Il reportage

«Ho la casa quasi in zona rossa, ma al vicino è andata peggio»

All’indomani della presentazione delle zone di pericolo in Lavizzara, a seguito del maltempo di fine giugno 2024, ecco come la popolazione affronta la quotidianità - Il sindaco Gabriele Dazio: «Già un primo studio per la nuova pista di ghiaccio»
La pista di ghiaccio risorgerà più a nord. A dicembre riaprirà quella provvisoria, realizzata sui «resti» dell’originale © Keystone/Samuel Golay
Jona Mantovan
15.11.2025 06:00

«La mia casa confina con una zona rossa. Per fortuna ho l’accesso dalla strada cantonale, altrimenti sarebbe andata peggio. Io sono stato fortunato, ma al mio vicino è andata peggio», racconta al Corriere del Ticino Nelson Ernst di Sornico, nella vita agricoltore e ingegnere. È giovedì sera e lui è solo uno dei tanti, oltre un centinaio sui quasi 600 abitanti, ad aver assistito alla presentazione sulle zone di pericolo della Lavizzara nella sala dell’Istituto scolastico. «Avrei preferito che le autorità si fossero dimostrate più coraggiose nelle loro decisioni, mostrandoci carte meno restrittive», aggiunge il 34.enne. Le oltre due ore di relazione, cariche di dati e formule, sono state seguite con il fiato sospeso. Inevitabile far tornare i ricordi alla catastrofe del 29-30 giugno 2024, che aveva colpito anche la vicina Bavona (nel vicino Comune di Cevio) causando danni materiali ingentissimi, oltre a essere costata la vita a otto persone.

Sembrava tutto fermo e invece ho constatato che sono state fatte analisi importanti e molto approfondite
Cristiana Vedova, contadina, 62 anni

Un momento atteso a lungo

«Ci aspettavamo da tempo queste informazioni», afferma Claudio Foresti, riferendosi al «posticipo» di un mese voluto dal Municipio a causa di una serie di incontri di rilievo sul tema della ricostruzione. Il pensionato, ex docente di 76 anni, vive a Cevio ma è legato a questa valle perché ci è cresciuto: «Ce l’ho nel cuore», dice con un filo di commozione. E parla della necessità di considerarla nel suo insieme, «in una visione più ampia, fors’anche di un ente unico per tutto il distretto della Vallemaggia».

«Sembrava che non stesse andando avanti e invece ho constatato che sono state svolte analisi importanti», spiega Cristiana Vedova, che si presenta come contadina. La 62.enne ha comunque trovato la l’esposizione parecchio tecnica, forse fin troppo dettagliata. Quanto alla sua situazione, afferma che il terreno della sua abitazione è in parte raggiunto da un’area definita ad alto rischio. «Per noi non cambierà nulla. La morfologia su quel lato risulta sufficiente per proteggere eventuali alluvioni».

Delocalizzazioni in vista

Tutt’altra la condizione di Francesca Mattei: «Abbiamo avuto danni alla casa, alla stalla, siamo su una superficie sconsigliata del Piano di Peccia. Dovremo spostarci. Io e mio marito ora siamo pensionati e abbiamo ceduto tutto ai figli, però... vedremo che succederà», afferma la 65.enne.

Un destino uguale spetterà alla pista di ghiaccio. Distrutta dalla furia della natura e poi parzialmente recuperata in un formato ridotto (riaprirà a dicembre), rappresenta un significativo luogo di ritrovo e di socializzazione nella realtà periferica: «È la prova della nostra determinazione e del sostegno degli sponsor, che hanno coperto un investimento di 180-190 mila franchi. Un segnale forte per dare continuità a una regione periferica come la nostra». Una soluzione definitiva, tuttavia, è ancora piuttosto lontana: «Abbiamo costituito un gruppo di lavoro che la settimana scorsa ha presentato un primo studio di fattibilità», informa il sindaco, Gabriele Dazio, un po’ sorpreso dalla grande affluenza di pubblico. D’altronde, sottolinea, la questione è molto sentita.

Finanze, situazione critica

«Il progetto per il futuro centro sportivo richiede la collocazione della struttura più a nord. Vedremo se sarà fattibile, ma questo è l’obiettivo», riprende il 52.enne. La sfida maggiore è rappresentata dalla situazione critica sul fronte delle finanze, «esattamente come prima. Il disastro ha imposto interventi notevoli, contiamo sugli aiuti cantonali e federali straordinari, senza i quali non potremmo coprire i costi». Il nostro interlocutore ribadisce la strategia per la tutela del territorio, divisa su sette fronti e in tre livelli di priorità: «Alta» per il Piano di Peccia, il comparto agricolo di Sant’Antonio e Prato Sornico; «Media» per i vari riali del Piano di Peccia, la Campagna Lovàlt e Broglio; «Bassa» per Mogno. Gli edifici interessati sono, in tutto, sei.

Nuove serate più circoscritte

Prossimamente saranno programmati altri appuntamenti, per entrare nel dettaglio di punti specifici: «Impossibile trattare tutto in una volta, ci sarebbe voluto troppo. Non sappiamo il numero, ma vogliamo informare la gente il più possibile, passo dopo passo», conclude Dazio. Che di una cosa è certo: per il ripristino - peraltro già avviato - ci vorranno ancora svariati anni: «È difficile indicare una scadenza o anche avere un’idea sull’arco temporale necessario».

La panoramica delle zone di pericolo
La panoramica delle zone di pericolo

Il bilancio del disastro

Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette mortiuna 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia)un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.

Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui

Le foto delle aree colpite nella mappa di Swisstopo: link qui

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