I giovani e l'orrore di Crans-Montana: «Non avremmo mai voluto vedere quei video»

L'orrore. Totale. La tragedia del Constellation, a Crans-Montana, rimarrà per sempre scolpita: 40 morti e 116 feriti. Il dramma, soprattutto, si è consumato (anche) su Internet e, in particolare, sui social, con i video dell'incendio diventati subito virali. Video che gli algoritmi delle piattaforme hanno spinto, con forza, proponendoli anche a chi, quei video, non voleva vederli.
Proprio a Crans-Montana, davanti al locale trasformatosi in un inferno, il Blick ha incontrato due giovani: Kelsey, 18 anni, e Kevin, 17. Entrambi, evidentemente, ancora sotto shock. «Ho visto un video che mostrava giovani gravemente ustionati, e ho sentito le loro grida» racconta Kevin. «Mi ha traumatizzato. Mi stupisce e mi rattrista pensare che certe immagini siano state pubblicate sui social senza controllo». «Piango molto» ha aggiunto Kelsey, facendo riferimento alle tante, tantissime persone che hanno perso un loro caro la notte di Capodanno. «Cerchiamo di dimenticare quanto successo, ma poi anche non volendo basta scrollare sul proprio telefonino per imbattersi in un altro video. E l'incubo ricomincia».
Si è discusso molto, a margine della tragedia, del ruolo avuto da questi video e dal comportamento tenuto da chi, questi video, li ha filmati. I due giovani intervistati dal Blick concordano su un punto: sui social, video di questo tipo andrebbero bloccati o, quantomeno, dovrebbero essere accompagnati da un avvertimento: «I social dovrebbero poter controllare i propri algoritmi» ha insistito Kevin. Anche altri giovani consultati dal Blick sono del medesimo avviso: «Ci hanno mostrato cose che non avremmo voluto vedere» ha spiegato in un bar di Crans-Montana un'adolescente anglofona. «Dovremmo almeno dare il nostro consenso prima di venire confrontati con queste immagini». Rahel, 20 anni, originaria di Winterthur ma impiegata nella località sciistica vallesana, ha aggiunto: «Se questi video compaiono nel tuo feed, per forza di cose li guardi». E ancora: «Parliamo di video veri, non truccati, ma dal contenuto sensibile. Ci vorrebbe rispetto. Non penso sia accettabile diffondere qualsiasi cosa, senza filtro».
Al contempo, stanno circolando anche molte false informazioni sulla catastrofe. Contenuti generati (anche) con l'intelligenza artificiale. Secondo Anuar Keller Buvoli, psicologa specializzata nella psicologia infantile e dell'adolescenza e co-presidente della Conferenza intercantonale dei responsabili della psicologia scolastica svizzera, i video come quelli di Crans-Montana possono scatenare reazioni differenti fra i giovani: «Sensazioni forti, come paura, stress, stress intenso, fino a stress acuto o addirittura traumi, a maggior ragione se in questi video sono presenti persone ustionate e si sentono grida». Non solo, nel caso del Constellation molti utenti social hanno la stessa età delle vittime. I giovani, di riflesso, possono «memorizzare queste scene come se le avessero vissute». Il tutto mentre altre zone del cervello cercano di analizzare e dare un senso alla tragedia. Fra gli adolescenti, ha chiarito la psicologa, la carica emozionale è spesso più intensa mentre la capacità di distaccarsi è limitata. O meglio, di per sé i giovani sono molto bravi a prendere le distanze da immagini provenienti da film o videogiochi. «Ma qui non parliamo di immagini fittizie. L'orrore, in questo caso, è reale». Un evento come quello di Crans-Montana, dunque, è significativo. E questo perché ha messo di fronte i giovani, per la prima volta, a un dramma.
Anuar Keller Buvoli, concludendo, ha mosso una critica alla cosiddetta politica dei social: «Gli specialisti da tempo si battono per introdurre dei limiti di accesso, in termini di età, o degli avvertimenti standardizzati oltre a una moderazione più stringente e restrizioni per i contenuti estremamente violenti». L'importante, dopo la catastrofe, è che «i genitori parlino ai loro figli rispetto a quanto visto e accaduto, affinché i giovani possano comprendere meglio e affinché non debbano affrontare tutto questo da soli. Tutto, per far sì che si sentano di nuovo sicuri».
