«Locarno ha un’urgenza casa per le famiglie più giovani»

Locarno e la sua regione non sono paesi per giovani. Sono gli anziani a farla da padrone, almeno dal punto di vista immobiliare e residenziale. Questo trend, non certo proiettato sul futuro, è emerso durante un incontro informale tra imprenditori del settore immobiliare, proprietari, inquilini, professionisti e istituzioni promosso dalla sezione di Locarno del PLR. «La fragilità di Locarno, più che in altre regioni, è nella popolazione anziana residente, che sfiora il 30%, mentre a livello ticinese siamo al 24%, comunque nel cantone con la più alta percentuale in Svizzera di over 65», ha spiegato Ivano Dandrea, ceo del gruppo Multi, uno dei relatori iniziali dell’incontro imperniato appunto sulle potenzialità e le criticità dello sviluppo residenziale in piazza Grande e dintorni.
Anziani «padroni»
Questo trend, aggiunto alla nota sovrabbondanza di residenze secondarie - in mano anch’esse prevalentemente alla popolazione anziana - e alle crescenti difficoltà di accedere a finanziamenti e ipoteche, rende quasi impossibile ai nuclei familiari più giovani (25-35 anni) di puntare all’acquisto di una casa o un appartamento. «Per varie ragioni, anche economiche, si sta assistendo ad una disaffezione verso la proprietà immobiliare - ha precisato Dandrea -. In questo momento a Locarno ci sono progetti per 350 appartamenti in costruzione: 30 sono in vendita e ben 320 sono in locazione».
Poi, se non di conseguenza, c’è la mancata disponibilità di oggetti a dimensione familiare, 4,5-5,5 locali, che crea un ulteriore «muro» verso l’acquisto di un’abitazione. «Dalle voci che si sono incrociate durante questo incontro è emersa proprio la carenza di alloggi che permettano alle nuove famiglie di insediarsi in città e nella regione - sottolinea Stefano Lappe, presidente della locale sezione PLR e coordinatore della colazione di lavoro al Gran Caffè Verbano -. È un’emergenza, quella della carenza di unità abitative dimensionate per giovani coppie, che più volte abbiamo segnalato e sulla quale oltre all’imprenditoria, anche la politica si deve interrogare e proporre soluzioni».
Promozione intelligente
D’altra parte la Città di Locarno, in uno studio ad hoc realizzato dal professor Simone Garlandini e pubblicato tre anni fa, aveva già evidenziato un innalzamento dei residenti over 65 a scapito di nuove famiglie.«Negli ultimi tempi si parla sempre di residenze secondarie, oggi invece qui s’è discusso di promozione della residenza primaria. Una promozione intelligente per portare nuovi contribuenti e dare linfa al territorio. Senza nessun timore di affermare che le residenze secondarie non sono da demonizzare. Si tratta di persone che inizialmente vivono parzialmente nella regione, ma che poi appassionandosi al territorio, con un’amministrazione efficiente e trovandosi accolti - anche grazie ad eventi e momenti di incontro - possono decidere di risiedere stabilmente qui, diventare contribuenti, aiutare a finanziare tutti i servizi - e sono già molti - che la città offre», ha spiegato Lappe.
Quindi Alessandro Speziali, presidente del PLR cantonale, intervenuto più che volentieri alla colazione di lavoro con gli imprenditori e gli attori del settore, ha sviluppato il suo punto di vista allargando lo scenario. «Il Locarnese non è una bolla su Marte, ma fa parte di un contesto cantonale», ha premesso. «Come PLR cantonale quello che cerchiamo di fare è innanzitutto proteggere l’autonomia dei comuni, perché non sono dei predatori del territorio. I comuni sono le entità amministrative che hanno a che fare con la prima dimensione di vita di ognuno di noi, cioè l’abitare».
«Meno limiti pianificatori»
«Quindi occorre mantenere il più possibile elastici e ragionevoli i limiti pianificatori imposti all’edilizia, mantenendo un sistema di leggi e regolamenti sostenibile. Tante volte costruire diventa sempre più complicato, sempre più caro, con anche gli affitti che sono sempre più difficili da sostenere. Occorre trovare un punto di equilibrio tra sviluppo ed esigenze residenziali o di insediamenti di imprese, altrimenti rischiamo non solo la fuga dei cervelli ma anche la fuga delle famiglie», ha concluso Speziali.




