La proposta

A Locarno una sala giochi per la «Generazione Zeta»

Nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Locarno-Riazzino nasce uno spazio colorato e inclusivo dove giovani e famiglie riscoprono il piacere di incontrarsi e svolgere numerose attività insieme
Atmosfera rilassata alla sala giochi GZ: divanetti, aree lounge e tavoli da biliardo con grafiche metropolitane
Jona Mantovan
05.07.2026 10:00

«Il gioco è la forma più alta di ricerca». La frase attribuita ad Albert Einstein è una sintesi efficace di ciò che il gioco rappresenta nello sviluppo umano. Numerosi studi pedagogici confermano che il gioco – competitivo o collaborativo, fisico o digitale – stimola capacità cognitive, sociali ed emotive. Favorisce la concentrazione, la gestione delle emozioni, la creatività, la capacità di risolvere problemi e, soprattutto, la relazione con gli altri. È in questa cornice che si inserisce la nascita della sala giochi «GZ», che sta ad indicare, appunto, la «Generazione Zeta» come suo pubblico di riferimento. Uno spazio appena aperto a due passi dalla stazione ferroviaria di Locarno-Riazzino. Appena attraversata la strada, in uno stabile dal caratteristico color lilla, il luogo sorprende già dall’ingresso: una breve scalinata dai toni neutri, quasi spenti, introduce a un ambiente che si apre all’improvviso in un’esplosione di luci, colori e attività.

Un progetto giovane

La GZ è il frutto dell’iniziativa di Andrea Pagano, 21enne, che racconta al Corriere del Ticino di aver lavorato per mesi alla progettazione del locale. «Ho iniziato immaginando come strutturarlo, quale metodo adottare e se potesse funzionare qui in Ticino», spiega il giovanissimo neoimprenditore. «A un certo punto mi sono convinto che fosse il momento di provarci davvero». L’inaugurazione del 10 aprile ha segnato l’inizio di un flusso costante di visitatori: studenti, giovani, gruppi di amici, ma anche famiglie incuriosite. La sala offre biliardi, calcetti, freccette, tirapugni e diverse postazioni PlayStation, il tutto in un ambiente moderno, luminoso, decorato con geometrie vivaci e dettagli che richiamano l’estetica urbana. Il rapido giro offerto dal «padrone di casa» rivela ragazzi e ragazze impegnati nelle partite. Altri osservano, altri ancora chiacchierano. Un ambiente vivo, dove il gioco diventa un pretesto per stare insieme.

«Ho scelto di aprirla perché oggi spazi così sono rari, mentre un tempo erano molto diffusi. Mi piaceva l’idea di riportare un luogo di ritrovo per i giovani, uno spazio dove incontrarsi, socializzare e passare del tempo insieme», continua il nostro interlocutore, che guarda avanti: «Qui si possono organizzare eventi privati, come compleanni, oppure tornei di PlayStation, a FIFA e altri giochi, o attività su richiesta. Basta contattarmi e concordiamo tutto. Ho realizzato il progetto praticamente da solo, sia dal punto di vista economico sia da quello pratico. Ho ricevuto un aiuto dal fondo imprese del Cantone per la parte burocratica, ma per il resto ho gestito tutto personalmente. Prima lavoravo come impiegato di vendita per tre anni, poi come collaboratore. Ma a un certo punto ho sentito il bisogno di cambiare vita e creare qualcosa di mio. Così oggi sono qui con la GZ. Per il futuro vorrei adattare la sala alle richieste dei clienti, aggiungendo ciò che manca e migliorando l’esperienza. Mi piacerebbe ampliare la clientela, far conoscere sempre di più il locale e creare un ambiente frequentato da persone diverse, che trovino qui un punto di riferimento».

«Ideale anche per noi ragazze»

Tra le frequentatrici abituali c’è Tamara, 21.enne, di Bellinzona: «Sono qui quasi ogni weekend», racconta. «Mi piace l’ambiente, è accogliente e curato. Ci sentiamo sempre benvenute». La sua testimonianza tocca un punto importante: la percezione, spesso diffusa, che le sale giochi siano spazi prevalentemente maschili. «Anche se può sembrare un luogo più frequentato da ragazzi, noi ragazze ci sentiamo completamente a nostro agio, e questo rende l’esperienza ancora più piacevole», afferma. Le sue parole confermano una delle intenzioni dichiarate da Andrea: creare un ambiente sicuro, aperto e inclusivo, dove chiunque possa sentirsi a casa.

Nessun limite d’età

Generazione Zeta, dunque. È con questa espressione che si indica la coorte dei nati tra la fine degli anni Novanta e la prima metà degli anni Dieci del Duemila. È la prima generazione cresciuta interamente nell’era digitale, abituata fin dall’infanzia a smartphone, social network, videogiochi e connessioni costanti. Gli studi sociologici la descrivono come una generazione pragmatica, veloce nell’apprendimento, attenta all’autenticità e alla dimensione comunitaria. Si parla di «Zeta» perché, dopo le generazioni X e Y, la lettera Z identifica la generazione successiva, ribattezzata da molti anche con il termine «zoomers», dal programma impiegato per le teleconferenze e le lezioni a distanza durante la pandemia da Coronavirus all'inizio degli anni Venti del Duemila. Il nome scelto per la sala giochi GZ richiama proprio l'universo digitale, di connessione e di tecnologia di una generazione che non ha conosciuto reali strumentazioni analogiche: un luogo pensato per i giovani di oggi, ma aperto a tutti, dove il gioco diventa un linguaggio comune e un terreno di incontro tra diverse età e sensibilità. Una delle caratteristiche più originali della GZ è l’assenza di un limite d’età per giocare... ad esempio, a biliardo. Una scelta tutt’altro che scontata. «Di solito i minorenni non possono avvicinarsi ai tavoli», spiega Andrea. «Io invece volevo che tutti potessero provare, imparare, divertirsi. Il gioco deve essere un’opportunità, non un divieto».

Una decisione che piace ai più giovani, come Ryan, 15 anni, studente del Locarnese: «Qui posso giocare a biliardo senza problemi, e posso usare anche le PlayStation con gli amici. È diverso da casa: c’è più atmosfera, più gente, più divertimento». Ryan apprezza anche la possibilità di sfidare amici che magari non possiedono una console e sottolinea come i prezzi siano «ragionevoli», con tariffe pensate per permettere a tutti di partecipare. D'altronde, anche il logo della GZ, ben visibile all’ingresso e nelle comunicazioni, raffigura un personaggio stilizzato che regge un controller da gaming, con le lettere GZ integrate in un design dinamico dai toni blu e viola. Un’immagine immediata, che comunica energia, modernità e un forte legame con la cultura videoludica contemporanea. Un’identità che rappresenta i giovani di oggi, il loro modo di stare insieme e di vivere gli spazi di socialità. GZ. Un nome semplice, immediato, che rispecchia lo spirito del posto.

Un nuovo spazio per la socialità

In un periodo in cui molti giovani cercano luoghi sicuri e stimolanti dove incontrarsi, la GZ si propone come risposta concreta. Non solo una sala giochi, ma un ambiente pensato per favorire relazioni, competizione sana e momenti di svago condiviso.  «Volevo creare qualcosa in cui credere davvero», conclude Andrea. «E vedere la sala piena di ragazzi che si divertono mi conferma che la strada è quella giusta».  La Generazione Zeta, almeno qui, ha trovato un luogo dove il gioco torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un ponte tra le persone, un motore di crescita e un modo per scoprire il mondo – e sé stessi – attraverso il divertimento.

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