Hantavirus e vaccini in Borsa: il rimbalzo che dura una mattinata

Il cosiddetto riflesso pandemico è tornato? Non proprio. Anzi, Wall Street e le Borse in generale (al momento) non sembrano temere una nuova pandemia. Certo, il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della MV Hondius e il passaggio, successivo, ai voli commerciali ha rimesso in circolo, per qualche ora se non giorni, vecchie paure sanitarie. Ne hanno risentito, brevemente, i titoli dei produttori di vaccini. Brevemente, però. Nulla più.
Moderna, protagonista dell’epoca Covid, ha confermato di lavorare a un vaccino contro l’Hantavirus. Di riflesso, lunedì il titolo dell’azienda è salito in apertura, salvo poi «restituire» tutto entro il pomeriggio. Traiettoria identica per Inovio Pharmaceuticals, Novavax ed Emergent BioSolutions: balzo nel pre-market, rientro rapido, come ha riportato CNBC. Nessun travaso di capitali, nessuna riallocazione settoriale. Una cosa di giornata, insomma.
A mettere in fila le ragioni di questo mordi e fuggi ci ha pensato Ross Mayfield, investment strategist di Baird, tramite Axios: «Il focolaio di Hantavirus ha generato titoli sproporzionati, ma le implicazioni per gli investimenti restano limitate, perché finora mancano gli ingredienti che hanno reso il Covid-19 un evento sistemico per i mercati». E ancora: «A differenza del Covid, l’Hantavirus non sembra essere una minaccia altamente trasmissibile» tale da mettere in ginocchio l’economia globale.
Sul Biotech, lettura analoga. Cory Kasimov, analista di Evercore, ha tagliato corto su Moderna: «Rispetto agli attuali titoli di stampa, non vediamo alcuna opportunità di ricavo significativa» ha spiegato ad Axios. Mayfield, sulla stessa linea, ha parlato di un’operazione guidata dalla narrativa, non dai fondamentali: «Il Biotech potrebbe avere un rimbalzo per il rinnovato interesse sull’integrazione fra tecnologia dei vaccini e intelligenza artificiale, ma è probabile che ci sia solo un’opportunità di ricavo molto limitata da questo focolaio».
Veniamo al punto. Il vero fronte di osservazione, par di capire, è un altro. Le compagnie da crociera. Il timore è che i passeggeri, già nervosi per la crisi in Medio Oriente e i rincari annessi, rinviino o cancellino le prenotazioni. Mayfield, al riguardo, che gli operatori «potrebbero subire un colpo reputazionale», lasciando intendere tuttavia una pressione ben più pesante rispetto al virus: l’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Per chi brucia carburante a tonnellate per traversata, è quella la voce che muove i conti, non un focolaio circoscritto a una nave e, come detto, a tot voli commerciali.
Resta il riflesso condizionato. A sei anni dal 2020, la sola parola «virus» è bastata a far muovere i terminali Bloomberg per qualche ora. Poi, però, le posizioni sono tornate al punto di partenza. Segno che la memoria, a Wall Street come altrove, funziona.
