«Io, decano dei carnevali ticinesi, vi racconto quanto sono cambiati»

Per quasi mezzo secolo tutti l’hanno conosciuto come re Sbotapiss. Oggi, però, deposta la corona da regnante di Muralto nel periodo dei bagordi, il «decano» dei carnevali si racconta al Corriere del Ticino: dai suoi primi passi come sire, «quasi controvoglia» passando per la grande evoluzione vissuta dalle popolari manifestazioni. «Era tutto più “alla buona”, ai tempi. Ora c’è meno spontaneità, più controlli e più sicurezza», dice il 90.enne Luciano Daldoss, sottolineando di non vederla per forza come una cosa negativa. «Facevo parte del comitato del carnevale già prima della mia incoronazione, sono entrato nel 1963», premette il nostro interlocutore dalla sua abitazione di Ascona: da ormai dieci lustri, infatti, vive nel Borgo locarnese, luogo ha lavorato a lungo come custode delle scuole comunali. «Sì, sembra assurdo. A Muralto non ci ho mai abitato, nemmeno cinque minuti», esclama con un sorriso prima di riprendere il filo del discorso.
«Dopo un paio d’anni, il re in carica aveva lasciato. Il successore ha resistito poco, dopo un anno aveva già rinunciato. All’epoca, nei giorni dei bagordi, giravo abitualmente mascherato da pagliaccio e mi divertivo a mescolarmi tra la gente, mangiare e ballare con chi mi conosceva… e che non aveva la minima idea del fatto che sotto il costume ci fossi io». A quel punto, la svolta. «Mi hanno chiesto se fossi interessato a reggere lo scettro. Inizialmente ero titubante. Accettai, quasi controvoglia, ponendo una condizione, quella di poter impostare il ruolo a modo mio. Superati i primi timori, presi il ritmo… e da lì in avanti non mi sono più fermato». Correva l’anno 1980, quando la manifestazione dell’ente locale sulle rive del Verbano - incastonato tra Locarno e Minusio - aveva meno di vent’anni. Nata nel 1961 (l’ultima edizione è stata la numero 65), ricorda con il nome dialettale «sbotapiss» il villaggio composto anticamente perlopiù da pescatori, in un’espressione che si traduce letteralmente nell’attività di «pulizia dei pesci».
«Un po’ mi dispiace»
Un impero, quello di Luciano Daldoss, durato la bellezza di 45 anni. Un primato che lo elegge a «decano» tra i monarchi dediti alla bisboccia.
Una «meritata pensione», dunque? «Un po’ mi dispiace», rivela. «Che dire, ho novant’anni e il mal di schiena si fa sentire. Era già da qualche stagione che non riuscivo più a sostenere i ritmi del passato, a malincuore. Tenevo molto al ruolo, tuttavia ho preferito lasciare quando ho capito che non potevo più garantire la stessa presenza e la stessa energia. È giusto lasciare spazio a chi può portarlo avanti».
E così, il 2026 ha visto sbarcare (letteralmente, dato che è sempre dal lago che arriva «sua maestà» per unirsi ai giorni più festaioli) il suo «epigono», Antonio Cicero. «Ah, ma la mia corona originale la conservo ancora oggi e no, non la presto nemmeno! Quando me l’avevano consegnata era completamente annerita. L’ho riportata al suo splendore a suon di “olio di gomito”. In occasione del trentesimo da sovrano, me ne regalarono una nuova. Anche se ho sempre preferito quella vecchia».
Quasi mezzo secolo in sella, vivendo in primo piano gli appuntamenti in Ticino e pure oltre i confini cantonali. Persino all’estero, costantemente in rappresentanza del suo «piccolo grande reame».
«I piccoli sono migliori»
Quanto e cosa è cambiato, in questo mondo colorato e allegro? «Forse parlo da anziano, ma una volta la festa era più spontanea e genuina. Oggi è tutto più organizzato, più controllato, più regolamentato. È comunque bello, nonostante sia diverso. Le proposte più piccole conservano ancora quell’atmosfera semplice che ricordo e che definisco “alla buona”, non so se mi spiego. Le grandi kermesse, quelle con tanti partecipanti e che si svolgono nei principali centri, sono diventate quasi “militari”, tra permessi, sicurezza e limitazioni. Beninteso, non necessariamente tutti questi aspetti sono negativi, anzi».
Tra moglie e... regine
Infine, largo all’altro lato della medaglia: quello dedicato alla regina. «Nel corso dei decenni avrò avuto una ventina o più di compagne di regno, ognuna con un carattere diverso. Qualcuna si è sposata e ha lasciato, quindi ho dovuto cercarne più volte una nuova. Con tutte, però, sono sempre andato d’accordo».
La vera monarca della sua vita, non può che essere lei, la moglie Gabriella. «Verissimo. Un requisito fondamentale, altrimenti non ce la fai a restare sull’onda dei baccanali così a lungo».




