Indagini comuni Svizzera-Italia su Crans-Montana: che cosa deciderà, dunque, Sion?

Entro la fine di questa settimana la Procura del Vallese risponderà alla magistratura italiana dicendo sì o no alla richiesta di assistenza giudiziaria nel caso dell’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana, il devastante rogo che, nella notte di Capodanno, ha causato la morte di 40 giovani e giovanissimi e il ferimento di altre 116 persone.
La notizia è stata confermata al Corriere del Ticino dall’Ufficio federale di giustizia (UFG). «Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese - si legge in una nota inviata nel primo pomeriggio di oggi alla nostra redazione - ha appena comunicato all’UFG, nella sua funzione di autorità centrale per l’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, che entro la fine della settimana darà seguito alla richiesta italiana».
La giustizia italiana, ricorda sempre l’UFG, dato il coinvolgimento di alcuni cittadini italiani, aveva avviato un procedimento penale in relazione all’incendio di Crans-Montana. «In questo contesto, il 13 gennaio scorso la Procura della Repubblica di Roma ha presentato una richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera». Il giorno dopo, il 14 gennaio, «l’Ufficio federale di giustizia ha delegato l’esecuzione di tale richiesta alla Procura competente del Cantone del Vallese».
La risposta della Procura del Vallese potrebbe quindi essere il preludio alla creazione di una squadra investigativa comune (SIC). «Le due autorità di perseguimento penale hanno infatti anche la possibilità di unirsi per le indagini», conferma la nota dell’UFG. Affinché ciò accada, «il Ministero pubblico del Cantone del Vallese e la Procura di Roma» dovranno «chiedere all’autorità di perseguimento penale competente in Svizzera la costituzione di una SIC». Una procedura che l’Ufficio federale di giustizia definisce «consueta. Tali gruppi investigativi sono costituiti molto spesso, in particolare nei procedimenti molto complessi o di ampia portata. Il vantaggio è che, nell’ambito delle indagini, non è necessario presentare richieste di assistenza giudiziaria in ogni singolo caso».
Il comunicato del DFAE
La magistratura, quindi, e non la politica, possono procedere in tal senso. «L’incendio che ha devastato Crans-Montana dev’essere chiarito in modo rapido, trasparente e completo. Questo compito spetta alla giustizia vallesana e non al Governo. Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri: la politica non deve interferire con la giustizia», ripete nella sua nota l’UFG.
E lo stesso concetto ribadisce il Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE), che oggi ha risposto alle domande in tal senso del Corriere del Ticino. «Abbiamo preso atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana - scrive il DFAE - Tale richiesta riguarda però le autorità giudiziarie competenti. La Svizzera e l’Italia perseguono il medesimo obiettivo. Le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne. Occorre tuttavia sottolineare che si tratta di una competenza della giustizia vallesana e non della politica. Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri».
Risposta diplomatica
Nessuna risposta polemica, quindi. Nessuna ritorsione per la clamorosa decisione di Roma di richiamare l’ambasciatore a Berna e di subordinarne il ritorno alla costituzione di una squadra investigativa comune. Soltanto la puntuale ripetizione di un concetto tanto chiaro quanto invalicabile: a ciascuno il suo.
La scelta diplomatica della Confederazione, la volontà di tenere bassi i toni della discussione, hanno in qualche modo costretto oggi il ministro italiano degli Affari esteri a una parziale marcia indietro, probabilmente dovuta anche alla raggiunta consapevolezza dei meccanismi federativi e della divisione di competenze tra la Confederazione e i Cantoni.
Parlando con i giornalisti a margine della cerimonia quirinalizia del Giorno della Memoria, Antonio Tajani ha specificato che «non si tratta di responsabilità della Svizzera ma del Cantone: la legge penale e la procedura è tutta cantonale, quindi è il Cantone che svolge l’attività giudiziaria. Noi diciamo - ha aggiunto il ministro - che così come sono andate le cose, le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo. Loro stessi (gli inquirenti vallesani, ndr) hanno detto che c’era pericolo di fuga e di reiterazione del reato; purtroppo, abbiamo scoperto che anche l’inquinamento delle prove è probabile, e allora ci siamo chiesti: perché lasciarli fuori?».
A proposito della scarcerazione dietro cauzione del proprietario del Constellation, Tajani ha ripetuto come la stessa «cauzione per una cosa così grave, con decine e decine di morti e centinaia di feriti, non può essere 200 mila franchi svizzeri. Vuoi dare un segnale? Dai una cauzione da un milione di franchi svizzeri, perché la legge lo prevede, ma non 200mila franchi svizzeri. Sono tutte cose - ha aggiunto - che lasciano sgomenti, ma ripeto, Il problema non è la Svizzera in quanto tale, è il Cantone che sta seguendo le indagini, dove è accaduto il disastro. Dovrebbe essere accolta la disponibilità italiana di partecipare all’indagine, visto che c’è anche un’indagine della Procura di Roma».
A questo punto, resta da chiedersi perché il Governo italiano abbia sollevato questo gigantesco putiferio diplomatico se non per fare pressione, in modo sicuramente indebito, sulle decisioni della magistratura del Vallese.
D’altronde, lo stesso Antonio Tajani, sempre questa mattina al Quirinale, rispondendo alla domanda sul possibile rientro dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado a Berna, ha detto: «Adesso vediamo che cosa fare, ma finché non abbiamo chiarimenti noi abbiamo deciso di non rimandare l’ambasciatore; l’ambasciata rimane operativa, aperta, così come i consolati. Il nostro è un segnale per dire attenzione, bisogna fare chiarezza».

