La reazione

«Donald Trump? È stato inaccettabile essere trattati così»

Il giorno dopo l’attacco alla Svizzera e a Karin Keller-Sutter da parte del tycoon il consigliere federale Ignazio Cassis ha espresso una dura opinione parlando con i giornalisti: «Il mondo è totalmente cambiato, oggi la situazione internazionale è più che mai instabile»
©LAURENT GILLIERON
Dario Campione
22.01.2026 18:00

Il mondo è entrato in una nuova era. In cui nulla è più certo. Viviamo in un contesto internazionale «in cui qualcosa conta al mattino e non più alla sera». Un’epoca di totale indeterminatezza, che non caratterizza soltanto i rapporti tra Stati.

Il giorno dopo l’attacco diretto di Donald Trump alla Svizzera e alla ex presidente della Confederazione, il consigliere federale Ignazio Cassis è tornato a parlare con i giornalisti presenti a Davos di quanto accaduto prima, durante e dopo il discorso pronunciato mercoledì pomeriggio dal presidente americano dal palco del WEF.

È stato «inaccettabile essere trattati così», ha detto il capo del DFAE . «Non siamo stati gli unici colpiti, ma non è un motivo di consolazione. Prima un discorso del genere e poi un incontro bilaterale come se nulla fosse successo: non siamo abituati a questo». Le foto sorridenti di Trump e di Karin Keller-Sutter nei momenti successivi al discorso del presidente americano sono, evidentemente, il segno di una realpolitik tanto inevitabile quanto necessaria. Ma lo strappo c’è stato. Pesante. Inutile negarlo.

Sentire l’uomo politicamente più potente del mondo dire, coram populo, «Senza di noi, la Svizzera non sarebbe più la Svizzera» e ascoltare le sue considerazioni poco amichevoli e cortesi sul «Primo ministro o presidente svizzero, non so, comunque era una donna e mi ha fatto innervosire», non è soltanto il segnale di una evidente maleducazione istituzionale, ma anche e soprattutto di una visione politica che coincide con la jungla. «Nessuno di noi è all’altezza della nuova era, nemmeno il presidente Trump - ha ragionato oggi Cassis parlando con la stampa - Ma tutti lo sanno: non c’è una via che permetta di tornare indietro». Certo, ha anche ammesso il “ministro” degli Esteri della Confederazione, adesso «è importante scoprire come un piccolo Paese come la Svizzera possa proteggersi dal fatto che si applica solo la legge del pugno, la legge del più forte».

Secondo alcuni commentatori della Svizzera tedesca, non è un caso che sia stato proprio Ignazio Cassis, il capo della diplomazia elvetica, a usare parole meno concilianti con l’amministrazione di Washington e con lo stesso Donald Trump. Lo ha fatto perché, ha spiegato, le cose sono effettivamente cambiate. Dal 2017, anno di ingresso nel Consiglio federale, Cassis non ha mai mancato l’appuntamento con il WEF a Davos, ma quest’anno si è trovato di fronte «un mondo completamente diverso».

La situazione mondiale, mai così instabile, spinge necessariamente verso un dialogo più continuo e serrato tra gli attori globali. Il tutto, ha spiegato ancora Cassis, osservando anche altri punti di vista, magari di Paesi africani e asiatici, che hanno tutt’altre filosofie di quelle del mondo occidentale e che a volte ne mettono in evidenza la doppia morale. «I numerosi conflitti, la Groenlandia, i rapporti fra Cina e USA, sono tutti argomenti importantissimi che fanno capire come siamo entrati in una nuova era - ha detto il capo del DFAE - Tutto ciò l’ho percepito in maniera drammatica nell’edizione di quest’anno del World Economic Forum».

Il vecchio ordine internazionale, basato su regole condivise e gestito da organismi universalmente riconosciuti, è chiaramente in crisi. «Siamo persi in una transizione in cui, dobbiamo ammetterlo, molte cose restano poco chiare». Ad esempio, il Boardof Peace for Gaza, l’organizzazione che Trump ha voluto per guidare la ricostruzione della Striscia e che adesso sembra essersi trasformata in una seconda ONU.

Rispondendo a una domanda specifica, Cassis non ha saputo dire se il Paese aderirà o no al Board presentato oggi in pompa magna proprio al WEF. Il Consiglio federale, ha detto sempre Cassis, sostiene il piano di pace per Gaza e, in questo contesto, anche un consiglio di pace. Ma non è chiaro se l’ambito di applicazione dello stesso Board of Peace possa andare oltre questa situazione. «Niente è definitivo, e questo è incredibilmente difficile per gli svizzeri», abituati alla stabilità, alle certezze.