La testimonianza

Crans-Montana, ancora accuse per i mancanti controlli: «Ho informazioni, ma la Procura non vuole sentirmi»

Un esperto tecnico vicino al caso difende (in parte) Jacques Moretti, il gestore del bar Le Constellation: «Non aveva esperienza al contrario degli ispettori, a mio avviso si tratta di un caso di negligenza»
© KEYSTONE/Alessandro della Valle
Jenny Covelli
24.02.2026 12:00

«Personalmente, ritengo che il signor Moretti sia innocente per quanto riguarda il rischio di incendio legato all'arredamento e alla schiuma acustica. Il motivo è che il signor Moretti (Jacques, ndr.) ha lavorato come muratore per gran parte della sua vita adulta. Certamente, da muratore, non si ha l'esperienza né la formazione necessaria per gestire una struttura alberghiera. In molti paesi dell'UE è impossibile gestire una struttura alberghiera senza aver seguito la formazione e ottenuto i diplomi necessari». A parlare con il Corriere del Ticino è un esperto tecnico vicino al caso, il quale ha scelto di esprimersi sulla tragedia di Crans-Montana e sull'inchiesta in corso.

L'uomo – la cui identità è nota alla redazione ma che ha chiesto l'anonimato – ha un'ampia esperienza nel settore alberghiero e della ristorazione e ha lavorato a stretto contatto con i proprietari del bar Le Constellation. «Nei miei lunghi anni di lavoro, ho imparato che la formazione, l'istruzione, il supporto tecnico e il supporto in termini di conoscenze forniti ai team e ai direttori generali delle strutture sono stati fondamentali. Senza di essi, il rischio di commettere errori è enorme».

Da quanto emerso, durante le prime audizioni successive all'incendio di Capodanno, Jacques Moretti ha effettivamente raccontato di avere lasciato gli studi a 14 anni. E di avere successivamente completato corsi di formazione come elettricista, muratore e in seguito agricoltore. Suo padre, parlando con Le Figaro, lo ha descritto come «un lavoratore instancabile forgiato nei cantieri». Delle sue successive attività – anche illegali – si è ampiamente parlato.

Ma torniamo alla testimonianza. Jacques Moretti ha ammesso di avere sostituito personalmente la schiuma acustica dei pannelli fonoassorbenti – che ha preso fuoco provocando in poco, pochissimo tempo l'inferno –, dopo averla acquistata nel negozio di bricolage Hornbach. Il quale, il 13 gennaio, tramite un portavoce ci aveva fatto sapere: «Siamo in stretto contatto con i produttori, che applicano le indicazioni sui loro prodotti e l'etichettatura in conformità con i requisiti di legge. In generale, ed è un punto molto importante, chiunque desideri installare o modificare qualcosa deve verificare che il materiale sia adatto all'uso previsto. Restiamo a disposizione delle autorità incaricate delle indagini per qualsiasi domanda e, se necessario, possiamo anche facilitare il contatto con i produttori». La persona contattata dal CdT sottolinea che «nel 2016, nei negozi di bricolage svizzeri erano in vendita due tipi di schiuma isolante acustica: ignifuga e non ignifuga. Non sappiamo quale tipo di schiuma acustica abbia acquistato il signor Moretti. Ma anche il tipo ignifugo, se viene a contatto con candele stellate, la cui temperatura raggiunge i 1.500 °C, si infiamma e prende fuoco».

Ed è a questo punto che l'esperto tecnico punta il dito contro chi avrebbe dovuto effettuare i controlli, in seguito alla ristrutturazione del locale: «Quando ha acquistato la schiuma acustica in un negozio di bricolage, Moretti non poteva sapere che, anche nella versione ignifuga, era inadeguata e persino illegale per l'uso in una struttura alberghiera. Ma gli ispettori lo sanno. Nel 2016, la legislazione svizzera in materia di etichettatura richiedeva solo la stampa dei codici di protezione antincendio. Non richiedeva la stampa di etichette di avvertenza visibili relative al rischio di incendio. Come può quindi un profano orientarsi e fare la scelta giusta?». Quindi l'attacco diretto: «A mio avviso, si tratta di un caso di inadempienza, di inadempienza sistemica da parte degli organismi di controllo. E le alte autorità chiudono gli occhi su queste negligenze sistemiche e le lasciano perdurare».

L'uomo sostiene altresì di avere provato a contattare la Polizia cantonale vallesana, la Polizia intercomunale di Crans-Montana e le autorità cantonali, con l'obiettivo di «essere sentito quale persona informata dei fatti». Ma, al momento attuale, non sarebbe stato sentito da nessuno, neppure dalla Procura vallesana che conduce le indagini. «Questo è, di per sé, scandaloso», conclude.

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