Il caso

Cornado torna in Svizzera e mercoledì sarà a Crans-Montana

L'ambasciatore italiano si recherà in Vallese per un momento di raccoglimento al memoriale e alla cappella Saint-Christophe
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
Red. Online
05.04.2026 20:11

L’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado tornerà a Berna nella serata di domani, lunedì, e a partire da martedì sarà operativo nella sede dell’Ambasciata. Da dove ripartire, dopo mesi di tensioni? Proprio da dove tutto è iniziato. «Mercoledi 8 aprile alle 10.00 mi recherò a Crans-Montana per un momento di raccoglimento presso il memoriale dedicato alle vittime della tragedia di Capodanno e presso la vicina Cappella di Saint-Christophe, dove firmerò il libro delle condoglianze», fa sapere l'ambasciatore.

L'annuncio qualche giorno fa

Nella serata di giovedì 2 aprile, la Farnesina ha diffuso una nota: «Rientro dell’ambasciatore Cornado in Svizzera». La spiegazione, in poche righe e parole: «A seguito dell’incontro tenutosi a Palazzo Chigi tra il Governo e i familiari delle vittime e dei feriti di Crans-Montana, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto con l’accordo del presidente del Consiglio Giorgia Meloni il rientro in Svizzera dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado». Nel corso di tale incontro «si è valutata insieme l’opportunità di far rientrare l’ambasciatore italiano in Svizzera per verificare da vicino l’effettività della collaborazione avviata», ha affermato da parte sua Palazzo Chigi, in un’altra nota. «La piena vicinanza alle famiglie colpite dalla tragedia di Capodanno continua a essere prioritaria per il governo».

Mesi di tensioni

Tajani aveva disposto il richiamo a Roma dell’ambasciatore Cornado il 24 gennaio, dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, titolare del locale Le Constellation in cui nella notte di Capodanno è scoppiato il devastante incendio. L’incontro, «voluto» da Meloni «e in coerenza con l’indirizzo espresso dal Parlamento, è servito a condividere i passi compiuti in queste ultime settimane sul fronte della collaborazione investigativa e giudiziaria, sia in territorio elvetico sia in quello italiano, e a valutare le ulteriori possibili iniziative da intraprendere: la prima di esse sarà la richiesta, da parte del Governo, di costituzione di parte civile». All’incontro hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i rappresentanti dei Ministeri degli esteri, della giustizia e della Protezione civile e i familiari delle vittime e dei feriti.

Inizialmente, sembrava che l'ambasciatore dovesse presenziare alla cerimonia del 1. aprile voluta e organizzata dall’Ambasciata stessa. Poi il suo ritorno era slittato. Ma da nostre fonti avevamo comunque avuto rassicurazioni sull’imminente ritorno all’operatività, a Berna, di Gian Lorenzo Cornado. Il giorno seguente, quindi, l'annuncio della Farnesina. Il 1. aprile, in Vallese, era comunque presente Diana Forte, vicecapo missione dell’Ambasciata italiana in Svizzera. In quell’occasione aveva dichiarato: «Le procedure vanno avanti, proseguono. E il Governo prenderà le sue decisioni». Ed eccoci qui. La stessa Diana Forte aveva approfittato dell’occasione per precisare che «le relazioni tra Italia e Svizzera sono improntate a lealtà, franchezza e sincerità». Aveva aggiunto: «Ci diciamo tutto, come due Paesi vicini che si conoscono». Insomma, un messaggio di distensione dopo due mesi e mezzo di una forzata lontananza diplomatica.

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