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In «God of War: Ragnarok» si combatte da dio

Disponibile in esclusiva per PS4 e PS5, il titolo è il nuovo gioco della saga e riparte qualche anno dopo gli avvenimenti del capitolo del 2018
Paolo Paglianti
05.11.2022 16:30

Ah, gli adolescenti. Puoi essere un semidio che ha massacrato mezzo Olimpo, ma tuo figlio ti risponderà comunque in modo arrogante e ti racconterà un sacco di balle. Ne sa qualcosa Kratos, protagonista di God of War e papà di Atreus, adolescente ribelle dal sangue altrettanto divino.

Abbiamo conosciuto Kratos quando era uno spensierato ammazza-dei nella prima trilogia di God of War, nata nel 2005 su PlayStation 2 e arrivata alla conclusione nel 2010 su PS3. Il protagonista del gioco affrontava avventure degne di un’epica omerica sfidando la gran parte dell’albero genealogico divino della Grecia Antica e arrivando a far fuori in un duello titanico persino Zeus. Gli scontri con gli abnormi boss di fine livello erano un po’ il «trademark» di questa serie, e Kratos se l’è cavata sempre in modo più che gagliardo.

Nel 2018, gli Studios di Santa Monica hanno rilanciato il «nuovo» God of War: una via di mezzo tra un seguito e un reboot, in cui abbiamo ritrovato Kratos a Midgar, nel nord freddo e congelato, alle prese con i capricci delle divinità norrene e quelli del suo erede circa dodicenne. Per soddisfare l’ultimo desiderio della moglie in punto di morte, abbiamo guidato Kratos e il figlio Atreus in giro per i nove regni del nord, sconfiggendo una dopo l’altra la miriade di creature fantastiche che si opponevano alla nostra Odissea tra le nevi. Al termine del gioco, Kratos e Atreus tornavano nella loro capanna dopo aver ammazzato Baldur, figlio di Odino, e aver inconsapevolmente scatenato il Ragnarok, la fine del mondo.

God of War: Ragnarok è il nuovo gioco della saga, disponibile in esclusiva per PS4 e PS5. Riparte qualche anno dopo gli avvenimenti del capitolo del 2018: Kratos sta cercando disperatamente di passare inosservato, ma è davvero dura riuscire a evitare le attenzioni di Odino quando è infuriato per la morte di un figlio, l’intrusione nel suo regno e lo scatenarsi dell’apocalisse. La vita di un serial killer di divinità non è facile, specie quando hai un figlio che fa di testa sua: «quante volte ti ho detto di portare fuori la spazzatura e di non uccidere nessun semidio prima di cena?».

Le regole del gioco non cambiano molto: Ragnarok non tradisce l’eredità del predecessore né tenta di rinnovare il franchise, ma si concentra nel migliorare quasi ogni aspetto di God of War classe 2018.

Ragnarok, come il titolo precedente, è un gioco in cui si visitano mondi fantastici (la grafica è davvero da mascella che cade per terra) e si combatte. Nelle circa 30 ore di gioco esploreremo diversi regni di Midgar, seguendo un percorso piuttosto lineare ma pieno di aree nascoste da scoprire: in sostanza, non è un gioco come Assassin’s Creed dove andate un po’ dove vi pare in ogni direzione, ma ogni «mondo» è un percorso che va da un punto a un altro. Girando per le lande di Midgar troveremo però parecchi enigmi e puzzle da risolvere, che rendono l’esplorazione assai più sfiziosa. Per esempio, nel primo regno che visiteremo ci muoveremo su un fiumiciattolo in canoa con Atreus, e dovremo capire come superare una serie di «chiuse». In questo caso, dovremo capire che uno degli attacchi speciali della nostra ascia è «congelante», cosa che ci servirà per raffreddare dei geyser che ci ostacolano. I puzzle di Ragnarok non sono in genere molto impegnativi, anche se qualcuno di essi è un pochino più ostico degli altri. Se ci dovesse capitare di rimanere bloccati per qualche minuto di troppo, non c’è da preoccuparsi. Ci penseranno Atreus e Mimir, la testa parlante che ci portiamo dietro attaccata alla cintura, a darci qualche suggerimento.

