Il caso

«Al Papio non ci saranno altri licenziamenti»

Parla Albino Zgraggen, presidente del Consiglio di fondazione del Collegio di Ascona, sui tagli al personale dell’istituto – «Compiremo altre scelte per risparmiare, ma niente più riduzioni di organico, dopo le cinque persone nel settore dei servizi»
Una dolorosa correzione di rotta © CdT/Gabriele Putzu
Jona Mantovan
Red. LocarnoeJona Mantovan
18.06.2026 21:30

«No, non ci saranno altri licenziamenti», assicura Albino Zgraggen al Corriere del Ticino a proposito del tagli al personale nel prestigioso istituto di Ascona, il più antico del Ticino. D’altronde, era sempre lo stesso presidente del Consiglio di Fondazione ad aver lanciato un primo allarme nel dicembre dell’anno scorso: in un articolo pubblicato sempre su queste colonne, aveva confermato che da dieci anni l’ente è confrontato con un’erosione del numero di studenti. «Un calo che interessa soprattutto le medie, meno il liceo». Intanto, la deputata Lara Filippini ha presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato che chiede di fare chiarezza sulla «successione di crisi» del collegio, soprattutto in merito al «ruolo e alle responsabilità del Cantone», in seguito alla notizia, sempre di giovedì, del licenziamento di cinque persone dall’organico della scuola privata, diffusa dal portale Tio.ch. Si tratta di una prima quanto dolorosa «correzione» che risponde al calo di iscrizioni, passate da 350 a poco più di 200 nell’arco di un decennio? Da noi contattato, Zgraggen sottolinea come i posti colpiti dalla misura non vadano a toccare l’insegnamento, ma attività legate ai servizi e non tutti a tempo pieno.

«Dovremo compiere altre scelte per risparmiare dove possiamo, ma di sicuro non metteremo più mano al numero di impieghi. Abbiamo ereditato una situazione difficile, in particolare un disavanzo strutturale di diverse centinaia di migliaia di franchi che deve essere necessariamente corretto». Il quadro si presenta molto differente anche solo rispetto al 2021, quando era stata inaugurata la nuova struttura della mensa, costata nove milioni di franchi. «Il progetto risale al 2013. Era un’altra epoca, con un numero di allievi e una situazione economica ben differente. Nessuno poteva prevedere quanto è poi successo, tra cui anche lo scompiglio della pandemia».

Guardare al futuro

«Dobbiamo guardare al futuro, non pensare al passato. Al momento siamo concentrati sul ripristino della fiducia. Quella interna, da parte dei docenti, e quella del territorio. I primi segnali sono incoraggianti», afferma il nostro interlocutore. Anche se, all’orizzonte, è ancora in sospeso la nomina di chi prenderà il posto di Pablé: «Il processo è in corso. Abbiamo definito il profilo e individuato diversi candidati. L’obiettivo è arrivare a una decisione entro la fine dell’estate, in tempo per il nuovo anno scolastico».

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