Il caso

Fatture inviate ai feriti di Crans-Montana, «più diplomatici» gli altri ospedali svizzeri

La questione continua a far discutere a cavallo del confine tra Svizzera e Italia – Le copie del dettaglio con le spese non sono state (per ora) inviate ai pazienti ricoverati in altre strutture
© CdT/ Chiara Zocchetti (archivio)
Red. Online
30.04.2026 15:15

La terribile tragedia di Capodanno a Crans-Montana non smette di far discutere in Italia. Anche in merito alla copia delle fatture trasmesse a quattro famiglie di ragazzi italiani rimasti feriti nell'incendio di Capodanno e ricoverati all'ospedale di Sion il 1. gennaio (prima di essere trasferiti in Italia). L'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha parlato di «una nuova criticità» tra i due Paesi. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni si è espressa a più riprese, parlando di «una disumana burocrazia».

La questione, dal punto di vista giuridico e amministrativo, è stata spiegata sia dal Canton Vallese, sia dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) – sotto il Dipartimento federale dell'interno (DFI) –: è gestita a livello bilaterale fra Svizzera e Italia e dipende, in questo caso, da regolamenti europei. Ergo, un cittadino italiano subisce un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera e i costi delle cure sono a carico del Paese di residenza. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale (finanziato dallo Stato). I costi per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia – in questo caso al Niguarda di Milano – sono a carico delle casse malati elvetiche, secondo il principio di reciprocità previsto dalla regolamentazione. Insomma, l'ospedale di Sion – il quale ha inviato in Italia le fatture relative alle cure prestate alle vittime italiane dell'incendio, con copia ai familiari – ha applicato le norme (e il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard ha assicurato a Cornado che qualora dovesse rimanere un saldo, dopo la copertura delle spese da parte dell'Italia, se ne occuperanno i consultori del Servizio per l'aiuto alle vittime di reati, Servizio LAV cantonale).

Gli altri ospedali svizzeri

Ora, secondo un'indagine della NZZ, l'invio all'estero delle fatture da parte dell'ospedale di Sion sembra però essere un'eccezione. L'Inselspital di Berna comunica di avere «sospeso per il momento» l'emissione delle fatture relative alle cure prestate alle vittime dell'incendio. La fatturazione avverrà «a tempo debito e in accordo con le autorità». Lo stesso vale per l'Ospedale universitario di Zurigo (USZ). Per tutti i feriti nell'incendio di Crans-Montana è stato istituito un blocco delle fatture. I rispettivi enti assicurativi sono stati informati tempestivamente del fatto che i loro assicurati sarebbero stati curati presso l'USZ. «Sono attualmente in corso gli accertamenti relativi alla fatturazione nel caso di Crans-Montana». Anche il Kinderspital di Zurigo ha dichiarato di non aver ancora inviato alcuna fattura né alle assicurazioni né all’Istituzione comune LAMal, l'ente svizzero che gestisce le spese mediche a livello internazionale. Si procederà in «stretta collaborazione con le autorità».

Le cliniche non forniscono dettagli sui motivi di questa decisione. Tuttavia, scrive la NZZ, le formulazioni utilizzate lasciano supporre che fossero consapevoli del fatto che la prassi abituale in questo caso avrebbe potuto suscitare incomprensione e malcontento. L'Ospedale universitario di Basilea dichiara di non aver curato vittime straniere, il CHUV di Losanna non ha risposto a una richiesta di informazioni. L'approccio adottato dagli ospedali della Svizzera tedesca non esclude, comunque, la possibilità di presentare successivamente richieste alle autorità straniere (in questo caso italiane).

L'Italia chiede di essere parte civile

Lo Stato italiano ha rinunciato a richiedere il pagamento delle spese relative alle cure prestate a cittadini svizzeri. L'ambasciatore italiano lo ha precisato: «All’ospedale Niguarda di Milano sono stati elitrasportati e curati per mesi, non per un giorno solo, due cittadini svizzeri con costi di gran lunga superiori (rispetto alle quattro vittime curate all'ospedale di Sion), ma ciò nonostante nessun rimborso verrà richiesto né a loro, né alla LAMal, né ai loro Cantoni».

L’Italia ha inoltrato formale richiesta per costituirsi parte civile nel procedimento relativo alla tragedia di Crans-Montana. «La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana », ha informato ieri Palazzo Chigi. «La decisione è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti», viene spiegato. «Sotto il profilo delle responsabilità, il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili».

Nel frattempo, a Berna, il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri ha inoltrato un’interpellanza chiedendo al Consiglio federale di convocare l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado dopo la «campagna d’odio delle istituzioni italiane contro la Svizzera». «È evidente – scrive Quadri – che questa campagna d’odio è funzionale a dinamiche italiane di propaganda politica interna. Tuttavia, questo non giustifica il protratto silenzio del Consiglio federale davanti ad attacchi che sono politici oltre che mediatici, e legittimati dall’atteggiamento ambivalente dell’ambasciatore d’Italia».

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