Svizzera

«Anche senza Ambasciatore siamo attivi e ricordiamo tutte le vittime, non solo quelle italiane»

Alla cerimonia organizzata dall’Ambasciata italiana a Berna a tre mesi dalla tragedia di Crans-Montana, l'incaricata d'Affari Diana Forte sottolinea una memoria che abbraccia tutte le vittime: presenti autorità italiane e svizzere, ma l’assenza dell’ambasciatore Cornado continua a pesare nei rapporti tra i due Paesi
©JEAN-CHRISTOPHE BOTT
Mattia Sacchi
01.04.2026 19:00

«Oggi non ricordiamo solo le vittime italiane, ma tutte le vittime». Diana Forte, incaricata d’affari dell’Ambasciata d’Italia a Berna, lo sottolinea al Corriere del Ticino a margine della cerimonia organizzata a Crans-Montana, a tre mesi esatti dalla tragedia del Le Constellation. «L’omaggio che rendiamo è un’ulteriore occasione per testimoniare vicinanza e solidarietà alle famiglie, ai parenti dei deceduti e ai feriti. I nostri sentimenti restano immutati nella loro intensità. Sono passati tre mesi, ma questo non cambia nulla».

La cerimonia, durata poche decine di minuti, si è svolta in forma sobria e composta. Una corona di fiori deposta davanti al memoriale delle vittime, un minuto di silenzio osservato insieme, il saluto militare delle forze dell’ordine, un momento di preghiera all’interno della cappella di Saint-Christophe. Pochi gesti, ma sufficienti a restituire il senso di una presenza istituzionale che vuole essere prima di tutto vicinanza concreta, senza retorica.

Nella commemorazione organizzata dall’Ambasciata italiana a Berna, l’assenza dello stesso ambasciatore Gian Lorenzo Cornado resta però evidente. Il diplomatico non è infatti ancora rientrato nella Confederazione, confermando come la crisi diplomatica tra Italia e Svizzera, apertasi dopo la tragedia, non sia ancora del tutto rientrata. Un’assenza dal forte valore simbolico, che si inserisce in un contesto in cui la cooperazione giudiziaria tra i due Paesi ha iniziato a produrre risultati, ma il livello politico continua a muoversi con maggiore cautela.

«Le istituzioni italiane sono sempre state vicine e continueranno ad esserlo», ribadisce Forte. «Lo siamo stati fin dal primo momento e lo siamo ogni giorno. La nostra presenza qui è un segnale chiaro in questa direzione. Siamo qui per le famiglie, per i parenti delle vittime e per i feriti. Questo è ciò che conta».

Il lavoro dell’ambasciata, spiega, non si è mai interrotto nonostante l’assenza forzata, voluta dalla Premier italiana Giorgia Meloni, di Cornado. «L’operatività è assolutamente garantita. C’è un’ambasciata, c’è un’incaricata d’affari, ci sono i servizi da assicurare ai connazionali e continuiamo a farlo ogni giorno. Abbiamo un bacino molto ampio di cittadini italiani in Svizzera e continuiamo a essere presenti per loro».

Un’operatività che tuttavia non sfocia sul piano giudiziario: «Noi non interferiamo nell’attività giudiziaria». Un principio che resta fermo anche alla luce degli sviluppi delle ultime settimane, con la missione dei magistrati italiani in Vallese e l’avvio di una collaborazione più strutturata tra le autorità di Roma e Sion. «I colloqui avvengono tra le controparti competenti», precisa Forte. «Noi accompagniamo e diamo il nostro supporto, ma non entriamo nel merito delle indagini».

Secondo fonti del Corriere del Ticino, il rientro dell’ambasciatore Cornado potrebbe essere questione di giorni, ma Forte resta prudente: «Attendiamo le decisioni del Governo italiano e ci atteniamo alle loro istruzioni».

Alla domanda se questo sia il momento più difficile della sua carriera diplomatica, l’incaricata d’affari evita semplificazioni ma lascia emergere il peso del contesto. «Sono valutazioni che si fanno sempre alla fine del percorso», osserva. «Il mio è ancora in corso, ma di certo è un periodo particolarmente intenso, anche sotto l’aspetto emozionale, vista la portata della tragedia». Poi aggiunge, con un registro più concreto: «Siamo formati anche per questo. Sappiamo che possono determinarsi situazioni estremamente complesse e siamo preparati a operare anche in condizioni difficili, come quella che stiamo vivendo a Crans Montana».

Nel suo intervento riaffiora anche la linea che guida l’azione diplomatica in queste settimane: presenza, continuità, misura. «Noi siamo qui per fare il nostro lavoro», sottolinea. «E lo facciamo ogni giorno, anche quando il contesto è particolarmente delicato». Senza entrare nel merito delle tensioni politiche, Forte insiste su un punto: «Quello che conta è non far mancare il supporto a chi ne ha bisogno».

A distanza di tre mesi dalla tragedia, con le frizioni alimentate da un caos non solo diplomatico ma anche mediatico, come sono le relazioni bilaterali tra i due paesi? «Le relazioni tra Italia e Svizzera sono quelle tra due Paesi vicini, che si conoscono e che hanno sempre collaborato tra loro con ottimi risultati. Sono relazioni improntate a sincerità e franchezza. Ci si dice tutto». A volte anche troppo, sottolineiamo noi, con Forte che accenna un sorriso.

A Crans-Montana, però, la politica resta sullo sfondo. Il centro della giornata è altrove: nei fiori deposti, nell’assordante silenzio, nei volti delle persone comuni che continuano a tornare sul luogo della tragedia e che, mostrando una certa curiosità, non si aspettavano una presenza diplomatica anche oggi, a distanza di 90 giorni. Un percorso di memoria che non si è mai interrotto, fatto di momenti ufficiali e gesti individuali, di presenza istituzionale e partecipazione spontanea. «Sono passati tre mesi», conclude Forte, «ma i nostri sentimenti sono immutati. Ed era importante essere qui, oggi, per ribadirlo».

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