Il reportage

«Che tristezza questa stazione, un pessimo biglietto da visita per Locarno»

Nella zona dello scalo ferroviario oggi risultano oltre cento metri lineari di attività commerciali vuoti – Luca Renzetti, promotore del progetto «Urbania»: «Il rilancio è bloccato da un ricorso e nessuno sa dirci quando ne usciremo»
All’improvviso, un negozio e un altro ristorante hanno abbassato le serrande © CdT/Gabriele Putzu
Jona Mantovan
05.01.2026 06:00

La stazione ferroviaria. Luogo simbolico di ogni città: un po’ icona del centro; un po’ via di transito dove si incrociano sogni, speranze e avventure; ma anche punto di ritrovo per eccellenza e «cartina tornasole» del panorama di attività commerciali offerte dalla località servita. Non a Locarno, però. Perché, attraversata la strada, di fronte allo sguardo si para uno scenario desolante, composto da oltre un centinaio di metri lineari tra serrande abbassate e vetrine buie. Alla faccia del periodo caratterizzato dall’allegria delle festività natalizie e da sgargianti luminarie. «Per non parlare di questo orrendo autosilo. Mi scusi l’espressione, eh? Penso sia il modo più elegante per definirlo», racconta Emanuela, 68.enne ex segretaria in uno studio notarile e pensionata, residente nelle vicinanze. Dall’oggi al domani, hanno chiuso una tavola calda di una catena ispirata al Lontano Ovest statunitense e un negozio di abbigliamento.

«Pronto ad aprire il cantiere»

Una «desolazione», per dirla con le parole della nostra interlocutrice, che fa «compagnia» all’altro ristorante, dalle dimensioni ragguardevoli e gestito da un marchio nazionale di grandi magazzini, ormai sbarrato da almeno un decennio. Potrebbe trattarsi di una sorta di «maledizione» caduta sulla «Cenerentola ticinese» all’indomani della bocciatura (di misura) del «nodo intermodale»? Il progetto, contro il quale era stato appunto lanciato un referendum cantonale, avrebbe dovuto riqualificare il comparto con una pensilina nuova di zecca accompagnata da un concetto di viabilità all’avanguardia, che avrebbe favorito il passaggio dell’utenza tra i vari tipi di mezzo pubblico, da autobus a treni e viceversa. L’imprenditore Luca Renzetti, pronto a investire milioni nel suo «Urbania» nell’area dei portici, non la pensa così: «Sì, quell’esito uscito dalle urne è stato una batosta, ma se domani dovessi ricevere luce verde, aprirei subito il mio cantiere, proprio sul lato opposto della carreggiata».

«Situazione devastante»

Il 39.enne, che è anche deputato in Parlamento nel PLR, è il primo a voler uscire dalla sgradevole situazione: «Abbiamo tutte le carte in regola. C’è un cosiddetto Piano particolareggiato, il cui iter è stato pure premiato. Purtroppo, però, c’è un ricorso al Consiglio di Stato. Paradossalmente, avanzato dalla stessa associazione che, nel 2013, aveva riconosciuto la bontà e la validità delle nostre intenzioni sotto il profilo urbanistico. Non so cosa dire, qui entrano in gioco i tempi della giustizia. Ma la circostanza è deleteria, devastante. Questa “impasse” danneggia non solo lo sviluppo della realtà locale, ma di tutta la regione». Una soluzione, tuttavia, ci sarebbe. E immediatamente a portata di mano.

Fa proprio effetto. Ero convinta di trovare un’atmosfera natalizia ricca di colori e luci, appena scesa dal treno. E invece no!
Silvana, studentessa di Balerna, 17 anni

La contrarietà dei passanti

«Ma certo, diverse persone si sono fatte avanti per affittare gli spazi. Ma se poi la questione giuridica in corso dovesse sbloccarsi? Che facciamo? Magari il contratto è stipulato per dieci anni, dovremmo restare fermi così? D’altronde, non sono nemmeno in molti a potersi aggiudicare dei locali che presentano tali gravi incognite temporali. Chi è che investe sull’avvio di qualcosa, di per sé accollandosi già un bel rischio, quando poi deve sloggiare all’improvviso?», si chiede ancora Renzetti. Intanto, continua la contrarietà dei passanti, provenienti da posti più o meno distanti: «Appena si esce da piazza Grande, il cambiamento è netto», osserva Yannick, 32.enne laureato in scienze della comunicazione. «Dovrebbe essere un biglietto da visita, ma vedo soltanto trascuratezza. Darle più valore sarebbe importante, ci vorrebbe più vita», aggiunge riferendosi all’evidente contrasto tra le luci, i colori, le animazioni del villaggio invernale e il quadro poco edificante una volta sceso dal convoglio.

«Una zona morta»

Melody, bibliotecaria di Ascona, ricorda quando la frequentava da bambina: «Era bellissimo venire il mercoledì pomeriggio con le amiche. Peccato vedere tanto abbandono e superfici vuote, lasciate andare». La 34.enne non riesce a capire come si possa essere arrivati a queste condizioni, nonostante il flusso costante tutto l’anno. Le fa eco Noemi, 18.enne di Gordola: «È una zona morta. È triste, ma è così. prima c’era movimento, gente che si fermava a guardare. Ora più niente». «E fa davvero effetto», esclama infine Silvana, studentessa 17.enne di Balerna.

Correlati
«Il nostro “Urbania” rispetta tutte le norme edilizie»
La Renzetti Properties ribatte alla Società ticinese per l'arte e la natura, autrice del ricorso contro la licenza rilasciata dal Municipio per il progetto di riqualifica del comparto di fronte alla stazione di Locarno, sul quale si affaccia il Grand Hotel - «I portici da demolire saranno ricostruiti e anche valorizzati»