La rassegna

Aprite le porte, perché passano Pardi... d'altri mondi

Dietro le quinte di «Open Doors», la sezione del Locarno Film Festival che da vent'anni propone scoperte sorprendenti dalle regioni più disparate della Terra
Sarah Schiesser, vice responsabile della sezione «Open Doors» del Locarno Film Festival
Jona Mantovan
12.08.2022 17:42

È una realtà consolidata. Da vent'anni una «pietra miliare» del Locarno Film Festival—quest'anno alla sua 75.esima edizione. Si tratta di «Open Doors». La sezione che vuole, appunto, «aprire le porte» e favorire la produzione nei Paesi in cui il cinema indipendente fa più fatica. Se per il pubblico si traduce in una serie di titoli proposti nelle sale, per gli addetti ai lavori si tratta di una piattaforma preziosissima per tessere contatti, proporre progetti e favorire talenti sostenendo loro i percorsi professionali. Tutto questo succede a Locarno, come spiega Sarah Schiesser, vice responsabile della sezione «Open Doors» e ‘braccio destro’ della responsabile, Zsusi Bankuti. «Vogliamo dare voce a cinema e cineasti in quelle regioni in cui la produzione indipendente incontra più difficoltà. Parliamo di Africa, America Latina, Asia, Asia Centrale, Asia dell'Est...».

Guarda il video: Aprite le porte, che passa il Pardo. Locarno scopre il cinema di altri mondi con «Open Doors» da vent'anni

Un nuovo ciclo

In questa settantacinquesima edizione del Locarno Film Festival, si apre un nuovo ciclo di Open Doors (dopo i tre anni precedenti dedicati all'Asia del Sud Est e alla Mongolia): da qui al 2024, infatti, la regione del «focus» sarà dedicata a una selezione di paesi dell’America Latina e dei Caraibi:

  • America Centrale: Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua; 
  • Caraibi: Cuba, Dominica, Repubblica Dominicana, Grenada, Haiti, Giamaica, Montserrat, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine; 
  • America del Sud: Bolivia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Peru, Suriname, Venezuela 

Produzioni sorprendenti

«Con Open Doors è possibile creare dei ponti tra il pubblico, e tra i professionisti che sono a Locarno, con i cineasti di questi Paesi—continua Schiesser—. Questi talenti raggiungono Locarno per presentare il loro film al pubblico, oppure per presentare il loro prossimo progetto, con l'idea di avviare una nuova produzione. Il nostro lavoro è quello di dare loro visibilità, metterli in contatto con altre persone e creare, appunto, un ambiente collaborativo che permetta di dare sostegno a questo tipo di cinema».
In questo senso, la sezione rispecchia in pieno i valori del Festival.

Vogliamo aprire orizzonti a narrative, identità e storie diverse. Abbiamo piccole industrie ma con un grande fermento, luoghi dai quali capita raramente di vedere dei film
Sarah Schiesser, vice responsabile sezione «Open Doors»


«Vogliamo aprire orizzonti a narrative, identità e storie diverse. Per esempio, nella selezione dei Paesi di questo ciclo abbiamo piccole industrie ma con un grande fermento. Sono luoghi dai quali capita raramente di vedere dei film, al pubblico mondiale. Sono davvero delle scoperte sorprendenti, produzioni davvero inaspettate». 

Lo Spazio Elle

Da Locarno si viaggia per il mondo, grazie, soprattutto, ai titoli di Open Doors presentati nelle sale. «Penso che i temi che ci portano questi film siano molto rilevanti, per tutti noi e per la società di oggi. Sebbene queste produzioni provengano da Paesi lontani e che talvolta fatichiamo a collocare su una cartina geografica. Penso per esempio a certe isole piccolissime dei Caraibi. Si sente proprio l'energia e il bisogno di portare questi temi a tutti noi».
Ruolo delle donne, ecologia, cambiamenti climatici... temi all'avanguardia che per Open Doors sono sempre stati ‘di casa’. Come ha scritto Patricia Danzi—direttrice della Divisione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri, dalla cui collaborazione è nata appunto la realtà di Open Doors—nella dichiarazione di presentazione della ‘rassegna nella rassegna’, «Vent'anni di idee folli e di passi avanti, di fantasia e amore. Questo ciclo apre le porte su un mondo sconosciuto e misterioso, ma sempre ricco di idee». 

Ma, oltre alle sale, le attività cruciali che contribuiscono a creare connessioni e a sviluppare idee e progetti si svolgono presso Spazio Elle, uno dei tanti fiori all'occhiello della Città. Una «casa comune» a metà strada tra il centro culturale e la maison de quartier, nata nel 2017 trasformando i locali dell’ex-Casa d’Italia in Piazza Pedrazzini. In questi giorni di Festival, è la ‘centrifuga’ di idee e progetti di Open Doors.

Quotidianamente, in questi spazi, organizziamo sessioni plenarie, discussioni, incontri individuali,...
Sarah Schiesser, vice responsabile sezione «Open Doors»

«Quotidianamente, in questi spazi, organizziamo sessioni plenarie, discussioni, incontri individuali,... in questo periodo speciale dell'anno, diventa un po' un punto di riferimento per Open Doors dedicato alle centinaia di professionisti che partecipano alle attività nel corso della prima settimana del Festival. Negli ultimi anni questa sezione è cresciuta molto. Era iniziata con un paio di programmi, ora ne abbiamo diversi. E il gruppo di registi interessati a prendere parte si è ampliato... anche solo per questo, la sede che abbiamo individuato ci permette di realizzare tutto quanto abbiamo in programma», sottolinea Schiesser.

Il futuro di Open Doors

«Il ciclo scorso, quello dedicato all'Asia dell'Est e alla Mongolia, è stato condizionato dalla pandemia. Abbiamo organizzato un'edizione online, molto importante per noi e per far sentire le persone connesse e non isolate». Anche perché, gli stessi giovani autori, vivono realtà che hanno fronteggiato la crisi con grandissime difficoltà, spesso abbandonandoli a loro stessi.
«L'anno scorso per la prima volta abbiamo messo a punto un'edizione ibrida. Penso che l'evoluzione di Open Doors, ma non solo, sarà quella di combinare sempre di più questi elementi: cosa può essere online? E cosa può essere Locarno? Puntando sullo scambio tra persone, luoghi, le specificità della Città e di questo Festival, del Locarno Film Festival», conclude.

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