Sicurezza aerea

Allarmi bomba in Europa: le minacce hanno riguardato anche voli svizzeri?

UFAC, Eurocontrol, SIC e fedpol hanno risposto alle domande del CdT — Le autorità spiegano competenze e coordinamento, ma non confermano né smentiscono segnalazioni su singoli voli svizzeri
© KEYSTONE (AP Photo/Gregorio Borgia)
Jenny Covelli
07.11.2026 12:29

Negli ultimi giorni, una serie di allarmi bomba ha interessato decine di voli europei. Alle segnalazioni di ordigni a bordo si sono aggiunte e-mail indirizzate a dipendenti di Aeroporti di Roma e a una società privata di logistica aeronautica. In uno dei messaggi, i presunti mittenti si sono presentati come membri del gruppo russo «Stato maschile».

Ci sono state segnalazioni riguardanti voli, aeroporti o lo spazio aereo svizzero? Per cercare una risposta, abbiamo interpellato l’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), l’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea (Eurocontrol), il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e l’Ufficio federale di polizia (fedpol). Nessuno ha confermato né smentito singoli casi: le risposte chiariscono soprattutto quali sono i compiti delle diverse autorità e come si coordinano.

L’UFAC non gestisce direttamente gli allarmi

All’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) abbiamo chiesto se risultassero segnalazioni o misure particolari riguardanti voli, aeroporti o spazio aereo svizzeri, quali fossero le sue competenze e se fosse stato accertato un collegamento tra i diversi episodi.

L’UFAC, ci è stato chiarito, «opera a monte, anche in coordinamento internazionale», definendo gli standard normativi e le procedure di sicurezza che gli operatori dell’aviazione civile devono rispettare e, «in qualità di autorità di sorveglianza dell’aviazione civile», richiede e verifica anche i piani di emergenza che gli operatori coinvolti, in particolare aeroporti e compagnie aeree, devono predisporre e applicare in situazioni concrete, come minacce o allarmi bomba. Quando si verificano situazioni di questo tipo, l’UFAC non è direttamente coinvolto nella valutazione delle minacce o nella gestione delle crisi di sicurezza. Questi compiti spettano ad altre autorità, in primo luogo alle polizie cantonali e a fedpol, eventualmente con il sostegno delle Forze aeree o di altri enti. «L’UFAC viene comunque informato degli incidenti e condivide le informazioni a livello nazionale ed europeo, per definire eventuali misure aggiuntive». In seguito, se si rendono necessarie ulteriori misure di sicurezza o modifiche normative, l’UFAC è competente per aggiornare gli standard e le direttive.

Nella risposta al CdT, tuttavia, non vengono confermate né smentite eventuali segnalazioni specifiche legate alla Svizzera.

Eurocontrol non fornisce informazioni sui singoli voli

Eurocontrol è un’organizzazione intergovernativa paneuropea, a carattere civile e militare, che sostiene il funzionamento dell’aviazione europea. Attraverso il Network Manager contribuisce a coordinare la rete del traffico aereo e a mantenerne la circolazione sicura ed efficiente. Ieri, l’organizzazione ha riferito di essere a conoscenza di minacce di bomba rivolte a 35 voli: sette il 3 novembre, 14 il 5 e altrettanti il 6. Le segnalazioni hanno rappresentato lo 0,026% dei 26.278 voli della rete europea il 3 novembre, lo 0,049% dei voli il 5 e lo 0,047% il 6. Monitora la situazione e lavora a stretto contatto con compagnie aeree, aeroporti, fornitori di servizi di navigazione aerea e altre organizzazioni europee per limitare eventuali disagi ai flussi di traffico.

Alla nostra domanda sul possibile coinvolgimento di voli svizzeri, l’ufficio stampa ha risposto di non poter fornire informazioni sui singoli voli e ha invitato a rivolgersi alle autorità nazionali svizzere competenti in materia di sicurezza.

Il SIC non commenta i casi concreti

Il riferimento al gruppo russo «Stato maschile» in una delle e-mail di minaccia ci ha spinti a interpellare il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Il messaggio, inviato a dipendenti di Aeroporti di Roma e a una società privata di logistica aeronautica, minacciava ordigni su alcuni voli. I presunti mittenti si presentavano come membri dei «Combattenti dello Stato maschile».

