L'intervista

Il nuovo rettore dell'USI: «Sono qui per costruire dei ponti»

Claudio Bassetti ha parlato della sua visione sul futuro dell’ateneo, tra sfide da affrontare e interdisciplinarità – Monica Duca Widmer: «Abbiamo trovato la persona giusta» – E rispunta la possibilità di realizzare l’ospedale universitario, che passerà al vaglio del Governo
© Chiara Zocchetti
Irene Solari
01.06.2026 21:30

Un cerchio che si chiude. Così si può riassumere a grandi linee il percorso che ha portato il professor Claudio Bassetti, nuovo rettore dell’Università della Svizzera italiana (USI), a scegliere questa nuova strada. Medico neurologo con oltre 30 anni di esperienza clinica, accademica e manageriale, è decano della Facoltà di medicina dell’Università di Berna e direttore della ricerca e insegnamento all’Inselspital, promuovendo la collaborazione tra ateneo e ospedale. Al suo attivo anche numerose esperienze a livello svizzero e internazionale. Ma Bassetti è nato in Ticino e in Ticino è già tornato come primario del Servizio di neurologia dell’EOC di Lugano e nel 2009 fondando e dirigendo il Neurocentro della Svizzera italiana, prima di varcare un’altra volta le Alpi verso Berna. E, ora, un nuovo ritorno come rettore dell’USI, assumendo il ruolo che Gabriele Balbi ha ricoperto ad interim per cinque mesi, dopo le dimissioni della precedente rettrice Luisa Lambertini. Balbi, durante l’incontro con i media tenutosi oggi, ha ripercorso la fase di transizione, costellata da traguardi raggiunti grazie al lavoro di squadra: «L’approvazione recente dei principi della riforma del personale accademico, la nomina di Alan Valnegri come direttore operativo, nuove misure rivolte ai giovani ricercatori, oltre ai festeggiamenti per il Dies academicus e per i 30 anni dell’USI. Lascio un’università forte e coesa, con la consapevolezza che c’è ancora molto sui cui lavorare».

Restituire ciò che è stato dato

Ma torniamo a Bassetti e alle motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi per l’incarico. «Volevo mettere le mie competenze a disposizione del cantone che mi ha dato i natali, in una fase della carriera dove vedo la necessità di ridare quello che mi è stato dato. Poi ho un allineamento completo con quello che è il ruolo dell’università in generale e dell’USI: luogo protetto, dove si promuove il dialogo, si cura il rispetto, si cerca la verità, si creano valori. E questo oggi, in un mondo così martoriato, così difficile, diventa ancora più importante di ieri. Poi voglio credere che questa istituzione sia fondamentale anche per il futuro del mio cantone». Un discorso circolare, appunto: «Credo nell’università, credo nell’USI, credo nel Ticino e adesso mi metto a disposizione perché credo che questo ateneo possa diventare ancora più forte, una vera eccellenza internazionale».

Un’occupazione al 100%

L’esperienza maturata permette a Bassetti di portarsi un importante bagaglio nel nuovo iter del rettorato. «Il fatto di essermi mosso in contesti molto complessi con sensibilità e interessi divergenti, mi ha reso una persona capace di creare ponti e sinergie. Sicuramente non sarò divisivo». «Abbiamo trovato la persona giusta», ha spiegato con soddisfazione Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. «Qualcuno con un’esperienza accademica di altissimo livello, anche internazionale, con un’esperienza manageriale - perché fare il rettore vuol dire saper gestire tutta l’università - e con una conoscenza del nostro territorio e della nostra istituzione». Esperienze diversificate e importantissime che pesano molto di più dell’età anagrafica del nuovo rettore, che entrerà nel ruolo durante il suo 68. anno di età, evidenzia Duca Widmer. «Il fatto di scegliere come rettore una persona che ha già una certa età, è un grandissimo vantaggio, vuol dire avere una persona con una grandissima esperienza che, in più, si dedica totalmente al suo ruolo. Bassetti, infatti, lascerà progressivamente tantissime altre attività per occuparsi al 100% della gestione dell’USI». Anche perché, prosegue Duca Widmer, «la funzione di rettore è difficilmente coniugabile con una carriera accademica: ci si trova a gestire l’università e non si può più fare ricerca».

Le difficoltà e il trampolino

E le sfide, nella gestione dell’ateneo, non mancano di certo. Per stabilire priorità e capire come muoversi, Bassetti ha già le idee in chiaro. «Innanzitutto voglio ascoltare e capire l’USI dall’interno. Quando mi sono candidato mi sono interessato a quello che l’USI è e ha fatto. Ma nella fase iniziale bisogna confrontare questa visione esterna con quello che potrò capire essendo all’interno». Il secondo passo sarà muoversi sui binari dell’interdisciplinarità e dell’interprofessionalità. «Mi chiedo come possiamo fare di tutte queste facoltà non solo la somma delle loro competenze ma anche qualcosa di più. Le sfide del mondo odierno richiedono un approccio interdisciplinare: si parla di crisi economiche, climatiche, demografiche. Evidentemente l’approccio monodisciplinare non è più sufficiente, dobbiamo dare risposte a temi complessi utilizzando il meglio delle conoscenze e delle competenze». E non si può non parlare del periodo finanziario difficile che l’USI si trova ad affrontare. «Dovremo darci delle priorità. Il principio guida sarà l’eccellenza, un criterio sul quale sarò particolarmente rigoroso. L’eccellenza non coincide solo con il numero di pubblicazioni o con la capacità di attrarre fondi di ricerca: significa saper collaborare, sostenere la crescita delle nuove generazioni e avere un impatto significativo sulla società. Bisogna saper vedere la crisi anche come un’opportunità, un trampolino: fare un passo indietro, per poi fare un salto ancora più lungo».

Capire come muoversi

Vista la formazione di Bassetti è inevitabile pensare alla possibilità di realizzare un ospedale universitario in Ticino. E qualche passo è già stato mosso. «Il Consiglio di Stato ha incaricato un gruppo di lavoro che ho coordinato nella formulazione di prime considerazioni e il rapporto è stato consegnato. Adesso attendiamo la decisione del Governo che potrebbe andare verso uno studio più approfondito di fattibilità. Credo che in Ticino ci siano delle grandissime competenze ma anche dei limiti evidenti di massa critica e finanziamento. Per cui dovremo capire come muoverci in futuro. Quello che non vogliamo fare è la copia di strutture già esistenti, molto grandi e con più risorse a livello nazionale. Piuttosto preferisco pensare a qualcosa di nuovo, come è stata l’USI, università giovane e dinamica che ha fatto dell’originalità la sua forza». Infine pensando al rapporto tra rettore e allievi, Bassetti spiega: «Vorrei che i giovani che scelgono l’USI vedano nell’ateneo qualcosa di fatto su misura per loro, che permetta loro di crescere come persone. Una palestra per essere cittadini più responsabili verso una società futura. L’USI deve aiutare a formare una generazione di nuove capacità e di nuove forze che ci permettano di migliorare questo mondo in crisi».

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