Il caso

Sì, l'occupazione è (già) finita

Giubiasco: è durata 17 ore l'azione promossa da un collettivo che ha preso possesso di uno stabile delle FFS vicino alla stazione - Tutto si è svolto pacificamente
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
08.11.2026 11:38

A tre decenni esatti da Casa Cinzia, a Bellinzona. A cinque anni e mezzo dall’ex Macello di Lugano. E, se proprio vogliamo allargare i nostri orizzonti al resto della Svizzera, a cinque giorni da un’abitazione privata in Seestrasse 295 a Zurigo. In quest’ultimo caso l’azione era iniziata con la colazione, con un Gipfeli. A Giubiasco, per contro, tutto è cominciato con il «pranzo popolare» a base di zucca. Per oltre 17 ore - fra ieri a mezzogiorno ed oggi all’alba, come anticipato stamattina dal Corriere del Ticino online - il collettivo «VegeTAZione ribelle» ha occupato uno stabile disabitato a pochi passi dalla stazione FFS di Giubiasco e dal ponte sulla cantonale a Sementina, di proprietà della stessa ex regia federale.

Nessun problema

Tutto si è svolto pacificamente e nella calma, anche grazie al monitoraggio «discreto» della Polizia comunale di Bellinzona e della Polizia dei trasporti, i cui agenti non hanno dovuto intervenire e si sono limitati ad una presa di contatto con i promotori dell'azione. La fine dell'occupazione ci è stata confermata dal comandante della PolCom Fabrizio Martinella. Numerosi in ogni modo i curiosi che - transitando in automobile o con i mezzi pubblici oppure a piedi - hanno sbirciato dalla strada per farsi un’idea di quello che stava succedendo.

Striscioni e laboratori

«Per iniziare a creare spazi sicuri ci sarà tolleranza zero. Chi commette aggressioni maschiliste, razziste, omofobe, abiliste e transfobiche verrà allontanato. Questo rende lo spazio un po’ più sicuro e accogliente per tutte/i», recita un volantino diffuso sui social. Che si è aggiunto agli striscioni inneggianti alla libertà, all’autogestione e alla Palestina comparsi all’esterno del complesso, situato in viale Stazione 32. Lo stabile, ad un profano, sembra ancora in buonissimo stato. Tant’è che molti cittadini online si sono chiesti come mai fosse stato abbandonato. Un grande immobile in pietra naturale, con muratura a vista, in pietra irregolare. Con l’aggiunta, sulla destra, di una struttura in metallo e pannelli di rivestimento che potrebbe essere stata aggiunta in un secondo momento.

Dalle utopie pirata alle TAZ

«TAZ» deriva dall’inglese Temporary autonomous zone, ossia zona temporaneamente autonoma. Il «padre» del concetto è il compianto scrittore, filosofo ed anarchico americano Peter Lamborn Wilson, noto tuttavia con lo pseudonimo di Hakim Bey. Si tratta, insomma, della rivisitazione storica delle «utopie pirata», quelle enclavi autarchiche al di sopra delle leggi e dello Stato nelle quali prevalevano libertà ed uguaglianza.

Riflettori sempre accesi

Sta di fatto che si sono riaccesi i riflettori sull’autogestione in Ticino che si erano decisamente spenti dopo la demolizione dell’ex Macello di Lugano, nella notte tra il 29 ed il 30 maggio 2021. Non è però venuta meno la richiesta di spazi nei quali praticarla, come testimoniano peraltro alcune azioni sporadiche dell’ultimo lustro.

L’occupazione lampo di Giubiasco, tra l’altro, è giunta 30 anni dopo un’altra, sempre a Bellinzona, che aveva fatto scorrere fiumi d’inchiostro. Allora, il 5 ottobre 1996, si era trattato di Casa Cinzia, in vicolo Von Mentlen. A promuoverla era stato il Gruppo giovani pastorizzati che diede vita ad un centro sociale temporaneo («Casa occupata, casa incantata»); esperienza che venne interrotta, dopo 5 mesi, dall’intervento delle autorità. Il bilancio fu di un arresto e 17 fermi.

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