Al SIC abbiamo chiesto se la formazione fosse monitorata, se risultassero minacce a essa legate o segnalazioni riguardanti voli, aeroporti e spazio aereo svizzeri, e se vi fosse una collaborazione con le autorità di altri Paesi europei. Il Servizio — strumento di politica di sicurezza della Svizzera — non commenta pubblicamente valutazioni concrete delle minacce, singoli casi, gruppi o attività operative. «In generale, e a prescindere dagli episodi a cui lei fa riferimento, precisiamo che il SIC segue attentamente la situazione della sicurezza a livello globale». E mette le sue valutazioni sugli eventi rilevanti per la sicurezza della Svizzera a disposizione delle autorità federali e cantonali e dei responsabili politici. Il SIC non è un’autorità di perseguimento penale, ma sostiene gli enti competenti.

Fedpol coordina, i Cantoni gestiscono gli incidenti

Ci siamo quindi, infine, rivolti all'Ufficio federale di polizia. Fedpol ha chiarito che, in materia di sicurezza aerea, svolge una funzione di coordinamento. È in contatto con le polizie aeroportuali, il SIC, i responsabili della sicurezza delle compagnie aeree e l’UFAC. «Valutiamo la situazione soprattutto ai fini della pianificazione degli interventi dei responsabili della sicurezza del traffico aereo e garantiamo lo scambio di informazioni tra gli attori coinvolti».

La gestione operativa di un incidente in un aeroporto svizzero o su un volo interessato compete invece ai corpi di polizia cantonali, in collaborazione con Skyguide, le Forze aeree e gli aeroporti. «Le compagnie aeree elaborano autonomamente le proprie valutazioni dei rischi e decidono se adottare eventuali misure di sicurezza supplementari».

Il rapporto di fedpol 2025/26

Per offrire un quadro generale della sicurezza aerea, fedpol ha rimandato al Rapporto annuale sulla sicurezza aerea 2025/26, redatto su incarico dell’UFAC e pubblicato per la prima volta in forma «non classificata». Il rapporto (con chiusura redazionale al 31 maggio 2026 e dunque precedente agli allarmi di novembre 2026) presenta uno scenario segnato da conflitti armati, attacchi ad aeroporti civili, chiusure temporanee di aeroporti e spazi aerei e dall’intensificarsi di attività ibride, come disinformazione, cyberattacchi, spionaggio e sabotaggio.

Tra gli eventi descritti, il rapporto segnala avvistamenti ripetuti di droni vicino ad aeroporti europei nell’autunno 2025, che hanno causato interruzioni del traffico, e disservizi in Lituania legati a palloni di contrabbando provenienti dalla Bielorussia. Nel caso dei droni, fedpol precisa che non è stato possibile attribuire con certezza la responsabilità. Questi episodi sono presentati come esempi di interferenze ibride.

I dati distinguono tra eventi in aeroporto e durante il volo: il 78% è avvenuto in ambito aeroportuale, il 22% durante il volo. Per quest’ultima categoria, il grafico di fedpol censisce 89 allarmi bomba tra le 94 minacce registrate durante il volo. Il rapporto registra inoltre 189 casi gravi di passeggeri indisciplinati, otto casi di insider durante il volo, otto tentativi di entrare nella cabina di pilotaggio e quattro dirottamenti. Un’altra categoria, quella degli «eventi nei servizi di navigazione aerea e nelle torri di controllo», rappresenta meno dell’1% del totale: al suo interno sono indicate sei minacce di attentato con bomba e nove attacchi esterni contro aeromobili.

Fedpol precisa che, rispetto all’anno precedente, la quota e il numero assoluto degli incidenti di sicurezza a bordo e durante il volo sono diminuiti, mentre sono aumentati gli eventi a terra. Anche con numeri complessivamente in calo, nel periodo sono stati registrati alcuni episodi gravi, con feriti tra i passeggeri e il personale di bordo.

I dati vanno letti con cautela. La banca dati di fedpol si basa su centinaia di fonti, ma è incompleta: gli eventi svizzeri risultano sovrarappresentati perché soggetti a notifica obbligatoria; lo stesso vale per i Paesi con informazione mediatica aperta rispetto a quelli in cui è sottoposta a censura. I numeri effettivi potrebbero di molto superiori a quelli registrati.

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