L'iniziativa

Foto, lettere e alberi genealogici: le famiglie della Verzasca aprono i loro archivi

Raccoglie interesse l’appello del gruppo di lavoro nato per valorizzare il territorio che dal Piano sale fino a Sonogno – I lignaggi del posto, invitati a condividere la loro storia, hanno consegnato centinaia di materiali in parte resi accessibili in rete
Alcune immagini consegnate dai privati al Gruppo Archivio Verzasca © CdT/Chiara Zocchetti
Jona Mantovan
27.08.2026 06:00

Una grande quantità di fotografie d’epoca da Frasco, Brione, Lavertezzo. Centinaia di lettere e atti ufficiali, come vecchi contratti e quaderni contabili degli alpeggi. Ma anche alberi genealogici che risalgono fino al 1500. Sono tanti e sorprendenti i materiali che varie famiglie originarie del posto hanno consegnato, aprendo i propri archivi privati, sino ad oggi custoditi, più o meno gelosamente, in librerie, armadi, cassetti oppure scatole abbandonate in solai o cantine. Ha riscosso un grande successo, dunque, l’appello per un archivio storico lanciato alla fine dell’anno scorso dalla Fondazione Verzasca, nata nel 2006 allo scopo di valorizzare la valle che sale fino a Sonogno, inclusi i luoghi della tradizionale transumanza invernale (da Gordola a Tenero, da Gerra Piano a Quartino). L’invito, sempre aperto, è rivolto a chiunque voglia condividere materiali e informazioni su questa particolare fetta del territorio, tanto cambiata nel corso dei decenni o, in questo caso, dei secoli.

Due temi in fase di sviluppo

L’idea sarebbe, su autorizzazione dei proprietari e dei diretti interessati, di selezionare e man mano rendere accessibili gli elementi in rete, sul sito www.archivioverzasca.ch. Un archivio digitale che diventerà anche fisico grazie alle donazioni. «È stato un percorso lungo, durato quindici anni, che ha portato alla creazione di due gruppi di lavoro, uno per l’archivio e uno per la genealogia», spiega al Corriere del Ticino Carla Rezzonico Berri, appassionata di storia e genealogia, membro del Consiglio di Fondazione Verzasca.

Nel gruppo di lavoro per l’archivio sono presenti rappresentanti di quattro istituzioni verzaschesi che portano avanti il progetto: oltre alla Fondazione, il Comune, il Museo e l’Associazione Verzasca Foto. «Ci sono anche ricercatori, come l’esperta di genealogia Candida Matasci Willemse. Inoltre, possiamo contare sull’importante contributo del bibliotecario-documentalista Paolo Togni, il quale, da pensionato, dedica parecchio tempo su base volontaria alla digitalizzazione dei supporti cartacei», ribadisce la nostra interlocutrice.

Un passato che rivive

Punto di partenza è il riconoscimento di quanto sia preziosa la memoria a livello locale, non solo quella dei grandi avvenimenti. «Mi ha stupito la qualità di alcuni scatti. Non immaginavo che ne circolassero di così antichi. Una signora, per esempio, ha consegnato una serie di ritratti realizzati in studio e probabilmente destinati ai parenti emigrati negli Stati Uniti, forse in California». L’esperienza positiva e l’ampio riscontro è merito del passaparola, come pure della serie di incontri organizzati in primavera. «Provvidenziale è stato il tradizionale pranzo di Natale offerto agli anziani, dove abbiamo presentato il progetto. E, vista la partecipazione, abbiamo deciso di riproporre altri appuntamenti, perché si sono rivelati utili anche per chi non ha dimestichezza con i mezzi informatici». Intanto, il citato portale - benché sia ancora in fase embrionale - presenta già alcune vicende di rilievo, sotto forma di due carteggi: «Uno riguarda l’Alpe Giove, sopra Brione. La sua storia è stata ritrovata in una valigetta piena di documenti finiti in California, forse con uno degli ultimi comproprietari, e poi ritornata qui in Ticino. La raccolta di testimonianze va dagli ultimi anni dell’Ottocento fino agli anni Quaranta del secolo scorso. Accordi, certificati, contabilità. Si rivela un mondo rurale che non esiste più e del quale, perlomeno in maniera così dettagliata, rischiavamo di perdere le tracce per sempre».

Gli scritti di una ragazza incinta

Una seconda storia carica di drammaticità riguarda invece uno scambio epistolare di fine Ottocento tra una giovane verzaschese e il suo fidanzato, detenuto nel Sottoceneri, consultabile sotto la voce «Carteggio Rusconi» con tanto di trascrizione: «È interessante vedere come la ragazza affrontava una situazione così difficile, aspettando un bambino senza nemmeno essere sposata».

Infine, come detto, c’è l’evoluzione delle generazioni tramite la piattaforma www.genealogiaverzasca.ch: «Molti hanno alberi che arrivano ai nonni o ai bisnonni, ma collaborare mettendo insieme questi risultati con altre ricerche svolte in passato, aggiungendo il confronto dei dati con altri documenti storici, permette di ampliare l’orizzonte non di poco», conclude Rezzonico, che sottolinea il valore di far rivivere e trasmettere al futuro questi ricordi. E, in merito a ciò, chiunque abbia la convinzione di avere qualche sorpresa in soffitta (o depositata altrove) può contattare i promotori di questi programmi scrivendo all’apposita casella di posta elettronica [email protected].

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