Portici del palazzo Urbania, la soluzione si fa più vicina

«Sono fiducioso. Finalmente si è aperto il dialogo. L’atmosfera è decisamente positiva», afferma Angelo Renzetti al Corriere del Ticino dalla sede della sua azienda a Pazzallo. Toni molto più concilianti di quelli che aveva usato nell’intervista pubblicata martedì, nella quale aveva puntato il dito contro la Società ticinese per l’arte e la natura (STAN), «rea» del ricorso che ha impedito l’apertura del cantiere Urbania alla stazione di Locarno, in stallo da diversi anni nonostante un Piano particolareggiato approvato e premiato. La stessa aveva poi preso posizione rimandando le accuse al mittente in un duro «botta e risposta». Il nodo della questione sono i portici del nuovo stabile che l’imprenditore vorrebbe realizzare con un investimento di trenta milioni, che comporterebbe la loro demolizione (come pure dell’autosilo e di altre costruzioni). Secondo l’associazione, questi risultano protetti dall’Inventario federale degli insediamenti (ISOS).
Presente anche Artisa Group
Nelle sue osservazioni in duplica, il Comune di Muralto - pur avendo rilasciato la licenza edilizia - si era detto di pensarla alla stessa maniera: «Riteniamo favorevole la preservazione della facciata del porticato nella sua conformazione storica attuale. Concordiamo, di conseguenza, con le osservazioni espresse su questo aspetto». E così, da allora tutto è fermo al servizio preposto del Consiglio di Stato. Il nostro interlocutore risponde appena concluso l’incontro con gli oppositori.
Un incontro di conciliazione, insomma: «Penso riusciremo a risolvere. Ho consegnato la documentazione con una serie di opzioni che permetterebbe di mantenere una loro presenza», ribadisce, sottolineando di non escludere l’invio di una variante di progetto che tenga conto dei portici. Al tavolo delle discussioni era presente anche Alain Artioli, alla testa di Artisa Group, che ha contribuito ad appianare le tensioni, facendo aprire un ulteriore capitolo nella diatriba, ora contraddistinta da colloqui ben più armoniosi. La società fondata dal padre, Stefano, ha interesse affinché l’opera del «collega» si concretizzi al più presto.
O, perlomeno, che si possa evitare il più possibile una demolizione durante la stagione di punta del vicino Grand Hotel Locarno, la cui riapertura è prevista nel 2027 come albergo a cinque stelle sotto il marchio The Luxury Collection di Marriott.
Una questione urgente
«Ormai, finora ognuno pensava di avere ragione», riprende Renzetti. «Ma sono convinto che la STAN abbia capito la nostra urgenza, oltre alla nostra volontà di trovare una soluzione». All’orizzonte c’è poi un ulteriore vertice, sempre con le stesse parti, che si spera sarà decisivo per trovare un compromesso e sbrogliare la matassa dell’intricato caso che impedisce di offrire un panorama urbano dall’aspetto più ordinato ai visitatori che raggiungono la regione in treno, come pure a chiunque si trovi - casualmente come pure abitualmente - di fronte al «biglietto da visita» della Città.
Riunione con il governo
Non è tutto. Perché la stessa realtà impegnata in particolare nella salvaguardia di edifici storici minacciati - come riportato sempre ieri -, auspica che il governo, cui spetta il compito di evadere il ricorso, organizzi al più presto un’ulteriore riunione tra le parti, come peraltro previsto dalla Legge sulla procedura amministrativa. Se il processo porterà a un esito positivo, sarà un pensiero in meno per Renzetti che, a 72 anni, vorrebbe completare il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca.





