Il caso

Officine FFS inquinate: è in corso l'indagine storica

Bellinzona: la minuziosa «radiografia» consentirà di ricostruire il passato per accertare su quali zone dell’ampio sedime, occupato da quasi un secolo e mezzo dallo stabilimento, vi è stata un’alterazione nociva - Seguiranno analisi e risanamento
L'officina è in esercizio dal 1889: al suo posto sorgerà, a tappe, un quartiere innovativo. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
28.03.2026 06:00

Su un punto, almeno, non dovrebbero esserci dubbi. Il sedime da oltre 100 mila metri quadrati dove sorgono dal 1889 le Officine FFS di Bellinzona non è così inquinato (o contaminato, ma su questo aspetto torneremo più avanti) da non poter essere trasformato a tappe dopo il 2030 nel quartiere innovativo come nelle intenzioni di Ferrovie, Città e Cantone. Le verifiche sommarie effettuate meno di una decina di anni fa hanno detto questo. Ma in prospettiva - man mano che l’area verrà liberata dalle infrastrutture dello stabilimento industriale, che come noto dal luglio 2028 si trasferirà a Castione in un complesso da 755 milioni - occorrerà procedere a quelle dettagliate. Che salvo sorprese confermeranno quanto indicato dal Consiglio di Stato nell’agosto 2024: la condizione di inquinamento è «rilevante». Per capire a cosa è dovuta l’alterazione nociva dei fondi - come appreso dal Corriere del Ticino - è in corso allo stato attuale una minuziosa indagine storica.

Spesa di almeno 35 milioni

Fuor di burocratese: la «radiografia» della superficie consentirà di definire cosa c’è nel suolo e in quale periodo è avvenuto l’inquinamento legato alle attività di manutenzione e riparazione del materiale rotabile ferroviario nonché di revisione. Lungi da noi trarre conclusioni, ma possiamo immaginare che in un’officina in esercizio da quasi un secolo e mezzo ci siano idrocarburi, oli minerali, metalli pesanti, solventi e composti organici volatili, vernici e policlorobifenili, piombo e acido e - purtroppo - anche amianto. Ci troviamo pertanto in una fase preliminare fondamentale per ricostruire cosa è successo nel sito in passato, così da comprendere dove e quali inquinanti potrebbero esserci oggi. Si mira ad individuare le potenziali fonti di contaminazioni. E, in seguito, spazio ai campionamenti ambientali puntuali - come vengono definiti in gergo - evitando in questo modo analisi non indispensabili per ridurre i costi. I costi, appunto. A suo tempo si parlava di una spesa minima di 35 milioni. Impossibile, oggi, dire se verrà o meno confermata. Anche perché all’indagine storica seguiranno altre fasi: l’analisi iniziale, la caratterizzazione approfondita da parte del gruppo operativo e la probabile bonifica.

Città e Cantone forse alla cassa

Ricostruire il passato per accertarsi su dove guardare... nel presente. Ecco. Ma chi passerà alla cassa? I costi di risanamento di un eventuale sito contaminato sono a carico delle FFS. «Se, invece, risulteranno superfici inquinate (ma non contaminate), si tratterà di capire l’ingerenza dei singoli progetti edilizi (nell’ottica del futuro quartiere; n.d.r.) riguardo alle superfici inquinate e, se del caso, che tipo di interventi di indagine supplementare e/o di bonifica saranno necessari», aveva specificato il Municipio un anno fa rispondendo agli interrogativi dei Verdi. Pure la Città ed il Cantone potrebbero dover mettere mano al borsello, considerando che nel comparto che verrà prevedono contenuti formativi, culturali, sociali, residenziali e legati alla ricerca e all’innovazione.

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