Per inciso, Mimir è uno dei personaggi secondari meglio riusciti di cui abbiamo memoria, e interverrà spesso sia per darci una mano oltre che nella risoluzione degli enigmi, anche per avvisarci degli attacchi improvvisi alle nostre spalle. Adora anche ficcare il naso nelle scaramucce papà-figlio, sia per conciliare Kratos con Atreus sia, altre volte, per seminare un po’ di sana zizzania generazionale. 

Uno degli aspetti più interessanti, e davvero poco comuni nei videogiochi, è proprio il rapporto padre-figlio tra Kratos e Atreus. Se nel primo titolo era il classico rapporto con un dodicenne, ora Atreus è un adolescente che inizia a ribellarsi al padre e fare davvero di testa sua. Taglia anche le teste, per conto suo.

Non solo Mimir e Atreus: tutti i dialoghi e i personaggi di Ragnarok sono semplicemente magnifici. Le vicende, i tradimenti, gli incontri improvvisi e le entrate in scena sono tra le migliori che ci è capito di vedere in un videogioco. Vi confessiamo che nella maggior parte dei videogame tendiamo a saltare le scene di intermezzo; in God of War, invece, seguire la storia è stato un vero piacere. Merito anche del doppiaggio in italiano, realizzato con una cura non comune che spesso non troviamo nemmeno in parecchie serie TV e film al cinema.

Poi ci sono i combattimenti, che sono la vera anima dei God of War presenti e passati. L’avventura è una costante lotta per avanzare e ogni angolo dei nove regni è pieno di creature fantastiche che vogliono fermarci a ogni costo. L’arma preferita di Kratos è la sua ascia, con la quale sferra fendenti micidiali, attacchi caricati e leggeri; può anche lanciarla e poi richiamarla, ed è una degli attacchi più soddisfacenti mai provati in un gioco d’azione. In Ragnarok potremo anche migliorare le nostre armi con upgrade, grazie al duo di nani Brok e Sindri, con un’inedita possibilità di adattare il nostro inventario ai nostri gusti, scudo compreso. Atreus nei combattimenti si comporta da degno erede, e invece di contestare l’autorità paterna aiuta Kratos scoccando frecce verso i nemici, cosa particolarmente gradita quando veniamo bersagliati da avversari che sono troppo lontani per la nostra ascia volante.

Non preoccupatevi del numero e della complessità dei combattimenti, se non siete dei veterani della serie e dei duelli a colpi di joypad. Il gioco ha ben cinque livelli di difficoltà, che permettono a ogni giocatore di vivere l’esperienza del gioco totalmente adattata alle proprie abilità e alla voglia di impegnarsi nei combattimenti. Al livello minimo, i nemici sono praticamente una formalità e basta premere i tasti di attacco a casaccio per mietere vittime; all’ultimo, ogni scontro è un duello mortale, e i combattimenti con boss sono davvero ardui. Se scegliete i livelli di sfida più esigenti, dovrete gestire accuratamente il vostro inventario, upgradare le armi, scegliere molto bene quale lama usare per ogni occasione, e alternare attacchi e difese come dei ninja del joypad.

Ragnarok è un piacevolissimo ritorno a Midgar: migliora ogni singolo aspetto del titolo precedente, compresa una storia ancora più coinvolgente e un’esplorazione più soddisfacente. L’unico piccolissimo difetto è un’alternanza di ritmo a volte disorientante: per esempio, dopo l’ora iniziale che vi vedrà prendervi a schiaffoni con Thor in un duello davvero difficile da dimenticare, la mezz’ora successiva perde un po’ il passo. Non che questo aspetto impedisca a Ragnarok di finire dritto nella nostra personale Top 3 dei giochi da giocare a tutti costi se avete una PS5 in casa, insieme a Last of Us – Part II e Horizon Forbidden West.

Un’avvertenza finale: sebbene non sia strettamente necessario aver giocato a God of War del 2018 per godersi Ragnarok, sarebbe un peccato affrontare il nuovo titolo senza aver finito il precedente, visto che i due giochi condividono personaggi e vicende e God of War è disponibile a poco più di 20 CHF sul sito di PlayStation ed è incluso nel PSN, vi consigliamo di giocare Ragnarok dopo aver finito il precedente, in modo da gustarvelo fino in fondo.

God of War: Ragnarok è disponibile solo per PS4 e PS5, essendo un’esclusiva Sony. Il gioco è totalmente tradotto in italiano, e il doppiaggio è davvero encomiabile. Il PEGI età consigliata è 18+, per le scene di violenza che comprendono mostri fatti a pezzi (e peggio).

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