Il caso

«La navigazione sul Verbano merita un servizio migliore»

Linea Locarno-Tenero-Magadino alle Fart, Claudio Zali ribadisce: «Qualità attuale insoddisfacente, il cambiamento era stato annunciato da tempo» – La replica della SNL: «Inaccettabile liquidare con una lettera un progetto costruito con molti partner»
Un cambio di rotta anche dovuto a varie segnalazioni da parte di utenti insoddisfatti © Ti-Press/Francesca Agosta
Jona Mantovan
03.07.2026 23:45

«La navigazione sul Verbano? Merita un servizio migliore». Addio, dunque, all’attuale gestore dell’offerta dei battelli nel Locarnese, la Società di navigazione del Lago di Lugano (SNL), al timone in questo bacino dal 2022. E, all’indomani della comunicazione della decisione presa dal Consiglio di Stato, il presidente Claudio Zali al Corriere del Ticino ribadisce: «Non siamo soddisfatti della qualità e questo cambiamento non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma era stato annunciato da tempo alle parti». Il nuovo assetto ha già ricevuto un preavviso favorevole sia dall’Ufficio federale dei trasporti, sia dal Ministero dei trasporti e delle infrastrutture italiano. Come scritto nell’edizione di ieri, dal 13 dicembre (con il prossimo cambio degli orari dei trasporti pubblici a livello federale) la tratta Locarno-Tenero-Magadino sarà ripresa dalle Fart (Ferrovie autolinee regionali ticinesi), azienda con sede a Locarno e della quale il Cantone stesso è il proprietario di maggioranza. Se l’avvicendamento è ormai salpato, ora si apre il capitolo legato alle risorse umane. Su questo fronte, però, Zali è fiducioso.

Le persone impiegate sono la nostra priorità, vogliamo riassumerle garantendo loro un contratto migliore
Claudio Zali, presidente del Governo, Dipartimento del territorio

Personale da reintegrare

«Il personale impiegato oggi è una delle nostre principali preoccupazioni e priorità. L’intenzione è di assumerlo integralmente, garantendo condizioni sociali migliori grazie al contratto collettivo della ditta che sostituirà la società privata sottocenerina. Si tratta indicativamente di 15-20 persone». Il nostro interlocutore ripercorre i passi che hanno portato al cambio di rotta: «Il punto di non ritorno è stato l’insieme dei disservizi verso gli utenti, costellato da lamentele frequenti: persone lasciate ai pontili, fra l’altro in pessime condizioni, corse non garantite. Inoltre, il dialogo è stato spesso complicato. Come detto, non si tratta di una mossa affrettata, dal momento che con le Fart ci confrontiamo da mesi». Nei colloqui succedutisi nelle ultime settimane con la direzione della SNL, era evidente come il vento avesse cambiato direzione, facendo presagire scenari differenti. Ecco perché l’Esecutivo cantonale è stato infastidito dall’uscita «sorprendente e intempestiva», da parte della realtà ceresiana, a proposito del coinvolgimento di un investitore terzo interessato alle attività nel Locarnese. «È arrivata dopo i miei incontri, quando l’orientamento era già definito. Una sortita poco comprensibile. Sia chiaro: non abbiamo alcun bisogno di investitori esterni, le Fart hanno una solidità finanziaria, con capitale controllato in modo preponderante da Cantone e Confederazione, che permette di portare avanti il progetto senza coinvolgere altri attori».

Botta e risposta

E, ancora: «Offrono ottimi servizi nel trasporto su gomma e ferroviario e, dopo studi di fattibilità approfonditi, hanno dichiarato la loro disponibilità ad assumere anche la navigazione». Il giro di boa, quindi, è all’orizzonte, nonostante l’impresa colpita dalla misura emanata da Palazzo delle Orsoline nel suo comunicato la percepisca come un inatteso scossone. «Non è accettabile liquidare con una lettera un progetto costruito insieme a Comuni, enti regionali, operatori turistici e partner transfrontalieri», riporta il comunicato diffuso ieri, nel quale la SNL sottolinea la sua preoccupazione per la scelta del Consiglio di Stato di escluderli dalla gestione della linea pubblica, bollandola come una «decisione a effetto, calata dall’alto».

«Una condanna sommaria»

«Rinnoviamo la disponibilità a discutere ogni possibile evoluzione con un percorso graduale, ordinato, condiviso e concordato. Collaborare non significa accettare passivamente che una decisione di tale portata sia annunciata in modo unilaterale, senza un confronto effettivo con tutti gli attori coinvolti, senza una valutazione pubblica delle conseguenze e senza il necessario rispetto del quadro transfrontaliero, degli accordi in essere e del quadro istituzionale vigente». La nota rimarca poi che la compagnia non è «un operatore occasionale», bensì un’azienda radicata nel territorio «che ha investito competenze, risorse e lavoro nel futuro della navigazione sui laghi ticinesi» in virtù di un accordo sottoscritto con l’Italia valido fino al 2046. Il documento, ribadisce la SNL include «sviluppo dell’offerta, formazione del personale, rinnovo ed elettrificazione della flotta, infrastrutture e cooperazione tecnica tra le due sponde del lago». Si chiede dunque al Governo di chiarire «chi sosterrà i costi di avvio, manutenzione, esercizio e investimenti. E poi, come saranno garantiti i posti di lavoro e la continuità del servizio? Qual è il piano per l’elettrificazione e quali responsabilità saranno assunte in caso di ritardi, disservizi o maggiori oneri per la collettività?». Ma non solo, perché si apre al dialogo: «Siamo pronti a discutere, documenti alla mano, nelle sedi competenti». E si respinge il tentativo di trasformare questioni che richiedono analisi, responsabilità condivise e soluzioni operative «in una condanna sommaria».

Via dalle «acque agitate»

Infine, c’è la questione del trasporto turistico, dalle Isole di Brissago e anche verso Cannobio, che esce dal tracciato citato e per il quale non sono previsti indennizzi da Bellinzona per coprire il deficit: «Questa voce rappresenta un investimento interamente a loro rischio», spiega Zali. «Ma non potranno comunque continuare senza autorizzazioni». Per navigare sul Lago Maggiore serve una concessione italiana e quella vigente scade nel 2026, «tuttavia è prevedibile che l’Italia la riassegni decidendo con chi collaborare per la gestione del bacino svizzero, come già avvenuto quando nel 2016 c’era stato un ritiro dalla gestione diretta perché troppo onerosa». Con il nuovo corso, si intende uscire dalle acque agitate: «Altrove, penso a TILO e agli altri protagonisti del trasporto pubblico cantonale, la gestione funziona bene, però in questo caso le segnalazioni ricevute mostrano che la situazione non è all’altezza delle nostre aspettative», conclude Zali.

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