Ma, quindi, quanti missili restano all'Iran davvero?

Gli Stati Uniti possono affermare, con certezza, di aver distrutto solo un terzo, circa, dell'arsenale missilistico iraniano. Ne dà notizia Reuters, in esclusiva, forte di cinque fonti vicine ai servizi segreti USA. Un altro terzo, leggiamo, probabilmente è stato danneggiato, distrutto o seppellito dai bombardamenti americani. Ma la situazione, al riguardo, è poco chiara. Anche le capacità dell'Iran a livello di droni, scrive l'agenzia, sono state ridotte della stessa misura.
Dall'indagine di Reuters, in ogni caso, emerge che Teheran dispone ancora di un consistente arsenale missilistico. Non solo, una volta cessati i combattimenti potrebbe recuperare alcuni missili danneggiati o rimasti sepolti. Le informazioni pubblicate contrastano, e non poco, con le dichiarazioni pubbliche del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui all'Iran sarebbero rimasti «pochissimi missili». Il tycoon, d'altro canto, ha riconosciuto la minaccia rappresentata dai missili e droni di cui dispone ancora Teheran nell'ottica di future operazioni USA volte a salvaguardare lo Stretto di Hormuz. Reuters, d'altro canto, è stata fra le prime agenzie a riportare che Trump potrebbe intensificare il conflitto schierando truppe statunitensi. Così lo stesso Trump, giovedì, durante una riunione di gabinetto: «Il problema con lo Stretto è questo: supponiamo di fare un ottimo lavoro. Diciamo di aver abbattuto il 99% dei loro missili. L'1% è inaccettabile, perché quell'1% è un missile che colpisce lo scafo di una nave che costa un miliardo di dollari».
Interpellato in merito, un funzionario del Pentagono ha affermato che gli attacchi iraniani con missili e droni sono diminuiti di circa il 90% dall’inizio della guerra. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi «ha inoltre danneggiato o distrutto oltre il 66% degli impianti di produzione di missili, droni e mezzi navali e dei cantieri navali iraniani» ha aggiunto il funzionario. Interrogata da Reuters, la Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento. Anche il deputato democratico Seth Moulton, un veterano dei Marines che ha prestato servizio in Iraq per quattro volte, ha rifiutato di commentare i risultati dell'indagine di Reuters, limitandosi a contestare le affermazioni di Trump riguardo all'impatto della guerra sull'arsenale iraniano: «Se l'Iran è furbo, avrà conservato parte delle proprie capacità: non sta utilizzando tutto ciò che ha a disposizione. E sta aspettando il momento giusto».
L'amministrazione Trump ha dichiarato che il suo obiettivo, nella regione, è indebolire le Forze armate iraniane affondando la sua flotta navale, distruggendo le sue capacità missilistiche e di droni e assicurandosi che la Repubblica islamica non disponga mai di armi nucleari. Il Comando centrale ha dichiarato che la sua operazione, denominata ufficialmente Epic Fury, procede secondo i tempi previsti. In anticipo, addirittura, rispetto ai piani stabiliti prima dell'inizio, il 28 febbraio, degli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran.
Fino a mercoledì, gli attacchi statunitensi hanno colpito oltre 10 mila obiettivi militari iraniani e, secondo il Comando centrale, hanno affondato il 92% delle grandi navi della Marina iraniana. L'esercito statunitense ha pubblicato immagini che mostrano gli attacchi alle fabbriche che producono gli armamenti iraniani e ha sottolineato che non sta prendendo di mira solo le scorte di missili e droni, ma anche l'industria che li produce. Ciononostante, il Comando centrale si è rifiutato di specificare in che misura siano state distrutte le capacità missilistiche o di droni dell'Iran.
Secondo una fonte, parte del problema consiste nel determinare quanti missili iraniani fossero stati stoccati nei bunker sotterranei prima dell'inizio della guerra. Gli Stati Uniti non hanno reso nota la loro stima riguardo all'entità delle scorte. Secondo funzionari militari israeliani, prima della guerra l'Iran disponeva di 2.500 missili balistici in grado di raggiungere Israele. Sono stati «neutralizzati» oltre 335 lanciatori di missili, pari al 70% della capacità di lancio dell'Iran, stando a quanto dichiarato da un alto funzionario militare israeliano. Anche i funzionari israeliani non hanno rivelato pubblicamente quanti missili potrebbe possedere ancora l'Iran. A microfoni spenti, tuttavia, hanno ammesso che eliminare quello che stimano essere l'ultimo 30% della capacità iraniana sarà relativamente più difficile da realizzare.
Nonostante l'intensità degli attacchi statunitensi, l'Iran ha dimostrato con i fatti di non aver esaurito le proprie scorte di armi. Solo giovedì, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, ha lanciato 15 missili balistici contro gli Emirati Arabi Uniti, oltre a 11 droni. Teheran ha inoltre dimostrato nuove capacità. La scorsa settimana, le forze iraniane hanno lanciato per la prima volta missili a lungo raggio, prendendo di mira la base militare statunitense-britannica di Diego Garcia nell'Oceano Indiano.
Nicole Grajewski, esperta delle forze missilistiche iraniane e del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche presso l'Università Sciences Po di Parigi, ha affermato a Reuters che l'amministrazione Trump potrebbe aver sopravvalutato l'entità del deterioramento delle capacità iraniane causato dagli attacchi statunitensi. Non solo, l'esperta ha sottolineato che l'Iran è in grado di continuare a sferrare attacchi dalla base militare di Bid Kaneh, che è stata pesantemente bombardata. «Il fatto che siano riusciti a mantenere questa capacità, credo, dimostra che gli Stati Uniti hanno sopravvalutato il successo della loro operazione» ha affermato Grajewski, aggiungendo di ritenere che l’Iran conservi ancora circa il 30% delle proprie capacità missilistiche. Grajewski ha ribadito, infine, che l'Iran dispone di oltre una dozzina di grandi strutture sotterranee in cui è riuscito a conservare lanciatori e missili, aggiungendo: «La domanda fondamentale è, queste strutture sono crollate?»
Un alto funzionario statunitense ha espresso scetticismo riguardo alla capacità degli Stati Uniti di valutare con precisione le capacità missilistiche dell'Iran, in parte perché non è chiaro quante strutture siano sotterranee. «Non so se avremo mai un dato preciso» ha affermato il funzionario. Il 19 marzo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha riconosciuto la sfida rappresentata dalla costruzione di tunnel da parte dell’Iran, affermando: «L’Iran è un Paese vastissimo. E proprio come Hamas e i suoi tunnel a Gaza, ha destinato ogni forma di aiuto, ogni risorsa per lo sviluppo economico e gli aiuti umanitari alla costruzione di tunnel e razzi». Di nuovo: «Ma stiamo dando loro la caccia in modo metodico, spietato e schiacciante, come nessun altro esercito al mondo è in grado di fare, e i risultati parlano da soli». Anche Hegseth, in ogni caso, non ha fornito dettagli sulla percentuale di missili o droni distrutti.
