Svizzera-Argentina si avvicina e la febbre rossocrociata non si ferma

Sognare non costa nulla. Farlo in grande neanche. Poi, diciamolo, questa «febbre rossocrociata» ha contagiato anche chi solitamente non segue il calcio. Piazze gremite, emozioni vissute insieme a centinaia e migliaia di altre persone e quel pizzico di follia che ha portato tifosi e curiosi a fare le ore piccole, come la levataccia (o la tirata) di venerdì tre luglio per vedere la sfida contro l’Algeria, iniziata alle 5 di mattina, e quella del fine settimana che ci contrappone all'Argentina, prevista alle 3 di domenica notte. Lo sport ha questo potere e più il tabellone va verso le fasi conclusive del torneo, più le persone vogliono essere presenti a questa cavalcata già storica per la Nazionale svizzera, che dopo 72 anni è tornata ad essere tra le migliori otto squadre del Mondo.
Per la sfida in programma nella notte tra sabato e domenica il Ticino ha già risposto presente, con i maxischermi che permetteranno di vedere la partita in diverse città del Cantone.
Ma passiamo al campo, alla fine è lì che si deciderà la partita. Murat Yakin lo ha detto chiaramente al termine della sfida vinta ai rigori contro la Colombia: «È giusto assaporare il momento, ma il viaggio continua e vogliamo guardare dritto negli occhi anche i campioni del mondo in carica».
In totale, le due nazionali si sono già sfidate sette volte, l’ultima ai Mondiali 2014 con quell’1-0 firmato da Di Maria al 118.esimo che ha costretto la «Nati» a fare le valigie e tornare a casa. Mai i rossocrociati sono riusciti a battere l’albiceleste.
I bookmakers, anche in questo caso, vedono la Svizzera come sfavorita, ma in Argentina i principali quotidiani sportivi non danno per scontato il passaggio del turno della propria Nazionale. «I nostri avversari sono molto solidi nel loro insieme, anche se non hanno stelle che riempiono gli stadi», si legge su TyC Sports, dove viene evidenziata la prestazione di Gregor Kobel, portiere rossocrociato, durante la sfida contro la Colombia. Per quanto riguarda gli altri giocatori, invece, dicono che «Akanji è il leader di una difesa solida, Xhaka è l’emblema della squadra, Manzambi una delle grandi rivelazioni dei Mondiali, mentre Vargas e Ndoye possono complicare la vita agli avversari grazie alla loro velocità».
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