Ricerca e scienza in valle: Blenio sogna il campus

Un vero e proprio campus che mira a diventare «un punto di riferimento accademico per ricerca, formazione e mediazione culturale e scientifica nel territorio della Valle di Blenio in particolare e della fascia montana situata a cavallo fra Alto Ticino, Regione Moesa e Alta Surselva in generale». L’obiettivo è «combinare attività di ricerca su natura, cultura alpina e sostenibilità e favorire sinergie tra enti locali e partner accademici, con il coinvolgimento attivo della Fondazione alpina per le scienze della vita di Olivone, della SUPSI e di altri attori accademici interessati a essere presenti sul territorio». È un progetto, sulla carta, coi fiocchi quello che si immagina per Olivone, nella Villa Centralone, come previsto altresì dal masterplan coordinato dall’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e valli. Il Legislativo di Blenio fra un mese, il 29 settembre, si esprimerà sull’idea e sulla convenzione con la Confederazione per il programma «Movo» che sostiene le regioni di montagna che si lanciano in iniziative innovative. Al plenum si chiede un credito di 120 mila franchi, finanziato per metà da Berna.
Potenziale confermato
La Valle del Sole, insomma, potrebbe accogliere un centro di competenza per ricerca, formazione e mediazione culturale e scientifica. Un pre-studio ha confermato la bontà e le potenzialità dell’operazione. Tanto che sono già stati individuati i contenuti, come evidenzia il Municipio: spazi condivisi e flessibili (sale, laboratori, mostre temporanee, ecc.), biblioteca o centro della conoscenza alpina, laboratori di co-creazione e «FabLab» (una specie di «officina delle idee» aperta al pubblico), cucina del territorio e zona per il tempo libero, giardino didattico e botanico, spazi espostivi e piccola sala eventi, una piazza, percorsi o sentieri del sapere, area ispirazionale/meditativa, accoglienza e amministrazione. La sede individuata è, come detto, il cosiddetto «Centralone», contraddistinto da una villa neoclassica edificata nel 1839 con relativo parco, «entrambi protetti quali beni culturali d’importanza cantonale e che rappresentano luoghi di pregio e ispirazione.
Sono rimasti fino ad oggi inaccessibili al pubblico, a parte alcune sporadiche aperture avvenute negli ultimi decenni», rileva l’Esecutivo, precisando che i proprietari sono pronti a cedere la struttura. Non è in ogni modo escluso che il campus possa avere anche delle ubicazioni diffuse sul comprensorio d’interesse. Per quanto riguarda il progetto «MoVo» si procederà in ogni modo a fasi, dal prossimo autunno sino a fine 2030. Sia quest’ultima iniziativa sia quella del centro di competenza sono ritenute strategiche per l’intera Valle del sole.




