Ecco le e-mail inviate alla polizia di Crans-Montana: «Ho informazioni sui Moretti e sul bar Le Constellation»

Perché le e-mail inviate dal fornitore di arredi Robert Borbiro non sono state subito prese in considerazione dalle autorità vallesane? Perché l'uomo non è ancora stato interrogato dalla Procura? Sono le domande che in queste ore si pongono diversi avvocati delle famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana.
Il CdT è entrato in possesso di alcune comunicazioni, tramite posta elettronica, tra l’uomo, che afferma di aver venduto ai coniugi Moretti i mobili per arredare il bar Le Constellation, e le forze dell'ordine.
In una prima e-mail, datata 3 gennaio 2026 e inviata alla Polizia comunale di Crans-Montana alle 22.30, vengono elencati tutti gli arredi che Borbiro avrebbe venduto nel 2016 ai gestori del locale.
«Mi chiamo Robert Borbiro, ho fornito i mobili ai signori Moretti, in occasione dell'inaugurazione del loro locale nel 2016. Il cliente ha acquistato i seguenti mobili: poltrone con rivestimento in vero cuoio in stile Chesterfield; sedie e sgabelli rivestiti in vero cuoio, tavoli e banconi da bar in rovere massello. In fase di convalida dell'ordine, l'azienda ha offerto la possibilità di aggiungere una protezione anti-incendio. Questa opzione è stata rifiutata dal cliente, per motivi economici. Anche se il cuoio è un materiale ignifugo».

Il fornitore di mobili, inoltre, afferma di aver visitato personalmente il locale in fase di ristrutturazione. Nella sua e-mail alla polizia di Crans-Montana elenca tutta una serie di criticità. Afferma che Jacques Moretti ha effettuato personalmente parte dei lavori, evidenziando come il sistema di ventilazione non fosse adeguato e la porta nel piano interrato non potesse considerarsi una vera e propria uscita di emergenza. Borbiro menziona pure la scala ristretta durante i lavori: «L’accesso alla strada avviene solo tramite una piccola e stretta scala», si legge. La stessa scala in cui è stata ritrovata la maggior parte delle 41 vittime.
E ancora: «Essendo stato direttore operativo in Francia per una catena alberghiera dal 1991 al 1995, non capisco come la struttura abbia ricevuto il permesso di operare. A mio avviso, il locale non risponde alle norme dei pompieri, basandomi sul regolamento francese. Resto a vostra completa disposizione per rispondere a qualsiasi ulteriore domanda». Borbiro quindi lascia il suo numero di telefono e il suo indirizzo e-mail.
Al fornitore di arredamenti è stato quindi risposto di contattare la Polizia cantonale vallesana, a cui, in data 5 gennaio, ha inviato pure i carteggi del bar Le Constellation e una foto dei lavori che hanno portato al restringimento della scala del bar.

In data 6 gennaio, la Polizia cantonale risponde: «Grazie per la segnalazione. Abbiamo preso nota e la ricontatteremo». Lo stesso giorno, Borbiro ha scritto anche a una ispettrice della Polizia cantonale, a cui ha detto di avere informazioni sul «comportamento» dei Moretti durante i loro incontri, sottolineando ancora una volta di avere la documentazioni di tutti gli acquisti effettuati dalla coppia. Le sue e-mail sono state prese in considerazione dalla Procura vallesana solamente il 5 febbraio, più di un mese dopo l’incendio e in seguito al rilascio su cauzione dei gestori del bar. È stato l’avvocato di alcune famiglie delle vittime, Sebastién Fanti, a portare queste e-mail all’attenzione della magistratura, dicendosi sorpreso per il fatto che non fossero state considerate testimonianze importanti al fine delle indagini. Robert Borbiro ha recentemente dichiarato in una intervista andata in onda sulla Rai che la Procura vallesana non lo ha ancora convocato.

