«Io, da pensionata giramondo, a voi giovani dico: viaggiate»

«Quando dal portone con una mano mi salutavi, non mi pareva vero che andavi così lontano. Però è giusto: con la tua buona volontà, anche con sacrificio, riuscirai a imparare una lingua oggi tanto necessaria. Qui noi stiamo bene. I soliti lavori: la vigna, la legna, il fieno e le bovine. Io sempre casa, chiesa e Coop». Seduta di fronte a noi, Liliana Pellanda Mattoni rilegge le parole che le aveva scritto la nonna Elvezia, dopo l’arrivo della nipote ad Amburgo nel gennaio del 1965. Parole che misurano la distanza, geografica ed esistenziale, tra il piccolo paese di Cavigliano (oggi frazione del Comune Terre di Pedemonte) e la metropoli tedesca, dove Liliana trascorre un anno destinato a rimanerle nel cuore. Sessant’anni dopo, Liliana ritrova quella corrispondenza - cinquantatré lettere scambiate con la famiglia e custodite in una scatola bianca sopra un armadio - e torna ad Amburgo, la città che l’aveva vista varcare la soglia della maggiore età, per festeggiare il suo ottantesimo compleanno. Quasi a chiudere un cerchio.
Liliana cresce tra i rumori della ferrovia, mentre osserva sua madre, la «Maria della stazione», accogliere i viaggiatori, smistare i pacchi e caricare sulle carrozze le mucche dirette agli alpeggi in Vallemaggia. Un microcosmo che, forse senza saperlo, le insegna già a guardare oltre, soprattutto dopo la morte del padre, avvenuta tre anni prima, che l’aveva molto segnata. «Un giorno arriva in paese la signora Dehncke, impiegata all’ufficio del lavoro di Amburgo. Fu lei a proporre di mandarmi in Germania, a esercitare un mestiere e imparare il tedesco. Ma con che spirito ha deciso mia mamma! Lasciare andare una figlia in una città con 7 milioni di abitanti, mentre in paese ne avevamo forse 300. È stata coraggiosa e lungimirante», racconta con commozione Liliana, districando nella memoria i fili della sua giovinezza.
Una nuova vita
Ospite della famiglia Neumann, che le garantisce un salario mensile di 165 marchi, Liliana scandisce le proprie giornate tra il lavoro domestico e le lezioni serali di tedesco. «Ho pelato patate per almeno trecento giorni. Per andare a scuola attraversavo una zona boscosa. Ricordo una sera: pioveva moltissimo e decisi di prendere l’autobus. Non riuscii però a premere il pulsante per la fermata e mi ritrovai al capolinea. Tornai a piedi sotto la pioggia. Quando arrivai a casa era ormai tardi e la porta era chiusa. Dovetti suonare il campanello e farmi aprire».
Nel tempo libero, il suo nuovo mondo è abitato dall’amico Gianni, dalle arie del Nabucco di Giuseppe Verdi e dai concerti di artisti internazionali, come Charles Aznavour. Il primo agosto arriva momento, per lei, significativo. «Fui invitata al Consolato svizzero, dove mi organizzarono una piccola festa – il 26 maggio avevo compiuto vent’anni – e mi regalarono un libro per ricordare quel passaggio importante», racconta Liliana mentre sfoglia un vecchio album di fotografie: il gruppo di amici svizzeri francesi, la gita sul battello, la bicicletta con cui andava a fare la spesa.
Alla scoperta dell’Europa
Frammenti di una quotidianità lontana, accanto ai ricordi più luminosi: la partita Germania-Italia, vissuta davanti a 71 mila spettatori, e i viaggi alla scoperta dell’Europa, da Berlino Est ad Amsterdam, Rotterdam, Bruxelles e infine Parigi. Alle tante scoperte fa da constrappunto la nostalgia di casa. Il 15 settembre scrive: «Carissima mamma, questa mattina ho ricevuto il pacco e ti ringrazio molto. Alle 17 ho mangiato un panino imbottito di salame. Pareva di essere a casa, com’era buono».
Rientrata in Ticino, Liliana costruisce una vita ricca di incontri e impegni: dopo nove anni in uno studio legale, si dedica al volontariato con il Telefono Amico, diventa assessore giurato, collabora come correttrice di bozze per l’«Eco di Locarno» e frequenta corsi di dizione per recitare a teatro.
Il ritorno, il pianto, la gioia
Tra il 2004 e il 2025 compie trentaquattro viaggi. Giordania, Oman e Lapponia: sono solo alcune delle mete visitate. Proprio ai giovani rivolge il suo invito: «andate a scoprire il mondo». Eppure, è proprio quell’anno in Germania a rimanerle impresso, tanto da riportarla, nel 2025, ad Amburgo per festeggiare il suo ottantesimo compleanno. «Quando ho rivisto i figli della famiglia Neumann ho pianto dalla gioia. Mi hanno sempre considerata come una figlia», racconta con la voce che si incrina appena.





