Il punto

Crans-Montana, le tre domande cruciali dell'inchiesta

L'indagine dovrà far luce su alcuni aspetti fondamentali, come i lavori di ristrutturazione eseguiti nel locale nel 2015, il (presunto) blocco dell'uscita di sicurezza e la presenza di dispositivi antincendio
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
Red. Online
05.01.2026 13:38

A quattro giorni di distanza dalla tragedia di Crans-Montana, la sofferenza è ancora tanta, tantissima. Al contempo, però, si rafforzano le domande a cui l'inchiesta dovrà dare una risposta. Come ricorda Le Nouvelliste, l'incendio avrebbe avuto origine dalle candele pirotecniche attaccate alle bottiglie di champagne. Ma gli interrogativi restano numerosi. 

Sabato, le autorità giudiziarie vallesane hanno aperto un'inchiesta penale nei confronti dei due proprietari del bar Constellation. La coppia è accusata di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Come ha ricordato la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud, «finché non c'è una condanna, prevale la presunzione di innocenza». I gestori, al momento, rimangono liberi, poiché «i criteri per la custodia cautelare non sono attualmente soddisfatti: non vi è alcun sospetto che gli imputati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga». Nel frattempo, il comune di Crans-Montana ha annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile nel caso. 

Le domande sulla costruzione e sulla disposizione del bar, tuttavia, sono molteplici. Ma ce ne sono tre, in particolare, che secondo Le Nouvelliste, saranno cruciali nell'indagine. 

1. I lavori sono stati eseguiti a norma?

Poco dopo la tragedia, sui social hanno cominciato a circolare le fotografie della ristrutturazione del Constellation, avvenuta nel 2015. Immagini in cui si vedono i pannelli fonoassorbenti (in schiuma) – che hanno preso fuoco nella notte di Capodanno – in fase di installazione, su soffitto e pareti. Uno degli elementi centrali per l'indagine sarà proprio la qualità di questo isolante acustico. Secondo molti esperti, l'infiammabilità di questi pannelli, spesso in poliuretano, favorisce una rapida propagazione del fuoco quando questo materiale non viene trattato con prodotti che ne ritardano la combustione. 

Ma non finisce qui. Sì, perché dalle immagini emergono altri elementi che necessitano indagini approfondite. Tra questi, la larghezza dell'unica scala che conduce alla zona bar nel seminterrato, che secondo quanto già emerso negli scorsi giorni, sarebbe stata ristretta durante i lavori del 2015, per «guadagnare un po' di spazio per i clienti». Tuttavia, l'inchiesta dovrà chiarire se le sue dimensioni sarebbero state ridotte al di sotto del minimo di 1,20 metri, limite imposto dalle norme antincendio. 

Come si evince dalle fotografie pubblicate nel 2015, i lavori di ristrutturazione erano stati eseguiti dal proprietario, che sui social aveva dichiarato di «aver fatto praticamente tutto da solo». A suo dire, inoltre, il locale sarebbe stato controllato 3 volte in 10 anni dal comune: una contraddizione, rispetto a quanto dichiarato dalle autorità di Crans-Montana. In conferenza stampa, giovedì, il sindaco Nicolas Féraud aveva infatti dichiarato che i controlli erano stati eseguiti in maniera regolare, con cadenza annuale o biennale. 

2. Perché una delle uscite di sicurezza non era aperta?

Restano sotto i riflettori anche gli interrogativi relativi all'uscita antincendio. Dopo la tragedia, numerosi testimoni hanno riferito che un'uscita di sicurezza che conduceva alla parte residenziale dell'edificio era bloccata o chiusa, e che ha dovuto essere sfondata dall'esterno. A tal proposito, due ex dipendenti hanno dichiarato a BFM TV che nel 2023, «l'uscita antincendio era chiusa a chiave perché conduceva direttamente all'interno dell'edificio». Ai dipendenti, inoltre, era «vietato» aprire questa porta.

Resterà, dunque, cruciale determinare perché la porta fosse bloccata. Inoltre, anche la sua posizione, scarsamente visibile, sarà oggetto di ulteriori approfondimenti. Come ha spiegato un ex cliente a Le Nouvelliste, l'uscita era collocata in fondo al seminterrato, vicino a una sorta di sala fumatori. Una posizione decisamente poco intuitiva.

3. I mezzi antincendio erano insufficienti?

Altrettanto importante è l'aspetto che riguarda i mezzi antincendio. Negli scorsi giorni, è diventato virale il video in cui si vede un giovane provare a spegnere le prime fiamme con un indumento. Dov'erano gli estintori? Ce n'erano e la loro posizione era adeguatamente segnalata? Queste e altre domande saranno cruciali per l'inchiesta.

Non solo. Nei filmati diffusi online non si sente nemmeno suonare l'allarme antincendio. Tuttavia, secondo quanto si legge sempre su Le Nouvelliste, i sistemi di allarme antincendio non sono in linea di principio obbligatori nei bar e nei ristoranti, a differenza di un hotel o di una colonia. Ciò non toglie che i dipendenti dei locali debbano essere adeguatamente informati sul funzionamento e l'uso dei dispositivi antincendio attraverso l'organizzazione di esercitazioni di sicurezza.

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