Il caso

Ecco perché Pronzini è stato nuovamente prosciolto

Bellinzona: la Corte di appello e di revisione penale ritiene che il 56.enne non abbia leso l'onore dei municipali in carica nel 2021 - E ciò in quanto l'affermazione del consigliere comunale dell'MPS è stata pronunciata in un contesto politico - Il movimento: «Così si intimidiscono le voci critiche»
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
16.09.2026 13:37

Matteo Pronzini non ha leso l'onore dei municipali di Bellinzona, in carica nel 2021, pronunciando durante una seduta di Legislativo di cinque anni fa una frase che gli stessi membri del consesso ritengono però, tuttora, essere andata oltre il dibattito politico. Come abbiamo riferito sabato scorso, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) di Locarno - presieduta dalla giudice Manuela Frequin Taminelli - ha prosciolto il consigliere comunale e deputato del Movimento per il socialismo dall'accusa di ingiuria e diffamazione promossa dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri. Confermando quindi il verdetto della Pretura penale del 17 ottobre 2024. Prima di addentraci nella sentenza di una trentina di pagine occorre inquadrare la fattispecie. Si parlava dei decessi legati alla prima ondata pandemica alla casa per anziani di Sementina e, in particolare, dei ricorsi presentati dall'Esecutivo turrito all’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva prima e al Tribunale federale (TF) poi, in merito a due servizi della RSI incentrati su quanto successo proprio all’istituto per la terza età di proprietà della Città. I vertici dell'MPS (oltre a Pronzini il coordinatore e granconsigliere Giuseppe Sergi) hanno preso posizione oggi, di fronte alla stampa, sottolineando i risvolti politici di una fattispecie che va oltre la singola vicenda: «Negli ultimi tempi, in Ticino, abbiamo assistito ad azioni legali ardite, a pressioni indebite, con l'obiettivo di intimidire i media e di scoraggiare in generale tutti coloro che hanno delle posizioni critiche nei confronti di qualcuno o in merito alla classe politica».

«Dura critica sì, ma...»

Secondo la CARP il fatto di aver etichettato l'azione legale come «temeraria» non costituisce «un'esternazione lesiva dell'onore penalmente protetto, tanto più se l'affermazione, come nel caso concreto, è espressa in un contesto politico». Inoltre neppure il riferimento «all'uso abusivo di denaro pubblico per procedere ad una tale azione legale configura un'affermazione diffamante (...). Il fatto di sostenere in sostanza che sia stato usato in maniera ingiustificata e irregolare, rispettivamente in modo arbitrario, del denaro pubblico per presentare il ricorso, sebbene costituisca certamente una dura critica, ancora non è affermazione idonea ad esporre le persone interessate al disprezzo nella loro veste di esseri umani». Per la presidente Frequin Taminelli, insomma, tali critiche «violentemente espresse, sebbene senz'altro atte ad offuscare la reputazione dei municipali nel proprio ambito politico, non paiono comunque idonee» a farli apparire come persone «prive di ogni morale e quindi spregevoli».

Terza puntata al TF?

La Corte puntualizza inoltre che le «dichiarazioni incriminate sono state rese nell'ambito di un dibattito di natura politica, contesto nel quale il ricorso a espressioni enfatiche, provocatorie o polemiche costituisce una modalità comunicativa frequente e, proprio per questo, generalmente riconoscibile come tale dai destinatari. Anche alla luce di tale circostanza (...) il riferimento al 'metodo mafioso' poteva essere percepito quale espressione volutamente forte e polemica, intesa a stigmatizzare quella che l'imputato riteneva essere un'indebita pressione esercitata sulla stampa attraverso l'incriminato ricorso al TF, e non quale impiego concreto di minacce, violenza o altre concrete forme di intimidazione mafiosa». A Matteo Pronzini, difeso dall'avvocato Luca Allidi, sono state assegnate indennità per complessivi 5 mila franchi. Patrocinati dal legale ed ex vicesindaco di Bellinzona Andrea Bersani, i municipali stanno valutando se appellarsi o meno al TF contro la sentenza di secondo grado.  

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