Il grido d'allarme: «Così le Tre valli diventano una riserva indiana»

Non bastavano le critiche del Consiglio di Stato, come abbiamo riferito ieri. Il progetto «Trasporti 45» (ossia lo sviluppo dell’infrastruttura nazionale) messo in consultazione dalla Confederazione fa storcere il naso anche nelle Tre valli. «Che non possono essere dimenticate», afferma il granconsigliere PLR ed ex municipale di Biasca Omar Terraneo. Secondo il quale la presa di posizione dell’Esecutivo cantonale «lascia aperti interrogativi importanti» per Riviera, Blenio e Leventina. Anzi, più che di domande si tratta di dubbi, considerando che non se ne fa cenno. Il focus è stato posto principalmente sul completamento di AlpTransit (con l’aggiramento di Bellinzona attraverso la galleria Gnosca-Sementina ed il prolungamento verso sud), sul potenziamento tra Lugano e Mendrisio (PoLuMe, entro una ventina d’anni) e sul collegamento A2-A13 nel Locarnese (con orizzonte, addirittura, il 2055).
Quelle richieste di due anni fa
«Per la Riviera e le Tre Valli non viene indicata alcuna opera concreta, nonostante siano parte integrante dell’asse ferroviario nord-sud. Eppure le criticità sono note da tempo e già riconosciute dallo stesso Cantone», evidenzia Omar Terraneo, il quale è altresì membro della Commissione regionale dei trasporti e del Consiglio direttivo dell’Ente regionale per lo sviluppo Bellinzonese e valli. Il riferimento è alla presa di posizione, datata 4 dicembre 2024, del Consiglio di Stato sul Piano settoriale dei trasporti (relativamente alla parte riguardante l’infrastruttura ferroviaria). Nove pagine nelle quali si citava pure «la realizzazione di misure per sgravare la stazione di Biasca e semplificare l’incrocio tra il traffico ad alta velocità proveniente dalla galleria di base AlpTransit e il traffico regionale». Un progetto considerato da Palazzo delle Orsoline, al pari di altri, «fondamentale per il completamento della rete ferroviaria ticinese». Si faceva inoltre riferimento al nodo della Giustizia a Biasca, nello specifico osservando che « l’assenza di salto del montone provoca potenziali conflitti tra i treni provenienti da sud verso la stazione» del Borgo rivierasco e quelli in arrivo dalla galleria di base: «Attualmente i treni regionali sono obbligati ad incrociare i treni veloci e i treni merci per accedere alla stazione di Biasca e questo condiziona fortemente gli orari e la sicurezza della tratta». E, ancora, si biasimava l’assenza di binari di sorpasso nord-sud nella circonvallazione. Secondo il deputato PLR è quindi «legittimo» chiedersi «perché queste opere non compaiano esplicitamente tra le rivendicazioni formulate oggi nell’ambito di “Trasporti 45”».

L’offerta ferroviaria
Omar Terraneo è categorico: «AlpTransit non finisce a Pollegio per ricominciare a Bellinzona. Tra questi due punti c’è la Riviera, attraversata quotidianamente da uno dei principali assi ferroviari europei, con importanti conseguenze territoriali per Comuni e popolazione. Ma non è solo una questione di infrastrutture. Conta anche l’offerta ferroviaria». E a questo proposito il polo di Biasca, a livello di traffico a lunga percorrenza, è servito solo da un InterRegio all’ora. Per l’esponente liberale radicale non si tratta di mettere in concorrenza il Borgo con Bellinzona, ma di «interrogarsi sul futuro delle Tre valli. Biasca è il naturale nodo d’accesso ferroviario alla Riviera, alla Leventina e alla Valle di Blenio. Il Cantone ha investito nel nuovo nodo intermodale» che verrà inaugurato sabato 17 ottobre.
Un’opera, precisa Terraneo, che andrebbe accompagnata «da una riflessione anche sull’offerta ferroviaria a lunga percorrenza e sull’opportunità di aumentare progressivamente le fermate a Biasca, soprattutto negli orari strategici. Le infrastrutture e l’accessibilità non sono semplicemente una questione di trasporti: incidono sulle possibilità di insediamento delle aziende, sul pendolarismo, sull’attrattiva residenziale, sul turismo e, più in generale, sulle opportunità di sviluppo economico e demografico di una regione». La tanto inflazionata «Città Ticino», insomma, non passa solo dagli agglomerati, ma anche dalla cosiddetta periferia. Che non va considerata solo ed esclusivamente come un «territorio da attraversare». Ma da far vivere e progredire. «Quale futuro vogliamo per la Riviera e le Tre Valli? Una regione collegata, accessibile e capace di crescere oppure una sorta di “riserva indiana” da preservare e visitare durante le gite scolastiche, mentre opportunità, posti di lavoro e collegamenti si concentrano altrove?», si domanda Terraneo. Il quale chiede al Consiglio di Stato di ribadire i punti sollevati nell’ambito della consultazione sul Piano settoriale.






