l’estate scorsa - in un momento in cui Paola era assente - si era mostrata interessata a rilevare il loro commercio: «Cercavano una prospettiva per la figlia. Ma all’epoca non avevamo ancora deciso nulla sul destino di questo luogo e la cosa si era fermata lì. Non li abbiamo più ricontattati. Forse torneranno, o forse hanno trovato altro. Chissà?». Certo è che la Città di Locarno, in un certo senso, dopo 56 anni si prepara a brillare un po’ meno.



