Comparto a nord della stazione, Gordola si prepara alla svolta

Ormai da tempo e in tutta la Svizzera, è buona norma concentrare le nuove costruzioni attorno alle fermate dei trasporti pubblici. Una filosofia suggerita anche dalla Confederazione stessa. Un principio che vale pure a Gordola, anche se per metterlo in pratica ci sono voluti oltre trent’anni. Il comparto denominato Santa Maria, a nord della stazione ferroviaria tra Tenero e Riazzino (quest'ultima nel territorio della Città di Locarno), è ormai sulla soglia di una svolta: rimasto fermo in una sorta di limbo che dura dalla revisione del Piano regolatore del 1996 - e segnato da un gigantesco incendio nel 2011 che aveva distrutto un capannone sede di varie attività - nelle prossime settimane il suo destino potrebbe essere finalmente sbloccato dal Consiglio comunale. Si aprirebbe così la strada allo sviluppo di una zona residenziale modellata sui criteri della sostenibilità, della mobilità intelligente e della qualità urbanistica.
Le proposte pianificatorie
«L’auspicio è di ricevere una risposta dal Legislativo entro marzo», racconta a tale proposito il sindaco Damiano Vignuta al Corriere del Ticino. Precisando come la presentazione di due messaggi con le proposte pianificatorie sviluppate attraverso un mandato di studio in parallelo risalga al 2021.
Insieme a lui, a rimirare la distesa brulla e in parte dismessa, anche il collega di Esecutivo Fabio Badasci, capodicastero Territorio: «Siamo vicini a chiudere una situazione che è rimasta in sospeso a dismisura. L’area è trascurata, anche se è già considerata edificabile. Manca però l’ultimo passo, cioè la definizione precisa delle regole che stabiliranno cosa potrà essere costruito. È una porta d’accesso alla parte urbana della Città di Locarno e meritava di essere sistemata già da tempo, con interventi che diano un’impronta positiva», evidenzia immaginando un nuovo quartiere.
«Se tutto andrà bene, tuttavia, ci vorrà almeno un decennio prima di vedere qualcosa di concreto. Capisco che, da cittadino semplice, possa sembrare strano vedere un luogo in una posizione così interessante restare fermo e abbandonato a sé stesso in questa maniera».

Due parti, più proprietari
Il nostro interlocutore evidenzia come tutto ciò non sia «affatto normale. Questo periodo è stato contrassegnato da varie proposte, ma il Cantone le ha accettate solo in parte. Con l’ultima versione, abbiamo ridotto l’impatto volumetrico. E speriamo sia quella definitiva».
La superficie totale, 50mila metri quadrati appartenenti a più proprietari, è stata suddivisa in due parti: «Una, a est, dove alcune attività sono ancora operative e che potrà essere sistemata più avanti; l’altra, quella dove ci troviamo ora, più o meno al centro, che avrebbe maggior bisogno di essere riqualificata per prima», riprende ancora Vignuta.
Niente automobili
«Il progetto immaginato prevede una zona urbana che rappresenti un modello dal punto di vista della sostenibilità: niente auto in superficie, se non nella parte più settentrionale; un collegamento efficiente con i trasporti pubblici; un grande spazio verde a sud; infine, un ambiente capace di accogliere generazioni e realtà sociali diverse. Siamo ancora nella fase delle idee, ma è comunque designata per scopi residenziali, con la possibilità di integrare piccoli esercizi commerciali e uffici».

L’importanza del ruolo di questo punto strategico è riconosciuta all’interno del PALoc - il Programma di agglomerato che mira a migliorare l’organizzazione territoriale e la mobilità nel Locarnese - già dalla terza generazione (oggi siamo alla quinta). «La proposta è ora sul tavolo e sarà discussa a breve», riprende Badasci.
«L’obiettivo è ottenere una maggioranza che permetta finalmente di avanzare. Oggi i percorsi pianificatori sono molto complessi, pieni di possibili ricorsi, ma non possiamo permetterci di rinviare ancora: questa vicenda si trascina da tanto. Anzi, da troppo», esclama il titolare del dicastero Territorio.
«Un’attesa incomprensibile»
Il quale conclude mettendo l’accento sulle aspettative dei vari possessori di queste aree: «È comprensibile che vogliano al più presto conoscere il loro futuro. Non è ragionevole bloccare per quasi un terzo di secolo un terreno, senza dare prospettive chiare sulla sua destinazione».



