Crans-Montana, le prime risposte (e i dubbi) delle indagini della procura

La procuratrice Beatrice Pilloud ha nuovamente a più riprese invitato tutti alla prudenza. Ad evitare ipotesi e speculazioni su quanto accaduto nella tragica notte di Capodanno a Crans-Montana. In molti, infatti, inevitabilmente si sono chiesti come una tale tragedia sia potuta accadere. E in molti hanno avanzato congetture sulle cause che hanno portato a una disgrazia di questa portata. Ma, appunto, solo l’inchiesta stabilirà eventuali responsabilità o l’eventuale mancato rispetto della legge.
Le novità
Sia come sia, oggi la procuratrice, pur ribadendo che «tutte le piste vengono esplorate», a differenza delle prime due conferenze stampa qualche dettaglio in più sull’inchiesta l’ha fornito. Dettagli e indicazioni che permettono perlomeno di capire in che direzione si stanno muovendo gli inquirenti.
Innanzitutto, ha confermato che «tutto lascia pensare che il fuoco sia partito dalle candele pirotecniche poste sulle bottiglie di champagne», verosimilmente «troppo vicine al soffitto». Questa, in sintesi, «è l’ipotesi privilegiata» dagli inquirenti e che, ha aggiunto Pilloud, «tende a confermarsi» con il passare delle ore. Ma – hanno chiesto i media in sala – è legale utilizzare queste candele all’interno di locali come il Constellation? Su questo fronte, la procuratrice non si è sbilanciata: «Sarà l’inchiesta a stabilirlo».
Sempre oggi è poi stato chiarito che i due proprietari del locale, entrambi cittadini francesi, sono già stati sentiti dagli inquirenti in qualità di «persone informate sui fatti». Non sono dunque, perlomeno per il momento, considerati degli indagati. Come spiegato dalla procuratrice, l’inchiesta stabilirà poi se ci sono delle responsabilità penali per quanto accaduto. E, se così fosse, l’istruzione verrebbe aperta per i reati di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni corporali colpose.
Pilloud ha poi anche fatto capire quali saranno i prossimi probabili passi dell’inchiesta. Ha chiarito, infatti, che ora le indagini verteranno anche sui materiali presenti nel locale, sui lavori eseguiti all’interno del bar, sulla presenza degli estintori, sul numero di persone presenti e sulla capienza del locale, così come sulle vie di fuga presenti.
Proprio su questo fronte, il responsabile del Dipartimento della sicurezza vallesano, Stéphane Ganzer, ha confermato che nel locale è effettivamente presente un’uscita d’emergenza. Probabilmente, però, nella confusione generale la maggior parte dei ragazzi presenti al Constellation non l’ha trovata. Ma queste, va detto, sono speculazioni.
Pilloud ha poi spiegato che è impossibile allo stato attuale sapere quante persone fossero effettivamente presenti all’interno del locale. E che forse, proprio per la natura del bar, non sarà possibile saperlo con esattezza nemmeno in futuro, poiché la gente entrava e usciva dal locale con grande frequenza.
Alla procuratrice è poi stato chiesto quale ruolo potrebbe aver giocato la presenza sul soffitto del locale di materiale fonoassorbente. Ossia dei pannelli acustici che in diversi video pubblicati dai media si vedono chiaramente prendere fuoco. Su questo fronte, però, Pilloud non ha voluto fare speculazioni, aggiungendo però che sì, le indagini vertono anche su questo preciso aspetto.
L’aspetto da chiarire
Un altro tema centrale dell’inchiesta riguarderà poi i controlli anti-incendio effettuati (o meno) all’interno del locale. Ganzer ha infatti chiarito che in stabili come quello del Constellation i controlli secondo la legge vanno effettuati ogni anno. E che la competenza dei controlli spetta al Comune, il quale, quando riscontra una irregolarità, redige un rapporto e intima al proprietario di correggere la situazione. Qualora non dovesse farlo, allora interviene il Cantone a sostegno del Comune. Ma, ha chiarito il consigliere di Stato, l’Ufficio cantonale competente non ha mai ricevuto, per quanto riguarda il Constellation, un rapporto dal Comune per segnalare irregolarità. Detto ciò, ha aggiunto, «non possono parlare per il Comune, se ha fatto dei controlli e con quale frequenza». Una questione, quest’ultima, che è destinata a far discutere. Come chiarito, infatti, in stabili come il Constellation i controlli andrebbero effettuati ogni anno. Ma, come dichiarato dal proprietario (si veda il box qui sotto) sembrerebbe che nel caso in questione sarebbero stati effettuati solo 3 controlli in 10 anni. Come dire, c’è qualcosa che non torna.
