Stati Uniti

Che cosa ha detto Donald Trump riguardo al futuro del Venezuela

Il presidente USA ha parlato di controllare il Paese fino a quando sarà necessario e di ricostruire l'industria petrolifera: ma non è chiaro come farà
©Alex Brandon
Marcello Pelizzari
03.01.2026 20:18

Donald Trump, dunque, ha parlato. Soprattutto, ha chiarito i contorni dell'operazione che ha portato le forze speciali statunitensi in Venezuela e che si è tradotta nella cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie. Quali i punti chiave? Quali, soprattutto, le possibili conseguenze in termini geopolitici? E ancora: come intende governare o, più precisamente, «controllare» il Venezuela? Proviamo a fare chiarezza.

Che cos'è questa storia del controllo?

Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato, esplicitamente, che gli Stati Uniti «controlleranno» il Venezuela nel breve termine. Un controllo che continuerà fino a quando non sarà attuata una transizione di potere definita «sicura, corretta e giudiziosa». Nonostante le domande dei giornalisti, Trump non ha fornito dettagli tecnici o tempistiche su come questa amministrazione diretta verrà esercitata. Ha parlato, genericamente, di «un gruppo di persone» cui affidare la transizione. Quando i giornalisti gli hanno chiesto chi in Venezuela avrebbe fatto parte di questo gruppo, Trump ha dichiarato che il suo segretario di Stato, Marco Rubio, aveva parlato con Delcy Rodríguez. Rodríguez, vicepresidente di Maduro, è stata la prima funzionaria a parlare pubblicamente dopo gli attacchi statunitensi.

È tutta una questione di petrolio?

Un pilastro dell'intervento riguarda il settore energetico. Trump, al riguardo, ha annunciato che le aziende statunitensi entreranno in Venezuela per ricostruire e gestire le infrastrutture petrolifere fatiscenti. L'obiettivo dichiarato è duplice: consentire al Paese di ricominciare a produrre ricchezza e, contemporaneamente, generare profitti.

Gli USA attaccheranno ancora?

Trump ha confermato che l'operazione ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores. Sebbene il presidente USA ritenga che un secondo attacco non sia probabilmente necessario, ha sottolineato con forza che gli Stati Uniti sono militarmente pronti a colpire di nuovo se la situazione lo richiedesse.

Che ne sarà, ora, di Maduro?

Maduro, definito da Trump un «dittatore illegittimo», come noto è stato portato via dal Venezuela. Il presidente ha confermato che lui e la moglie sono in fase di trasferimento a New York, dove dovranno rispondere di accuse legate al traffico internazionale di droga. Trump ha così ribadito la linea del Dipartimento di Giustizia USA, che vede Maduro non solo come un oppositore politico ma come il leader di un cartello criminale.

Torniamo al controllo: gli USA si prenderanno il Venezuela?

Trump ha descritto il futuro rapporto tra i due Paesi non come un'occupazione, ma come una partnership. Secondo la sua visione, l'intervento statunitense renderà i venezuelani «ricchi, indipendenti e sicuri», segnando la fine di quello che ha definito un regime oppressivo. Allo stesso tempo, il presidente USA non ha escluso a priori l'ipotesi di un'invasione via terra: «Non abbiamo paura di parlare di boots on the ground» ha detto, specificando in seguito che l’eventuale presenza militare statunitense in Venezuela riguarderebbe l’estrazione del petrolio. 

Domanda delle domande: è legale tutto questo?

Le testate internazionali, subito, hanno sottolineato come queste dichiarazioni segnino un punto di rottura senza precedenti nella dottrina di politica estera recente, con chiari richiami a Noriega e a Panama. Mentre Trump ha usato toni trionfalistici focalizzati sulla «ricchezza» e sul business petrolifero, gli osservatori internazionali – come sottolineato fra gli altri dal New York Times – hanno posto l'accento sulle enormi sfide legali e diplomatiche rappresentate dalla rimozione forzata di un capo di Stato straniero e dal passaggio di consegne a un'amministrazione guidata da Washington.