Quel braccio di ferro sulle Falkland che si fa sempre più duro

Nel braccio di ferro serrato tra Argentina e Regno Unito nessuno sembra intenzionato a lasciare la presa, anzi. Sotto i riflettori, di nuovo loro: le Isole Falkland. Un arcipelago che da lungo tempo si trova al centro di numerose tensioni e di una accesa disputa tra i due Paesi. Il nodo sulle Falkland è presto spiegato: il Regno Unito ne detiene la sovranità, l'Argentina le rivendica. E, proprio nelle scorse ore, è stata fatta una nuova mossa che rischia di gettare dell’altra benzina sopra un fuoco mai realmente sopito. Il ministro degli Esteri argentino, Pablo Quirno, ha infatti dichiarato che impedirà lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi offshore delle Falkland, secondo quanto riportato dal Guardian. La mossa farebbe parte della «strategia del Governo di Buenos Aires per affermare pacificamente la propria sovranità sulle isole».
Davanti all'ambasciatore
Peccato che - particolare non di poco conto - nel pubblico al quale era rivolto il discorso di Quirno vi fosse anche David Cairns, l’ambasciatore britannico in Argentina. Il ministro degli Esteri argentino, tuttavia, non ha esitato a rincarare la dose esprimendo critiche verso le autorità del Regno Unito «per non aver avviato negoziati» sulla questione delle isole contese e per aver «agevolato un importante progetto petrolifero offshore nelle sue acque territoriali». In particolare, Quirno ha evidenziato che il Governo britannico «non solo si rifiuta di avviare negoziati per risolvere la controversia sulla sovranità, ma sta anche adottando misure unilaterali in merito allo sfruttamento delle risorse naturali nelle aree marittime oggetto della stessa controversia». E, per Buenos Aires, «impedire che lo sfruttamento delle risorse consolidi l'occupazione britannica fa parte di una strategia volta a recuperare, attraverso mezzi pacifici, il pieno esercizio della nostra sovranità».
Milei: «Un atto illegale»
In questo contesto di forti tensioni pesano anche le posizioni del presidente argentino Javier Milei, il quale - come ha riferito il ministro degli Esteri nel suo discorso - «ha una strategia per l'affermazione «pacifica» della sovranità argentina» sull'arcipelago. Lo stesso Milei, in settembre, aveva preso posizione sulla questione Falkland durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dichiarando che l'organizzazione internazionale «aveva deluso il suo Paese» e condannando il progetto Sea Lion, un impianto petrolifero nel bacino settentrionale delle Falkland, come un «atto illegale», spiega il quotidiano britannico. Ma non è finita qui. Il 28 settembre, il presidente argentino ha dato al Regno Unito un ultimatum di due settimane per interrompere il progetto petrolifero, «altrimenti dovrà affrontare un arbitrato e una decisione vincolante ai sensi dell'allegato VII della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) presso il Tribunale internazionale per il diritto del mare».

L'omaggio a Messi
Come già era successo quest’estate in occasione dei Mondiali, anche in questa occasione la contesa dell'arcipelago non si è limitata al solo mondo geopolitico e delle relazioni internazionali: pure il panorama del calcio ne ha nuovamente risentito. Il reclamo argentino delle isole - fanno sapere oggi le agenzie di stampa - sarà uno degli «elementi principali» al centro dell'omaggio a Lionel Messi che si terrà allo stadio Monumental di Buenos Aires. L'inno nazionale argentino sarà infatti cantato da un veterano della guerra del 1982. Ma non solo: al centro del campo da gioco verrà dispiegato lo stesso striscione esibito dai giocatori dalla 'Selección' al termine della partita vinta contro l'Inghilterra agli ultimi Mondiali, che non aveva mancato di sollevare numerose polemiche e per il quale gli Stati Uniti erano intervenuti in difesa dell'Argentina. A confermare la notizia è lo stesso Fabio Santana, cantante ed ex combattente nel conflitto con il Regno Unito. «Tre giorni fa, Chiqui Tapia (il presidente dell'Afa, n.d.r.) mi ha chiamato per dirmi che ero stato scelto io. Immaginatevi l'emozione: sono tre giorni che piango. Sarà un momento unico, canterò insieme ai 15.000 di noi che sono andati alle Malvinas; insieme agli eroi rimasti sepolti là e a coloro che sono morti nel dopoguerra», ha aggiunto il veterano. Lo striscione con la scritta «Le Malvinas sono argentine» è invece stato conservato fino ad oggi dalla stessa Federcalcio argentina come un cimelio di grande valore e verrà nuovamente esibito in occasione dell'addio di Messi. Lo stesso capitano argentino al termine di quella partita ammise che quella contro l'Inghilterra non era stata una vittoria come le altre. «È stata una giornata di grande felicità per tutti noi argentini per le Malvinas e per Diego».
