«Il giardino dedicato ai giovani che alla Città finora è mancato»

«Quando ero studentessa al liceo di Locarno, attraversavo spesso la Rotonda. L’ho sempre percepita come un passaggio rapido, alla stregua di una scorciatoia. Non come un luogo dove fermarsi», spiega al Corriere del Ticino Marina Pedrazzini, progettista e contitolare, insieme a Lukas Barkte, dello studio d’architettura autore di «Un giardino per la Città», progetto selezionato per il rilancio della superficie di oltre ottomila metri quadrati all’interno della rotatoria di piazza Castello. «Oggi, poter lavorare in questo importante comparto è un onore». Largo quindi a tanto verde (con 80 alberi in più a creare zone ombreggiate), zampilli, fontane e specchi d’acqua, aree per giocare e fare picnic, praticare yoga o assistere a concerti. Un posto per i giovani, «che finora mancava, ma in realtà dedicato a qualsiasi generazione». Dal grigio al paradiso in poco meno di tre decenni, insomma.
Infrastrutture e allacciamenti
Inoltre, una nuova serie di infrastrutture e allacciamenti permetterà di organizzare eventi in maniera più efficiente e rapida, non solo in estate. Montando facilmente palchi e coperture, nell’area centrale in calcestre di mille metri quadrati, sfruttando locali adibiti a deposito dei materiali.
A questo proposito, nel corso della conferenza stampa di presentazione, sono arrivati gli elogi dal Festival del film - rappresentato da Mattia De-Sassi, direttore del dipartimento operativo - che organizza la rassegna musicale in concomitanza con quella cinematografica: «Siamo orgogliosi di poter continuare a disporre di un posto così importante e sempre più pregiato, oltre che grati per l’impegno e l’attenzione messi nel suo sviluppo». La kermesse tra le sette note è a nome de La Mobiliare, che parteciperà ai costi di realizzazione con un contributo di mezzo milione sui 3,4 richiesti nel messaggio municipale, approvato già il 14 aprile dall’Esecutivo.

Cantiere chiuso nel 2028
Ora il Consiglio comunale dovrà votarlo e - se ogni cosa andrà secondo i piani - il cantiere si aprirà entro l’anno per concludersi in tempo per l’estate 2028, quando un chiosco sarà aggiunto come «tocco finale».
Questo trasformerà in realtà un sogno iniziato nel 2022, con l’acquisto dal Cantone dell’importante distesa, tramite un investimento di 300 mila franchi. Soddisfazione anche da parte del sindaco, Nicola Pini: «Concretizziamo ciò che sia la politica, attraverso atti parlamentari e proposte, sia la cittadinanza, tramite il processo partecipativo, ci ha chiesto con grande chiarezza. Non solo riqualifichiamo l’area, ma lo facciamo rispondendo alle aspettative della popolazione». È un progetto che nasce da un percorso lungo e che guarda a un arco temporale ampio, ricorda ancora il timoniere di Palazzo Marcacci, «perché si inserisce nell’evoluzione che dobbiamo affrontare nella gestione degli spazi pubblici: più vegetazione, più attenzione alle isole di calore, seguendo il principio di “ambiente spugna” per mitigare gli effetti delle isole di calore, e accorgimenti che permettano l’installazione temporanea di quanto serve allo svolgimento di manifestazioni».
Un «prato polivalente»
Le tappe intermedie riguarderanno l’adeguamento degli accessi - con l’abbassamento del pavimento di uno dei sottopassi, necessario per permettere l’ingresso dei mezzi di servizio, come furgoni e piccoli autocarri - più le misure di permeabilità; dopo l’estate 2027 si inizierà a mettere mano alla parte paesaggistica. Diventerà una sorta di «prato polivalente» con le già citate soluzioni tecniche «a disposizione anche di privati, associazioni culturali e ricreative», ribadisce il municipale Bruno Buzzini, titolare del Dicastero opere pubbliche.
Inizia la «Belle Époque»
«Fungerà da cerniera paesaggistica tra Largo Zorzi, piazza Grande e piazzetta Remo Rossi. In tutto, 50 mila metri quadrati oggetto di riqualifica dall’autunno 2027 con “La Nouvelle Belle Époque”. Ogni intervento si inserisce in una visione più ampia di rilancio e ricucitura delle varie porzioni del centro», conclude il nostro interlocutore.
In quel periodo, poi, dovrebbe iniziare a muoversi anche un altro importante piano di valenza cantonale: il Museo di storia naturale, con la conseguente apertura del monastero di Santa Caterina, unitamente al suo vasto polmone verde all’aperto.



