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Il discorso

Se il dissenso è come «moscerini finiti per sbaglio in gola»

«Sputiamo per terra i bastardi e traditori» ha dichiarato Vladimir Putin alla nazione – Le parole sono importanti, soprattutto nella propaganda
Jenny Covelli
18.03.2022 17:12

«L'operazione militare» in Ucraina porterà alla luce i «traditori» all'interno della Russia. Lo ha dichiarato ieri il Cremlino. «In queste situazioni, molte persone si mostrano come traditori - ha precisato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov -. Svaniscono dalle nostre vite da soli. Alcuni lasciano i loro posti, altri lasciano il Paese. È così che sta avvenendo la purificazione» della società russa. Parole che seguono quelle dello stesso presidente, pronunciate mercoledì alla nazione: «Non voglio giudicare i nostri connazionali con la villa a Miami o nella riviera francese, e che magari non riescono a vivere senza ostriche, foie gras o le cosiddette libertà di genere - ha inizialmente dichiarato con riferimento ai disprezzati oligarchi -. L'Occidente sta cercando di mandare in pezzi la nostra società speculando sulle perdite russe in combattimento e sulle conseguenze socioeconomiche delle sanzioni, nella speranza di provocare così un ammutinamento della popolazione. E so che sta usando la cosiddetta quinta colonna, i nostri traditori, per raggiungere il suo obiettivo finale, che è la distruzione della Russia». Il dissenso. Vladimir Putin ha riconosciuto l'esistenza del dissenso. Una realtà scomoda, che viene repressa. Sarebbero almeno 15 mila le persone poste in detenzione in Russia dal 24 febbraio a causa di azioni contro la guerra in Ucraina, stando a OVD-Info, sito indipendente sui diritti umani dedicato alla persecuzione politica nel Paese.

Termini mai casuali

«Quinta colonna», «traditori». Ma non è ancora tutto. Perché il capo del Cremlino ha aggiunto qualcos'altro: «Comunque, ogni nazione, soprattutto quella russa, è sempre capace di distinguere i veri patrioti dai bastardi e dai traditori, e sputare fuori questi ultimi come moscerini finiti per sbaglio in gola». Moscerini. «Sputiamoli per terra. Sono convinto che questa naturale ed essenziale opera di purificazione della nostra società finirà per rendere più forte il nostro Paese, la nostra unità e la nostra capacità di rispondere alle sfide». Putin parla al suo popolo, alla sua gente. Ed è così che la propaganda non passa solo da censura e repressione. Ma dal discorso diretto. La «purificazione». Pulizia per diventare migliori, più forti. In un momento in cui un'invasione, una guerra, continuano a essere definite «operazione militare speciale».

E se le parole sono importanti e la scelta di esse non è mai casuale, l'autopurificazione evocata da Vladimir Putin sotto forma di appello alla società per qualcuno ha uno scopo ben preciso. «Ricordare ai russi Stalin e le sue purghe. Vuole che siano perseguitati da ricordi oscuri e ancestrali, che ricordino le storie dei loro nonni e che siano pietrificati dalla paura».

È la giornalista e analista Anne Applebaum ad asserirlo. Statunitense naturalizzata polacca, esperta osservatrice di Russia, laureata ad Harvard e Oxford, vincitrice di un premio Pulitzer. Nel suo libro del 2020, Il tramonto della democrazia. Il fallimento della politica e il fascino dell’autoritarismo, ha parlato del «vero problema» di Putin: «Non che l’Ucraina aderisca alla NATO o all'UE, ma che inizi a funzionarvi una democrazia in cui un presidente in carica può perdere le elezioni e passare il potere al successore senza traumi». Come tra Poroshenko e Zelensky. «Putin è spaventato all’idea che a Mosca possa ripetersi quello che è accaduto a Kiev nel 2014. Lo considera una minaccia personale».

Tornando ai «moscerini finiti per sbaglio in gola» di Putin, Applebaum fa il parallelo con gli «insetti nocivi» tipici dello stalinismo. «Anche Lenin e Stalin cominciarono accusando i “nemici” della miriade di fallimenti economici dell’Unione Sovietica: erano “disorganizzatori”, “sabotatori” e agenti di potenze straniere - ha spiegato al Corriere della Sera -. Dalla fine degli anni Trenta, Stalin portò agli estremi tale retorica denunciando i “nemici del popolo” come parassiti, inquinatori, “erbacce velenose”. “Immondizia” che andava “continuamente eliminata”».

Per Stalin erano insetti nocivi, per Putin moscerini finiti per sbaglio in gola
Anne Applebaum, giornalista, analisti e premio Pulitzer

Il tono del discorso di mercoledì di Putin ha suscitato paralleli e ampie condanne. Lo stesso Mikhail Kasyanov, membro dell'opposizione ma primo primo ministro del presidente russo all'inizio del secolo, ha scritto su Twitter: «Essenzialmente annuncia l'inizio di repressioni di massa contro coloro che non sono d'accordo con il regime. Questo è già successo nella nostra storia, e non solo nella nostra». Disumanizzazione del nemico.

Dagli insetti alla Bibbia

Il 21 febbraio, tre giorni prima dell'invasione russa dell'Ucraina, in un articolo apparso su The Atlantic, Anne Applebaum aveva tracciato un'analisi della conferenza di Monaco di Baviera 2022 sulla sicurezza. «Non ci sono Chamberlain in questa storia. Nessuno si è innamorato della propaganda russa. Ma non ci sono nemmeno Churchill all'orizzonte. Saranno bastate le poche armi che abbiamo fornito, le sanzioni che abbiamo minacciato, per scoraggiare un'invasione? Nonostante tutto ciò che è stato detto, tutto ciò che è stato promesso e tutto ciò che è stato discusso, l'Ucraina combatterà da sola». Oggi è il 23. giorno di guerra. E Vladimir Putin, davanti allo stadio moscovita gremito di suoi sostenitori in occasione dell'ottavo anniversario dell'annessione della Crimea, cita la Bibbia: «"Non c'è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici". Abbiamo fatto risorgere questi territori e sappiamo esattamente cosa fare adesso, come, a spese di chi e attueremo tutti i nostri piani. Sono gli abitanti della Crimea che hanno fatto la scelta giusta, hanno messo un ostacolo al nazionalismo e al nazismo, che continua ad esserci nel Donbass, con operazioni punitive di quella popolazione. Sono stati vittime di attacchi aerei ed è questo che noi chiamiamo genocidio. Evitarlo è l'obiettivo della nostra operazione militare».

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