«Non possiamo aspettare altri 30 anni: Berna si svegli»

«Il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino», sosteneva il compianto scrittore Tiziano Terzani. Se al «coccodrillo» si aggiungono altri mezzi di trasporto, allora una stazione diventa un punto strategico che consente di organizzare e collegare il flusso dei passeggeri. Da ieri la riflessione vale, eccome, per il nodo di interscambio di Biasca inaugurato dopo 17 mesi di cantiere ed un investimento di 5,5 milioni di franchi. Non il solito taglio del nastro, ma una festa popolare per celebrare un progetto che ha altresì consentito di riqualificare urbanisticamente l’area: più spazi per i pedoni e i ciclisti ed elementi di arredo così da rendere la zona maggiormente attrattiva. Nelle Tre valli, però, non ci si accontenta. E si chiede di potenziare la rete ferroviaria, ma non solo.
«AlpTransit va completato»
Dopo il grido d’allarme del granconsigliere PLR Omar Terraneo (il quale non si ricandiderà il prossimo aprile dopo 13 anni) di cui abbiamo riferito lo scorso 29 settembre, ad alzare la voce è stato il presidente della Commissione regionale dei trasporti e imprenditore Massimo Ferrari. «Negli ultimi anni sono stati rivalorizzati i binari 2 e 3. Sarebbe bello se si facesse lo stesso per il binario 1, così che i treni a lunga percorrenza possano fermarsi a Biasca. AlpTransit va completato. Non possiamo aspettare altri 30 anni. Altrimenti ha poco senso continuare a parlare di ‘Città Ticino’», ha ammonito l’ex deputato dell’allora PPD.

Un fiume in piena
Ai piedi della cascata di Santa Petronilla era un fiume in piena. Le rivendicazioni sono indirizzate più al Consiglio federale che al Governo ticinese e alle FFS. E sono state riassunte nelle osservazioni trasmesse di recente nell’ambito della consultazione del progetto «Trasporti 45» (ossia lo sviluppo dell’infrastruttura nazionale). Il nodo, in tutti i sensi, è sempre quello della Giustizia a Biasca. «In tempi brevi va realizzato il salto di montone di modo da facilitare l’accesso ai treni provenienti da sud e migliorare la sicurezza», ha affermato Ferrari. Secondo il quale è evidente quanto siano fondamentali trasporti performanti e stazioni moderne per lo sviluppo socioeconomico di una città (Bellinzona e Lugano, a mo’ d’esempio), di un paese (Erstfeld) e di una regione.
Sicurezza accresciuta
«Finalmente il trasporto pubblico ha potuto essere riorganizzato, favorendo in questo modo le diverse modalità di mezzi e accrescendo, al contempo, la sicurezza della rete viaria del comparto». Noblesse oblige, il primo a prendere la parola era stato il sindaco del Borgo Loris Galbusera. L’elemento cruciale della «mini rivoluzione» è la grande rotatoria a sud (la seconda in poco meno di 200 metri) voluta per moderare la viabilità. Le altre novità sono la riorganizzazione delle fermate degli autobus, la realizzazione di un nuovo «Bike & Rail» e la posa delle pensiline. Tutto ciò facilita i collegamenti fra treno e autobus per Riviera, Blenio e Leventina e consolida l’importanza della stazione di Biasca quale punto di unione per la mobilità regionale.

Ministro sollecitato
Tre valli che il neoconsigliere di Stato Piero Marchesi (la cui madre è bleniese: di Prugiasco, per la precisione) conosce bene. E che dal direttore del Dipartimento del territorio si aspettano molto, non esclusivamente per quanto riguarda le questioni legate alla viabilità. «Un’opera a lungo attesa, ma di cui ora può beneficiare l’intera regione. Il nodo d’interscambio si presenta agli utenti con una funzionalità, una sicurezza e un’attrattiva migliorate. In precedenza, nelle ore di punta, circa 200 pedoni attraversavano quotidianamente la strada cantonale per raggiungere l’area delle scuole adottando il percorso più diretto ed evitando di usare i passaggi pedonali esistenti. Proprio a questa dinamica ha voluto rispondere l’opera di moderazione del traffico», ha spiegato il ministro.
«La regione non è scollegata»
Dal canto suo la direttrice regionale delle Ferrovie Roberta Cattaneo ha evidenziato quanto è stato fatto in tempi recenti per le Tre valli, che a suo dire non risultano affatto scollegate dal resto del cantone: «È un percorso di sviluppo e miglioramento che va avanti da anni. Con il nodo d’interscambio Biasca fa un ulteriore salto di qualità».
Si spera, ora
Una stazione che ha cambiato pelle. Ed altre due, per contro, che vorrebbero «rinascere». A Riviera e Giornico si auspica, rispettivamente, la riapertura delle infrastrutture di Osogna-Cresciano e di Giornico. Oggi quartieri, in virtù delle aggregazioni del 2017 e del 2025, ma ancora «cuori» pulsanti dell’ente locale. La prima è stata attiva dal 1882 al 1994, quando fu dismessa alla pari di quelle di Claro, Bodio, Lavorgo ed Ambrì-Piotta in concomitanza con l’apertura della linea di AutoPostale Bellinzona-Airolo. Mentre la seconda è stata in funzione dal 1920 al 1994. La politica si è già mossa.



